IL MONDO COMUNE

Quando ci si ama veramente
si sta sempre insieme,
senza orari,
sempre.
Alla fine di ogni appuntamento
ci si saluta
e si va altrove,
ma l’altrove è semplicemente
un altro posto
dove stare ad aspettarsi,
fino alla prossima volta.
Quando ci si ama veramente
il flusso è continuo,
non è mai interrotto.
Le esperienze vissute separatamente
sono in realtà vissute insieme
perché vivendole
si pensa già di raccontarle a lui o lei.
No, non sono storie soffocanti e chiuse.
Sono storie d’amore vero
in cui si vive in comunicazione perenne
con l’altro/a e si costruisce un mondo comune
che nessuno riesce a scalfire.

– Miriam Messina 47394744_1692038337562593_5337111221696987136_n

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LA NOSTRA STORIA

Ci conoscemmo a maggio
e ci sposammo a dicembre,
a Natale.
Non sapevamo niente
delle storie degli altri
e non le volevamo sapere.
Prendemmo una casa,
mettemmo un crocifisso
una Madonnina sul letto
e ogni settimana aggiungevamo
qualche mobile.
Fu tutto talmente naturale
senza difficoltà.
Perché volevamo stare insieme.
Era cosi bello stare abbracciati sul letto.
Lavoravamo e poi stavamo insieme
e piano piano organizzavamo
le cose intorno a noi.
Una storia semplice
forse banale
ma è la nostra storia.

– Miriam Messina

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Il terzo occhio e il mostro a due teste

Erano così sicuri che sarebbe stato perfetto, perché lo avevano desiderato a lungo, e nei loro pensieri era semplicemente necessario creare l’incontro e poi tutto avrebbe percorso i binari stabiliti dalla loro fantasia. La realtà però si diverte sempre a beffare chi è troppo sicuro, e così ci furono ferite, contusioni, lussazioni, parole giuste non dette  e parole sbagliate ripetute.  Visto dal loro dentro fu terribile, inconcepibile e imperdonabile.   La delusione si sostituì minuto dopo minuto all’aspettativa e alla felicità iniziali, per poi trasformarsi in un mostro a due teste quando si separarono, senza quasi un saluto.  Eppure c’era qualcun altro con loro quella sera, che li osservò con tenerezza per tutto il tempo.   Avrebbe voluto confortarli quando si separarono e dire loro quelle parole che li avrebbe fatti stare meglio, quelle parole che non potevano dirsi a vicenda, perché lo specchio reciproco della delusione li appannava e li sconfortava. Quel “terzo occhio” era ciò che il loro legame aveva creato, quello spazio in cui entrambi avevano riversato i loro pensieri, le loro speranze e le loro paure.   Viveva di vita propria e si arricchiva di giorno in giorno di nuove e mozioni e sensazioni. Avrebbe voluto dire loro che non conta come vadano le serate, non contano le parole sbagliate e le aspettative deluse. Contano soltanto 11280225_10206133662494605_867027051_ni protagonisti, conta con chi scegli di sbagliare.