LOREDANA E MASSIMO. Cap.3 – La motoretta

Quando vidi la ragazza sul letto, ebbi emozioni contrastanti. Da un lato me lo aspettavo, da un altro mi sembrò impossibile. Gli uomini erano tutti uguali? Perché avevo pensato che Massimo potesse essere diverso? Non mi aveva fatto alcuna promessa, né avevo avuto il tempo di metterlo alla prova o di pensare minimamente che fosse talmente preso da me, da cancellare qualsiasi altra donna dalla sua vita. Magari aveva anche una moglie a Roma e un’amante tra le commesse del negozio. Tornai in fretta nella mia camera. Nei film lui mi avrebbe rincorsa, nella realtà non lo fece. Iniziai a preparare le valigie, a dire il vero gettai tutto dentro alla rinfusa. Ero confusa, senza idee, senza desideri di nulla. Avrei preferito essere arrabbiata. Quando tutto fu pronto, mi misi a dormire e pensai a qualcosa di bello, come facevo sempre, per richiamare il sonno. Pensai a mia nonna, alle sue mani quando impastava per fare le ciambelle. Era sempre lo stesso ritmo, lei era sempre uguale, anche quando era preoccupata o nervosa, e impastava sempre, perché diceva che la rilassava. Mi ero già addormentata quando Massimo bussò alla porta. Mi alzai di scatto e gli aprii. Mi guardò e disse: “posso entrare”? Gli feci senno di ingresso con la mano. Si sedette sul letto. Io ero in piedi di fronte a lui. Mi prese le mani. Restammo così per qualche secondo, poi disse: “domani vorrei che facessimo lo stesso il viaggio insieme, anche se mi odi”. Gli chiesi se avesse fatto l’amore con lei, anche se era una domanda inutile. Infatti rispose di sì, ma che per lui era stato un addio. Mi apparve talmente patetico, perché era in effetti una risposta assurda, però avvertii che era sincero, anche se non avrebbe dovuto farlo. Poi ci riflettei. Perché non avrebbe dovuto farlo? Che legame c’era tra me e lui? Degli uomini ammiravo la capacità di prendersi il bello di ogni momento, di circuirlo, e viverlo pienamente, distaccato da tutto il resto intorno. Noi donne invece, sin da piccole, inseriamo ogni situazione nell’immenso quadro degli eventi della nostra vita. A ogni avvenimento attribuiamo significati profondi, che facciano parte di uno schema. Un momento era un momento, era un pezzo di vita che non sarebbe tornato più e che non ha necessariamente uno scopo o un senso.
Mi sedetti sulle sue gambe e lo abbracciai. Mi piaceva abbracciarlo, aveva un buon odore di doccia appena fatta. Mi baciò e cascammo sul letto. Lo so che state pensando. Era stato con lei e adesso era abbracciato con me a letto. Per tutta la vita ero stata una ragazza assennata, sempre promossa a scuola, sempre ubbidiente, sempre nelle righe del quaderno della vita, senza mai uscirne fuori. Laureata a 24 anni, fidanzata per 3 anni, poi il matrimonio, il lavoro. Adesso sarebbe stato normale programmare un figlio, dopo qualche anno il secondo, e così via. Invece quella sera uscii fuori dalle righe del mio quaderno. La penna andò per i fatti suoi e non volle ascoltare più la mia testa. Feci l’amore con Massimo con passione e intensità, senza pensare al perché e senza inserire questo avvenimento in un possibile quadro orientativo della mia vita, né in possibili scenari romantici in cui potevamo essere protagonisti. Mi sentivo felice per me stessa. Perché avevo avuto due orgasmi e forse non era mai successo. Il mattino dopo facemmo colazione insieme, andammo al porto con una di quelle motorette tipiche dell’isola, tutte colorate e traballanti, ma tanto ischitane. Non parlammo della sera precedente. Non analizzammo la situazione, ma guardavamo il panorama, splendido, azzurro, verde, che parlava al posto nostro. Dalla nave salutammo l’isola, che diventava sempre più piccola e ci sedemmo dentro, sui divanetti. C’erano molti ischitani sul traghetto. A un certo punto arrivò una signora, che si sedette di fronte a noi, vicino a una sua conoscente, e disse nel dialetto dell’isola, che non la baciava perchè alla televisione avevano detto che era meglio non darsi la mano e non abbracciarsi, in questo periodo di emergenza virus. Massimo sorrise e mi guardò. Gli chiesi se fosse preoccupato e lui rispose di no, che sarebbe certamente stata come tutte le influenze degli anni scorsi e tra un poco, nessuno ne avrebbe più parlato.
Dal porto alla stazione prendemmo un taxi normale e ci mancò la motoretta che avevamo preso a Ischia. L’isola era già un posto così lontano che provai una fitta di malinconia. Dal taxi guardai il traffico di Napoli, il Maschio Angioino, e desiderai fare una passeggiata con Massimo per Piazza Plebiscito o per Spaccanapoli. Glielo dissi. Lui rispose: “ci torneremo”. Lo guardai come una bambina guarda il suo papà quando dice che le avrebbe comperato quel giocattolo, un giorno. Sapevo che non ci saremmo tornati, ma fu bello pensarlo in quel momento. Il viaggio in treno fu come un sogno sospeso e bello. Massimo parlò tanto e non mi stancavo di ascoltarlo. Modulava le parole in modo così equilibrato, che mi carezzavano le orecchie e la testa, senza fastidio. Napoli – Roma. Durò pochissimo, poi lui scese dal treno e mi lasciò sola. Mi diede un bacio lunghissimo e non dicemmo proprio niente. Il resto del viaggio fui triste. Scrissi alle mie sorelle, scrissi a mio marito, ma ero confusa. Arrivai a Milano che era già sera e trovai mio marito che mi aspettava alla stazione.

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ERA PASSATO

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Poi lui le disse che nei mesi in cui non si erano visti, era stato con un’altra, che ci aveva fatto l’amore varie volte ed era stato anche bello.
Nell’ascoltare quelle parole, le parve di non avvertire nulla. Anzi, avvertì curiosità e anche un brivido di eccitazione. Era quasi felice, che si fosse confidato, lui che non le raccontava mai nulla della sua vita privata.
Davanti a lui sorrise divertita.
Si credeva divertita.
Avrebbe voluto conoscere tutti i dettagli. Chi era quella donna? Dove l’aveva conosciuta? L’aveva cercata lui o lei? Era bella? Era giovane? Era sexy?
Non ebbe il coraggio di porre quelle domande, tanto sapeva che lui non le avrebbe risposto sinceramente.
Adesso stava con lei, sembrava tutto come prima. Avevano sempre una perfetta sintonia, ma non stavano insieme. Non si erano mai detti “ti amo” e non si erano mai fatti alcuna promessa.
Eppure erano insieme.
Era bastato che lei partisse per poche settimane, che a causa di uno stupido litigio per il quale non si erano sentiti, lui andasse a letto con un’altra?
Lo bacio’ sulla bocca prima di andarsene.
Era stata una bella serata, senza vuoti, senza noia, come sempre tra loro
Passarono circa trenta minuti, il tempo di rientrare a casa, di mettere a bollire l’acqua per il the’, il tempo di lasciar sbollire l’emozione di averlo visto, che il pensiero di lui con un’ altra, a letto, divenne una forma consistente nella sua testa. Non era una puntata di Grey’s Anathomy.
Non era una barzelletta che lui le aveva raccontato.
Le aveva detto che era stato con un’altra, e gli era anche piaciuto.
Non importava neanche più il fatto in sé, ma l’orrore che adesso si andava formando nel suo cervello , nel suo cuore, nella sua anima, era il modo in cui glielo aveva detto. Come se fosse un avvenimento come un altro, che a lei non avrebbe dovuto infastidire, perché tanto non stavano insieme, che male c’era?
Giulia guardo’ il bollitore del the’ che fischiava, con l’acqua bollente che diventava fumo bianco.
Resto’ immobile.
Guardò il filo di fumo, senti’ il tetro fischio.
Era il fischio della fine.
E non se ne era neanche accorta mentre era con lui quella sera.
Si credeva felice come sempre e invece non lo amava più.
Non lo amava più.
Per fortuna era passato.

– Miriam Messina
miriammessina.wordpress.com

ERA PASSATO – ROMANZO BREVE

Poi lui le disse che nei mesi in cui non si erano visti, era stato con un’altra, che ci aveva fatto l’amore varie volte ed era stato anche bello.
Nell’ascoltare quelle parole, le parve di non avvertire nulla. Anzi, avvertì curiosità e anche un brivido di eccitazione. Era quasi felice, che si fosse confidato, lui che non le raccontava mai nulla della sua vita privata.
Davanti a lui sorrise divertita.
Si credeva divertita.
Avrebbe voluto conoscere tutti i dettagli. Chi era quella donna? Dove l’aveva conosciuta? L’aveva cercata lui o lei? Era bella? Era giovane? Era sexy?
Non ebbe il coraggio di porre quelle domande, tanto sapeva che lui non le avrebbe risposto sinceramente.
Adesso stava con lei, sembrava tutto come prima. Avevano sempre una perfetta sintonia, ma non stavano insieme. Non si erano mai detti “ti amo” e non si erano mai fatti alcuna promessa.
Eppure erano insieme.
Era bastato che lei partisse per poche settimane, che a causa di uno stupido litigio per il quale non si erano sentiti, lui andasse a letto con un’altra?
Lo bacio’ sulla bocca prima di andarsene.
Era stata una bella serata, senza vuoti, senza noia, come sempre tra loro
Passarono circa trenta minuti, il tempo di rientrare a casa, di mettere a bollire l’acqua per il the’, il tempo di lasciar sbollire l’emozione di averlo visto, che il pensiero di lui con un’ altra, a letto, divenne una forma consistente nella sua testa. Non era una puntata di Grey’s Anathomy.
Non era una barzelletta che lui le aveva raccontato.
Le aveva detto che era stato con un’altra, e gli era anche piaciuto.
Non importava neanche più il fatto in sé, ma l’orrore che adesso si andava formando nel suo cervello , nel suo cuore, nella sua anima, era il modo in cui glielo aveva detto. Come se fosse un avvenimento come un altro, che a lei non avrebbe dovuto infastidire, perché tanto non stavano insieme, che male c’era?
Giulia guardo’ il bollitore del the’ che fischiava, con l’acqua bollente che diventava fumo bianco.
Resto’ immobile.
Guardò il filo di fumo, senti’ il tetro fischio.
Era il fischio della fine.
E non se ne era neanche accorta mentre era con lui quella sera.
Si credeva felice come sempre e invece non lo amava più.
Non lo amava più.
Per fortuna era passato.

Miriam Messina

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MARTA E CLAUDIO – ROMANZO BREVE

Marta e Claudio si amano molto.
Si amano da circa due anni di un amore vero e forte, uno di quegli amori che capitano una volta nella vita.
Marta e Claudio non possono stare insieme, perché non sono liberi e non sono quel tipo di persone che buttano tutto all’aria, facendo soffrire altre persone, per realizzare la loro felicità.
Marta, 5 anni fa, ebbe un esaurimento nervoso, a causa di un aborto, e ha trascorso circa 3 anni a letto, imbottita di farmaci che la rendevano insopportabile, ha tentato più volte il suicidio e soltanto il marito le è stato vicino, nessun altro, l’avevano abbandonata tutti.
Quando due anni fa Marta è finalmente guarita , ha promesso al marito che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice e dimenticare quei terribili anni vissuti insieme. Il marito ama molto Marta e farebbe qualsiasi cosa per lei.
La compagna di Claudio 8 anni fa è restata incinta, era grande la loro felicità, fin quando, al quinto mese, hanno scoperto che il bambino non avrebbe potuto vivere una vita normale, a causa di una malformazione che lo avrebbe reso invalido sin dalla nascita.
La compagna di Claudio ha vissuto dei momenti terribili e aveva deciso di interrompere la gravidanza, perché non se la sentiva di mettere al mondo un bimbo con così gravi problematiche. Claudio fece di tutto per convincerla a continuare la gravidanza, dicendo che non potevano uccidere il frutto del loro amore e che non l’avrebbe lasciata mai sola, nel difficile compito di tirare su’ e accudire il loro bambino, per sempre.
Marta e Claudio si sono incontrati in un giorno di febbraio, era il 17, la festa del gatto.
Si sono piaciuti subito, ma si piacevano già, perché si conoscevano di vista da sempre, anche se non si erano mai rivolti la parola.
Come descrivere il loro amore?
Nacque cosi naturalmente, così splendente, che non poteva mai essere una cosa sbagliata.
Quando due anime gemelle si incontrano, non c’è da farsi troppe domande, bisogna soltanto stare insieme e mollare tutto il resto.
Per loro non era possibile mollare tutto.
Immaginavano ogni giorno, come sarebbe stato bello, pranzare insieme, fare la spesa insieme, andare al ristorante, in viaggio, fare delle lunghe passeggiate, organizzare cene con gli amici e ridere , baciarsi, progettare il futuro, fare l’amore, litigare, fare pace e dormire insieme nella pace dell’amore vero.
La loro felicità avrebbe distrutto le persone che avevano a fianco e non si sarebbero goduti niente, niente…
Un pomeriggio, al telefono, Claudio le ricordò di quella volta in cui lui, 10 anni prima, era entrato nell’ufficio in cui lei lavorava, perché aveva un appuntamento con un suo collega.
Anche Marta ricordava perfettamente quel giorno.
Era seduta alla sua scrivania e indossava uno dei suoi completi classici, che la facevano sentire così professionale e ordinata. I lunghi capelli sciolti sulle spalle, il sorriso sempre pronto. Lo vide entrare dalla porta a vetri, che bel ragazzo che era, chissà che ci faceva li? Si avvicinò alla scrivania, e con un sorriso dolcissimo, chiese di poter parlare con quel fanatico del suo collega.
Marta guardò Claudio e per un momento non seppe cosa rispondere, dentro di lei era convinta che quel ragazzo era entrato per lei, ma non era cosi.
Lui entrò nell’ufficio del suo collega e si trattenne una ventina di minuti.
Marta pensò che quando fosse uscito, gli avrebbe chiesto di cosa avessero parlato, così lo avrebbe conosciuto meglio, le era sempre piaciuto quel ragazzo, ma non aveva mai avuto occasione di incontrarlo.
Claudio poi le confidò che anche lui aveva pensato di invitarla a prendere un caffè, quando fosse uscito dall’ufficio del collega.
Invece il destino aveva deciso diversamente.
Squillo’ il telefono di Marta, era l’agenzia di Londra, per un ordine importante, una telefonata troppo urgente, a cui dovette dedicare la massima attenzione.
Quando Claudio ripasso’ davanti alla scrivania, era distratta, lui la salutò con un bacio soffiato sulla mano, lei con un sorriso.
Poi la vita andò avanti, come sempre impietosa e veloce, e non ci pensarono più.
Che pena nel cuore a pensarci oggi.
Se non fosse squillato il telefono, adesso magari erano insieme, sposati, con i loro figli e la loro casa.
Erano sicuri che sarebbe stato un bel matrimonio, non logorato dallo scorrere del tempo, non offuscato dai piccoli o grandi problemi quotidiani.
Una sera d’inverno, si videro al posto dove si erano parlati quel giorno del primo incontro, il giorno della festa del gatto.
Mentre si baciavano, Marta avvertì un fruscio vicino alla gamba e scorse un gatto rosso che si strofinava e faceva le fusa ai loro piedi.
Lo carezzarono insieme. Aveva un collarino verde, a cui attaccato c’era una pallina di vetro, in cui si vedeva un bigliettino.
Marta aprì la pallina ed estrasse il foglio.
Lesse ciò che vi era scritto a mente e poi lo fece leggere a Claudio, che a voce alta disse: “esprimi un desiderio”.
Si guardarono. Sorrisero. Loro due si sorridevano sempre quando si guardavano, ma stavolta il sorriso era diverso, era di una complicità e di un’intensita’, che a scrivere non si può spiegare.
Marta disse con voce ferma e sicura: “vogliamo tornare a dieci anni fa”.
D’improvviso arrivò un temporale violentissimo, acqua a secchiate addosso, vento, raffiche fortissime, sembrava un uragano.
Marta e Claudio persero conoscenza, come fossero annegati o volati via nel vortice del temporale.
Quando Marta aprì gli occhi era nel suo letto, nella sua cameretta, a casa dei suoi genitori.
Sua mamma la stava chiamando dalla cucina per il caffè. Mamma era ancora viva.
Corse in cucina, era tutto come allora, la mamma era di spalle, coi suoi cari vestiti, che aveva dimenticato, ma che adesso erano così familiari. La chiamò: “mamma…”
Che cara parola, che bel suono da pronunciare ad alta voce. La abbraccio’ forte e da quel giorno la abbraccio’ spessissimo.
Era tornata a 10 anni fa, con la memoria di adesso. Sapeva cosa era accaduto e non era un sogno, perché la vita procedeva normale e ordinaria.
Sapeva che era accaduta una magia.
Non voleva fare passi falsi.
Non poteva andare a cercare Claudio dove viveva 10 anni fa, c’era il rischio che l’incantesimo si rompesse.
Doveva aspettare il giorno dell’ufficio, ma non ricordava qual era.
Finalmente una mattina lo vide apparire dalla porta a vetri.
Era tutto esattamente come 10 anni prima.
Claudio si avvicinò alla scrivania e lei si chiese se anche lui avesse la memoria di oggi.
Evidentemente no, perché lui le chiese di parlare col suo collega fanatico.
Mentre Claudio era in ufficio, Marta capì che lui non ricordava nulla di loro e doveva decidere lei da sola se cambiare il destino oppure no.
Squillo’ il telefono. Era Londra. Parlò dell’ordine. Si aprì la porta dell’ufficio del collega, da cui uscì Claudio, che la salutò con un bacio soffiato sulla mano.
Marta posò la cornetta del telefono sulla scrivania, mentre era ancora in corso la conversazione, si alzò in piedi e guardo’ Claudio. Anche lui la guardò, per un attimo che sembrava non dovesse smettere mai.
Le disse: “Quando finisce il turno le piacerebbe prendere un caffè con me?”
Fu il primo caffè della loro meravigliosa storia d’amore, da cui nacquero 2 bambini stupendi e sani, cresciuti in un clima di gioia e purezza infinite.
La vita spesso è dura con noi, ma se sapremo credere alla magia e sapremo essere onesti e attendere, senza fare del male a nessuno, arriverà un segno, un’occasione, che dovremo cogliere, per poter essere felici .

– Miriam Messina