MEMORIE

Il tempo che avrai perduto per quest’amore
ti ritornerà indietro come un boomerang
in una mattina di sole,
quando ormai non ci penserai più,
quando ormai sarai un’altra donna,
vestita in modo diverso,
con i capelli diversi
e una vita diversa.
Poi il lampo di quell’amore ti accecherà
per un istante gli occhi
e tornerai indietro a ciò che eri.
Sarà soltanto un attimo.
La vita è così.
Cambi
e poi restano le memorie.
Sta a te decidere se saranno
memorie amiche o nemiche.

– Miriam Messina52448005_1795462300553529_993699898643709952_n

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NON TI PENSO PIU’

Ciao, ti sto scrivendo soltanto per farti sapere che non ti penso più,
che ho scordato il profumo aspro della tua pelle e il bassofondo sordo della tua voce.
Non apro più gli occhi la mattina immaginando cosa stai facendo e non ti cerco più nel traffico della città.
Non guardo più47571867_1694936770606083_2836471624335622144_n.jpg ogni vetrina pensando di regalarti quella camicia o quegli occhiali.
Non ho più paura del futuro senza di te. 
Non ti sogno più e non penso più continuamente a cosa scriverti.

– Miriam Messina

L’AMORE PURO

Ho dovuto aspettare
davvero tanto tempo
nonna 
perché le tue parole
avessero un senso
e risuonassero cristalline
alle mie orecchie
come se le avessi pronunciate
questa mattina
e non una marea di anni fa.

“Piccola mia non piangere per
questo ragazzo
che tra un paio di mesi
avrai già dimenticato.
Riconoscerai l’amore
quando arriverà,
perché ti apparirà
come qualcosa di talmente
pulito e giusto,
talmente ovvio
nella sua naturalezza
che qualsiasi persona o cosa
al suo cospetto
sembrerà sbiadita
e sporca.
Qualsiasi situazione
potrete mai vivere
sarà limpida,
perché limpidi
saranno i vostri cuori.
Perché l’amore vero
tutto purifica
e tutto fa splendere.”

– Miriam Messina

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IL GATTO ROSSO

Ero da sempre allergica ai gatti, o così credevo, perché quando ne vedevo uno, avvertivo sempre una sensazione di malessere, anche se in realtà non starnutivo e non  avevo pruriti, né le sensazioni tipiche che avverte una persona allergica. Eppure ogni volta che ne entrava uno nel mio campo visivo, percepivo un forte malessere. Una volta fui costretta a chiudere una relazione, perché il mio fidanzato era letteralmente innamorato della sua gattina Fuffy, la trattava come una figlia, o forse come una fidanzata, o comunque come una persona che ama il suo animale e non riesce assolutamente ad immaginare che ci sia qualcuno che non provi lo stesso sentimento, tantomeno la sua ragazza. Così la storia ovviamente finì.   Quel giorno incrociai un gatto rosso sulle scale che portavano a casa di mio padre. Affrettai il passo e aprii il portone. Stavo pensando seriamente di tornare a vivere con lui, perché da quando era morta mia madre, due anni prima, era sempre troppo triste e demoralizzato. Entrai nel salone, le tapparelle erano chiuse, nonostante fuori ci fosse un bel sole. Mio padre Ettore era seduto sul divano con lo sguardo perso nel vuoto e in mano l’album del viaggio di nozze. Mi sedetti accanto a lui e mi prese la mano, senza parlare. “Martina, io  non riesco a dimenticarla, come devo fare?” “Papà non puoi continuare a vivere nel ricordo, sei giovane, devi guardare avanti”. Mi rispose: “Stanotte ho sognato che era ancora qui con noi e stava preparando il pranzo della domenica e tu la aiutavi con quell’orribile  grembiule rosa che indossavi  sempre quando vivevi qui”. In quel momento decisi che dovevo assolutamente tornare a vivere con lui, non potevo lasciarlo solo con i suoi ricordi, anche se il mio appartamento era a cinque minuti dal lavoro e tornando in quella casa, avrei dovuto percorrere 40 minuti di automobile ogni mattina e ogni sera. Mentre stavo per comunicargli la mia decisione, il gatto rosso fece capolino dalla finestra, che avevo lasciato socchiusa. Con uno scatto mi alzai dal divano e lo cacciai immediatamente fuori. Mio padre restò indifferente a tutta la manovra e cominciai a pensare seriamente che stesse entrando in una vera e propria depressione. Mentre riflettevo su  tutte queste cose, entrai nella stanza matrimoniale dei miei genitori e cominciai a rifare il letto e a sistemare i vestiti che mio padre aveva lasciato in giro. Quando aprii l’armadio mi sembrò di sentire come sempre ancora il profumo di mia madre. Quel giorno mi sentivo particolarmente triste e avrei avuto tanto bisogno del suo conforto, allora presi il suo cappotto grigio chiaro, lo avevamo acquistato insieme. Lo indossai. Mi sentii immediatamente meglio, come se mi stesse abbracciando. Chiusi gli occhi e per un breve istante percepii che era lì nella stanza, vicina  a me, come sempre. Infilai le mani nelle tasche del cappotto e a un certo punto toccai qualcosa. Era un quadernetto. Lo aprii e notai che era un diario. Che emozione. Non sapevo che mia madre tenesse un diario. Decisi di non farlo vedere a mio padre, per adesso, e di leggerlo poi con calma. Pranzammo insieme, quasi in silenzio e poi lui disse che voleva fare un riposino. Mi accoccolai allora sulla poltrona di mia madre, dove lei stava ore e ore a divorare i suoi romanzi di Liala. Tirai fuori il quadernetto e cominciai a leggere. Mia madre lo aveva cominciato a scrivere quando aveva scoperto di essere malata. Erano tutte lettere per me e mio padre. “Ciao Ettore, lo so che in questo momento ti sentirai triste e solo perché non sono più accanto a te, ma ricordati che nostra figlia ha bisogno che tu sia sereno, per poter continuare la sua vita e non avere il cuore doppiamente affranto. So che sei un uomo forte e che ce la potrai fare anche senza di me al tuo fianco.” Erano diverse lettere, alternate, una per me e una per lui. “Ciao Martina, sei sempre stata una ragazza forte e matura, io non pretendo nulla da te, desidero soltanto che tu vada avanti nella tua vita senza avvertire un buco nero ogni volta che penserai a me. Non voglio che tu creda che la vita ti abbia tolto qualcosa, purtroppo è andata così e noi non possiamo farci niente. Dio solo sa quanto avrei voluto vederti realizzata in una tua famiglia e tenere tra le braccia un figlio tuo. Io ci sarò in quei momenti, sarò la tua forza e il tuo angelo custode, figlia mia.” Erano delle lettere meravigliose che mi diedero tanta forza, e non vedevo l’ora che mio padre si risvegliasse dal suo pisolino per fargliele leggere.  Quel pomeriggio ne leggemmo un bel po’, commuovendoci spesso,  e poi proposi di uscire a fare due passi insieme, ma lui rifiutò, anche se tentai in tutti i modi di convincerlo.  A quel punto decisi di uscire da sola a fare due passi. Amavo passeggiare per il quartiere in cui avevo trascorso la mia infanzia e la mia adolescenza. Avevo sempre sofferto il fatto di essere figlia unica, e adesso più che mai, avrei desiderato tanto avere un fratello o una sorella a cui appoggiarmi, con cui semplicemente potermi confidare. Arrivai davanti alla pasticceria e pensai di comprare dei dolci da mangiare con mio padre. Presi i suoi preferiti, quelli alla crema di caffè, sperando che li avrebbe graditi, visto che stava dimagrendo a vista d’occhio. Tornando a casa col pacchetto dei pasticcini, mi feci mentalmente il programma di tutti gli impegni che avevo per l’indomani. Mi aspettava una lunga giornata di lavoro, ma non mi era mai pesato, perché amavo il mio mestiere. Ero parrucchiera in uno dei saloni più importanti della città, e anche se restavo in piedi per ore e ore, a contatto con clienti spesso esigenti e petulanti, non era mai stato faticoso, proprio perché era un lavoro che avevo scelto io. Da piccola facevo acconciature a mia madre e alle mie amiche e tagliavo i capelli a tutte le bambole. Quella sera mio padre assaggiò soltanto un pasticcino, con l’espressione sempre più assente. Il giorno dopo mi sarei messa in contatto con uno specialista per fargli avere un colloquio, non potevamo continuare così.  Quella notte feci un incubo, forse perché non avevo digerito i dolci di cui mi ero praticamente ingozzata. Ero con mia madre che aveva il pancione, come se aspettasse un bambino, e teneva in braccio un gatto bianco. Io mi avvicinai al gatto per accarezzarlo e all’improvviso mia madre urlò talmente forte che mi risvegliai in un bagno di sudore. Che strano sogno. Mia madre incinta. Non ci pensai più e cercai di riaddormentarmi. Trascorse una settimana molto dura, non solo perché ci avvicinavamo alle vacanze di Natale e il lavoro in salone era raddoppiato, ma anche per stare dietro a mio padre e convincerlo ad andare a parlare con lo specialista, che lo tirasse fuori dalla sua depressione. Una sera decisi di finire di leggere il diario di mia madre. In realtà non avevo voluto più aprirlo perché davvero mi faceva molto male, la sentivo vicina, ma ne avvertivo la mancanza in modo ancora più insopportabile, così cercavo di distrarmi, nel poco tempo libero che avevo. Quella sera invece avevo bisogno di leggerla.   Le lettere mi sfioravano l’anima, parola per parola. Restavano due sole pagine, cominciai a sentirmi ansiosa, sapevo che erano le ultime parole che mia madre aveva scritto per me, per noi, l’ultimo dono per la famiglia che tanto amava. “Cara Martina, mentre ti scrivo c’è un gatto rosso che mi guarda dal vetro della finestra. Non ti ho mai raccontato il motivo per cui tu hai tanta paura di questi animali. Quando avevi 4 anni, io aspettavo un bambino, era un maschietto, avevamo deciso di chiamarlo Matteo. Un giorno eravamo in giardino, avevamo un gatto bianco allora, tu stavi giocando con lui. A un certo punto hai cominciato a tirargli la coda, lui si è innervosito e con un balzo ti è saltato in viso, graffiandoti sugli occhi. Tu hai cominciato a gridare e avevi il viso rigato di sangue. Ero sola, tuo padre era al lavoro e non sapevo che fare. Il sangue era tanto e pensai che il gatto ti avesse rovinato gli occhi. Per fortuna erano solo graffi sulla fronte, che sono guariti dopo pochi giorni. Dallo spavento però, io persi il bambino, cara Martina. No so perché non ho voluto mai raccontarti questa storia, mi dispiace per non averlo fatto quando potevo. Mi dispiace che non potremo più parlare attraverso la voce e gli sguardi, ma sappi che i nostri discorsi di madre e figlia continueranno in eterno…”

In quel momento capii finalmente il perché della mia fobia verso i gatti, evidentemente avevo rimosso la vicenda, anche perché legata all’aborto di mia madre. Mi guardai allo specchio. In quel momento compresi anche la verità su quella piccola cicatrice bianca che avevo sulla fronte.

Il giorno della vigilia di Natale, lavorai soltanto mezza giornata. Alle 15,30 andai da mio padre. Era uno splendido pomeriggio di sole. Salendo le scale di casa non provai la solita sensazione di angoscia che mi assaliva sempre. Aprendo il portone fui invasa dalle note di “So this is Christmas” di John Lennon, la canzone che puntualmente papà  ci faceva ascoltare i giorni natalizi.  Ad un tratto mi sentii chiamare: “Martina vieni”. Sussultai a quella voce, era la voce di mio padre, come era sempre stata, allegra, forte, gioiosa, non spenta come era ultimamente. Entrai nel salone illuminato dal sole e lui era seduto sul divano, sorrideva, gli occhi gli brillavano e sulle gambe aveva il gatto rosso che faceva le fusa. Mi sedetti accanto a lui, emozionata e felice. Provai a carezzare il gatto, era morbido e caldo, molto caldo. Papà allora disse: “dobbiamo uscire subito, prima che chiudano i negozi, per acquistare dei croccantini e una cuccia calda per la nostra micia, non può più vivere per strada, deve stare con noi. Vorrei chiamarla Carolina, come tua madre, ha i capelli rossi come lei, al sole hanno lo stesso riflesso”. Risposi che non si può dare a un animale il nome di una persona,  ma poi guardai la gatta e in effetti il riflesso del pelo era uguale ai capelli di mia madre. Abbracciai forte mio padre e sentii che sarebbe stato un Natale sereno, finalmente.

Miriam Messina

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TI MANDAI A CHIAMARE

26196487_1295394787226952_8245507594315575288_nTi ricordi  amore quella mattina
che ti mandai a chiamare.
Ti dissi di correre da me
perché finalmente
avevo compreso.
Ricordi amore come fu bello
dopo giorni e giorni di buio
svegliarsi una mattina
e avvertire il sole che si
insinuava tra le tende.
Un sole prepotente,
impetuoso.
Quel sole, amore
profumava di futuro
profumava di noi.

Ricordi amore quella mattina,
mi vestii con quel sole
mi truccai con quel sole
non misi nulla nella mia borsa
soltanto il profumo
uno nuovo,
un profumo che
non mi ricordasse nulla
ma che mi preparasse
a nuovi ricordi
solo nostri.

Ti mandai a chiamare
e tu venisti subito a prendermi
senza chiedermi nulla
senza falso orgoglio
senza parole
ma venisti direttamente.

Ricordi amore
che sorriso
che sguardo.
Eravamo pronti
per il nostro
meraviglioso futuro.

– Miriam Messina

LA VITA DI ADESSO

Siamo restati fermi per anni,
poi la vita ci è ruotata intorno
come un vortice. 
Ci ha affollato la testa e il cuore
come gli uccelli impazziti
che volano sui campanili.
Ci ha mescolato nelle sue membra
senza neanche il tempo
di risalire a galla
per respirare.

Dove sono finite
le lunghe serate a leggere,
a guardare fuori dai vetri appannati,
a camminare piano,
assorti solo nel rumore dei nostri passi,
a parlare ore con un amico qualunque
come se il tempo fosse fermo ed eterno?

Adesso è come essere in un altro film,
eppure i protagonisti siamo sempre noi
anche se siamo talmente cambiati
che siamo persone diverse.

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L’AMORE TOSSICO

Mi dissero che per essere amata avrei dovuto essere ritrosa, e misteriosa, apparire e poi sparire, non rispondere, non dare certezze. Che strano tipo di amore ricercano tali uomini? Non mi interessa saperlo. Io quando amo corro incontro, e abbraccio, e rispondo, anzi chiamo…io amo!12715275_1120634967960572_8793081758948623990_n

PERCHE’ SI RESTA LEGATI

Le persone restano legate per una luce che si crea una volta, una sera, un momento. A volte per le sensazioni provate per un semplice abbraccio si ha la forza di superare tanti ostacoli. Anelli, promesse, contratti. Sono suggelli che un’onda più alta porta via. La luce resta invece.
Di momenti brutti ce ne saranno, ma non ne parleremo più di tanto, li affronteremo e basta. Ad alta voce ricorderemo soltanto le tappe più belle che abbiamo vissuto. I ricordi del passato che si attaccheranno ai sogni del futuro e noi in mezzo, come un’12821473_754905387942564_2109306599464760075_naltalena sul mare…

AMORI NON SINCRONIZZATI

Ricordo un ragazzo meraviglioso che usciva in gruppo con noi, era innamoratissimo di me. Arrivava il pomeriggio della domenica a casa mia, a sorpresa, a mangiare la torta che aveva preparato mia mamma, veniva a prendermi in macchina ovunque e faceva di tutto per starmi vicino. Una sera dovevo fare la babysitter per una famiglia e lui, pur di portarmi a una festa sulla spiaggia dei Maronti, voleva darmi lui i soldi che avrei guadagnato, per non farmi lavorare, e uscire col gruppo. Mi chiamava Luna, forse perché ero lunatica, ma io lo ignoravo, perché mi piaceva un altro. Una volta mi portò anche a casa sua con la sua famiglia a mangiare il coniglio alla cacciatora. Eppure io non lo guardavo neanche, anche se era un bellissimo ragazzo. L’anno dopo mi innamorai anche io di lui. Così finalmente uscimmo insieme, ma non ci siamo neanche mai baciati. Era freddo, non provava più nulla. Mi odiava per come avevo calpestato i suoi sentimenti. Ricordo ancora l’amarezza quando andò via e io mi resi conto di chi avevo perso…983783_703583336384774_2749016464821314362_n

BALLERINE SULL’ACQUA

Eravamo ragazzi alle nostre prime esperienze e passeggiando sulla spiaggia, cominciò a piovere piano. Con lo sguardo incantato alla superficie del mare mi raccontasti che tua madre da piccolo ti diceva che le gocce di pioggia sul mare, erano come ballerine. A distanza di anni, ci siamo rivisti, casualmente, da amici, con le nostre nuove vite felici e i nostri figli e, raccontandoci, mi venne in mente quel ricordo e ne parlai con te. Te ne sei  stupito. Non credevi potessi ricordare un simile particolare. Quando in una storia, ci si racconta a cuore aperto, ci si confida, sono quelle le emozioni che restano dentro a distanza di anni, che cancellano i dolori, i rancori, le piccole beghe amorose, ed è così, che finito l’amore, si può restare anche amici. Perché le persone del nostro passato ci hanno tutte regalato qualcosa di unico e prezioso, perché legato a quel periodo della nostra vita che non tornerà più, e deve essere davvero bello riuscire ad pioggia_sul_lagoessere buoni amici o anche semplicemente amici, con chi un tempo si è amato e adesso non si ama più.