IL PIU’ INTELLIGENTE

Osservando il comportamento delle persone, e il mio, in questi anni, ho capito che la sottile soddisfazione di far del male al prossimo con battute acide, di voler apparire più intelligente, più arguto, di pronunciare la famosa frase :” te l’avevo detto” è una specie di droga, che diventa più potente man mano che si imparano nozioni nuove e man mano che si acquisiscono competenze ed esperienze. A questo punto si arriva a dover scegliere tra 3 percorsi: la strada più comune è procedere sulla linea dell’antipatia, della saccenza, del sentirsi intelligente e superiore alla massa, provando quotidianamente piacere nel mostrarsi eccelso nel ferire gli altri anche con piccole frasi, e come ho detto, è una droga che dà sensazioni forti da cui si diventa sempre più dipendenti. Tale comportamento porta alla solitudine e successivamente a scompensi psicologici, dovuti alla mancanza di affetti veri nella propria vita e incapacità di provare empatia. Il secondo percorso è scelto da chi punta tutto sull’ironia e sulle battute, ed entra nel favoloso mondo della satira e delle frasi ironiche, che facendo ridere, danno dipendenza anch’esse, al punto da non riuscire più ad affrontare un discorso serenamente, in quanto parole non ironiche o non divertenti, appaiono banali e smielate, anche quando non lo sono. La terza strada viene percorsa da chi fa un cammino superiore, in cui si rende conto che anche essendo molto intelligente e colto, tali strumenti non vanno utilizzati per ferire il prossimo o apparire infallibili, e riesce a non provare piacere a dire la famosa frase: ” te l’avevo detto” in quanto non ha la necessità ossessiva di dover dimostrare qualcosa agli altri. Riesce anche a non provare alcun godimento nel ferire gli altri con frasi taglienti e sottili, uscendo fuori da quella droga, da quel piacere di sentirsi più bravo e più intelligente. Chi sceglie la terza strada è solitamente una persona che studia costantemente per migliorare, che accetta serenamente i propri limiti e si rende conto di aver bisogno di amici, che di solito sono dei “pari” allo stesso livello di consapevolezza interiore, ma con la stessa ambizione nel voler raggiungere grandi obiettivi. Non prova piacere a ferire gli altri con prove di intelligenza o di cultura, né avverte l’esigenza di portare sull’umorismo anche momenti profondi dell’esistenza. Tale persona riesce a costruire rapporti di amicizia o di lavoro, molto intensi, ma di cui non diventa dipendente, e per la sua umiltà, non resterà mai sola, e raramente svilupperà tendenze autodistruttive o schizoidi, di cui molti soggetti di intelligenza superiore, sono affetti.

Miriam Messina

QUESTO NATALE

Per questo Natale fate caso a chi si preoccupa di farvi stare sereni, di chi, anche se non vi fa un regalo, cerca di aiutarvi nelle piccole cose quotidiane e di farvi sorridere se siete stressati.
Fate caso a chi si ricorda delle vostre mancanze, a chi si accorge se vi stancate e se vi sentite soli e non capiti. Invece di dire “auguri” tanto per dire, guardate gli altri in viso e chiedete se va tutto bene. In questi giorni siamo tutti in ansia per le cose da organizzare, quindi come lo siamo noi, lo saranno anche gli altri. Siamo tutti sulla stessa barca. Soltanto che qualcuno ha più fardelli sulle spalle, e se siamo comprensivi noi, forse lo saranno anche gli altri. Poi ci sono quelli che hanno la pappa pronta e tanto tempo libero, ma alla fine sono i più infelici di tutti, perché non orgogliosi di loro stessi.

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UNA SOLA PERSONA

Alla fine, ognuno di noi lo sa, che quando si spengono le luci, c’è una sola persona, che con un gesto, una parola, un sorriso, un bacio, qualsiasi cosa, riesce a strapparci di dosso quella terribile solitudine della vita, quella solitudine che abbiamo imparato ad accettare, ma che in due si sopporta meglio.

– Miriam Messina73399758_2203234083109680_5799492634686783488_n.jpg

UN POSTO DENTRO

Una donna per stare bene, ha necessità
di centrarsi, di racchiudere sé stessa
in un posto tutto suo. Un posto segreto.
Un posto all’interno del proprio essere donna. Un posto in cui non può entrare nessuno, neanche i figli, neanche l’uomo che ama. In quel posto magico, dovrebbe poter entrare l’amore che lei prova per coloro che ama, ma senza la loro presenza fisica. L’amore dovrebbe essere come un effluvio sparso, ma senza corpo fisico, dove lei è la regina dei propri desideri e dei propri sogni e nessuno possa guastare quel mistico sentirsi sola, ma pregna, ricca, piena, forte. In quel posto, la donna ha il il più grande potere, quello che ogni donna desidera, ma raramente riesce a provare. Il potere di essere felice in sé stessa, senza avvertire solitudine, ma gioia immensa di sentirsi perfetta e viva, vibrante di promesse e di amore da dare.
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LA SOLITUDINE DELL’INTELLIGENZA

Non c’è niente di più raro che incontrare una persona intelligente e felice. Per questo, mentre tutti gli altri trovano gioia e appagamento in piccole cose, come il buon cibo, una semplice giornata di sole, un caffè con un amico, una canzoncina alla radio, o gioielli preziosi e ori, vestiti e scarpe firmati , ci sono persone che sono sempre in apnea, sempre in costruzione mentale, sempre affamati, come lupi in una steppa. Cosa può salvare questo tipo di anime vaganti? Cosa può appagare uno spirito affamato ed errante? Alcune pagine di buona letteratura rappresentano un ottimo balsamo per i momenti critici, ma non basta. La solitudine è una compagna fissa. Nessuna persona può colmarla. Né muscoli, né curve, né giacche e cravatta o tacchi a spillo e spacchi. La fame viene da dentro e così , tra mille persone appare qualche buon amico, che può comprendere qualcosa e illuminare le serate più fredde e lunghe. Un amico fidato che ascolta e capisce, che parla talvolta, che si tiene in mano i nostri silenzi e le nostre parole sbagliate, come fossero le sue e che non chiede niente in cambio. La solitudine però resta, ed è un problema soltanto nostro.   Poi avviene il miracolo. Finalmente a un certo punto dell’esistenza, si trova ristoro, appare l’oasi nel deserto per il viandante assetato, si ritorna a vedere il sole, dopo anni di tenebra, e si respira a pieni polmoni  l’aria pura, dopo anni e anni di soffocamento. L’incontro con una persona affine, con cui si fanno dei discorsi lunghissimi senza dire una parola, con cui c’è sazietà, verità, e trascendenza. Dicono che i gemelli se vengono separati soffrono. Si sentono sempre soli. Forse perciò questo tipo di persone, vengono comunemente chiamate, anime gemelle.,

– Miriam Messina

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LA SOLITUDINE DELL’INTELLIGENZA

10848358_1514798575461154_259130711_n-1200x680Non c’è niente di più raro che incontrare una persona intelligente e felice. Per questo, mentre tutti gli altri trovano gioia e appagamento in piccole cose, come il buon cibo, una semplice giornata di sole, un caffè con un amico, una canzoncina alla radio, o gioielli preziosi e ori, vestiti e scarpe firmati , ci sono persone che sono sempre in apnea, sempre in costruzione mentale, sempre affamati, come lupi in una steppa. Cosa può salvare questo tipo di anime vaganti? Cosa può appagare uno spirito affamato ed errante? Alcune pagine di buona letteratura rappresentano un ottimo balsamo per i momenti critici, ma non basta. La solitudine è una compagna fissa. Nessuna persona può colmarla. Né muscoli, né curve, né giacche e cravatta o tacchi a spillo e spacchi. La fame viene da dentro e così tra mille persone appare qualche buon amico, che può comprendere qualcosa e illuminare le serate più fredde e lunghe. Un amico fidato che ascolta e capisce, che parla talvolta, che si tiene in mano i nostri silenzi e le nostre parole sbagliate, come fossero le sue e che non chiede niente in cambio. La solitudine però resta ed è un problema soltanto nostro.   Poi avviene il miracolo. Finalmente a un certo punto dell’esistenza si trova ristoro, appare l’oasi nel deserto per il viandante assetato, si ritorna a vedere il sole dopo anni di tenebra e si respira a pieni polmoni  l’aria pura dopo anni e anni di soffocamento. L’incontro con una persona affine, con cui si fanno dei discorsi lunghissimi senza dire una parola, con cui c’è sazietà, verità, e trascendenza. Dicono che i gemelli se vengono separati soffrono. Si sentono sempre soli. Forse per questo questo tipo di persone vengono comunemente chiamate anime gemelle.,

IL TEMPO PER PIANGERE

Improvvisamente guardandosi allo specchio sussultò, si rivide dopo tanti giorni, in cui non si era davvero guardata. Si rese conto che ancora non aveva pianto, forse qualche lacrima era scesa sommessamente e silenziosamente, ma non era mai restata davvero sola, per poter sbattere i pugni contro il muro, per poter finalmente far cambiare espressione a quella piccola faccia, sempre così dolce e sempre uguale. Se hai un dolore dentro e non hai niente da fare te ne vai al mare, ti fai una corsa, urli contro il cielo e imprechi controvento, puoi ascoltare musica a occhi chiusi o dondolarti sull’altalena del ricordo. Se invece hai una serie di impegni pressanti e un bambino che ti guarda per scrutare la tua espressione, non puoi piangere, non puoi gridare, devi restare sempre in te e così diventi talmente brava a raccogliere sempre i cocci sparpagliati sul pavimento, che poi non hai voglia di fabbricarne altri di tuoi, perché poi dovresti anche raccoglierli, e sei stanca, perché la vita non è un film, indonna7 cui trascorri le serate con una scatola di cioccolatini a guardare per l’ennesima volta “Casablanca” piangendo e ricordando, ma la vita ti vuole pronta, attiva, e devi lavorare, devi essere presente, devi essere sorridente, perché per essere infelici ci vuole tempo e da un certo punto della vita in poi, tempo non ce n’è più…