DENTRO A UN AMORE

Quando sei dentro a un amore,
ti senti sempre protetto.
Hai una lampada accesa sul comodino
del tuo cuore
e anche in quelle notti
in cui i vecchi fantasmi e le paure
bussano nei tuoi sogni,
riapri gli occhi e il dolce pensiero
ti riporta a casa.
Quando sei dentro a un amore
non t’incupisce il grigio inverno perché
cammini sottobraccio alla primavera,
nel tepore del suo petto palpitante.
Quando sei dentro a un amore
non percepisci l’aggressività della gente,
perché sei all’interno di un cerchio rotondo .
Quando sei dentro a un amore,
la malattia, la guerra, la morte,
spaventano di meno,
perché sei al sicuro,
perché sei,
profondamente,

VIVO

Miriam Messina

 


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SE HAI UN SOGNO TU LO DEVI PROTEGGERE

Ho ascoltato casualmente un’intervista dell’attore Will Smith, e l’ho scritta, per dare a tutti la possibilità di leggerla e motivarsi. Spero vi darà energia, come l’ha data a me.

“Mi sto davvero divertendo con la mia vita e voglio parlarne. Amo vivere, credo sia una cosa contagiosa e che non puoi fingere. La grandezza non è questa magica, meravigliosa, inafferrabile caratteristica divina, che solo pochi prescelti raggiungeranno mai. E’ qualcosa che davvero esiste in ognuno di noi, è molto semplice. Questo è ciò in cui credo, e sono pronto a morire pur di realizzarlo. Punto. Semplicissimo. So chi sono, so  quello in cui credo, non importa nient’altro. E da lì cominci a fare ciò che devi fare. Spesso invece rendiamo la situazione più difficile di ciò che dovrebbe essere. Cerchiamo sempre la complessità.

La distinzione tra talento e capacita, è uno dei concetti più fraintesi dalle persone che stanno cercando di eccellere, che hanno dei sogni e vogliono realizzarli. Il talento è una dote naturale. Le capacità si sviluppano esclusivamente attraverso ore e ore e ore di lavoro su sé stessi. Non mi sono mai considerato particolamermente dotato. Ciò che mi contraddistingue è un’assurda, folle, etica lavorativa. Quando gli altri dormono, io lavoro. Quando gli altri mangiano, io lavoro. Non c’è via di scampo.  Indipendentemente da quanto sei dotato, il tuo talento ti lascia a piedi, se non sviluppi le tue abilità, se non studi e se non ci lavori sù, se non ti dedichi mente e corpo a migliorare ogni singolo giorno, non sarai mai capace di esprimere il tuo talento nel modo in cui vuoi. L’unica cosa che mi contraddistingue da molti altri è che non ho paura di morire su un tapis roulant. Puoi avere più talento di me, puoi essere più intelligente, ma se entrambi saliamo sul tapis roulant, è una delle due: tu molli prima o io ci lascio la pelle! E’ così che funziona!  Voglio rappresentare un ideale, voglio rappresentare possibilità. Voglio rappresentare l’idea che tu puoi davvero realizzare i tuoi desideri. Uno dei miei libri preferiti è “L’alchimista” di Paulo Coehlo . Io ci credo davvero. Credo di potere realizzare davvero qualsiasi cosa io voglia realizzare. Il primo passo, prima che qualcun altro al mondo ci creda, è che devi crederci tu. Credo che esista una componente di pazzia che ogni persona di successo deve avere. Uno deve credere che qualcosa di diverso possa succedere. Confucio ha detto: “chi crede di farcela e chi crede di non farcela, di solito finiscono per avere entrambi ragione”. Essere realistici è la strada più frequente percorsa sulla via della mediocrità. Perché essere realistici? Per quale ragione? Riuscirò a farlo, l’istante in cui decido di farlo è già realizzato, dobbiamo soltanto aspettare che tutti siano in grado di vederlo. E’ irrealistico pensare di entrare in una stanza, premere l’interruttore e avere la luce, eppure Edison non la pensava così per fortuna. E’ irrealistico pensare che le persone possano volare sull’oceano su un pezzo di metallo, eppure qualcuno non la pensava così. Mi sembra una cosa talmente ridicola quella di adottare l’idea che è impossibile, che non succederà mai, che non è fattibile. I nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre idee, i nostri sogni, si materializzano nell’universo. Se desideriamo qualcosa, se l’immaginiamo, e ci impegniamo seriamente per ottenerla, quella è una sorta di spinta che esercitiamo sull’universo per realizzare quell’idea. L’universo non ci prende in giro. Se non lasciamo che il mondo, le persone, le situazioni, ci sottomettano, allora noi riusciremo a piegare l’universo, a domandare, a comandare, che l’universo diventi quel che vogliamo che sia. Ho studiato il modo in cui l’universo agisce.  C’è una sorta di potere redentore, intrinseco, a prendere una decisione. Invece di sentirti condizionato dalle circostanze che hai intorno, prendi una decisione! Semplicemente, scegli! Quel che succederà, chi diventerai, come riuscirai a farcela. Se prendi una decisione, da quel momento, l’universo si toglierà di mezzo, è come l’acqua, vuole muoversi, raggirare gli ostacoli.   Esiste una sorte di corrente nell’universo che in qualche modo bisogna imparare a navigare. La paura mi dà motivazione. Odio essere spaventato all’idea di dover fare qualcosa, e credo che quel che si è sviluppato in me sin da quando ero piccolo, è un’attitudine ad attaccare le cose che mi fanno paura. Roosvelt disse: “l’unica cosa da temere, è la paura stessa”. Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Se hai un sogno, tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa, lo dicono a te che non sai farla. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila, punto!”sogni-realtà.jpg

 

VOI DOV’ERAVATE ?

E voi dove eravate quando c’è stato l’attentato a Parigi il 13 novembre? Ce le ricordiamo sempre quelle serate così catastrofiche, che hanno cambiato la storia. Loro erano insieme, in una serata magica in un posto magnifico, in una serata perfetta, senza vento, senza freddo, solo tanta tranquillità e pace, col lento sciacquio del mare. Una serata non organizzata, ma che non sarebbe potuta essere più perfetta. Camminare per stradine deserte, illuminate da lampioni discreti, unici testimoni dei loro passi affrettati, per raggiungere una meta che neanche loro sapevano. Poi d’improvviso, le insistenti notifiche del cellulare, e scoprire, sgomenti, che in un’altra parte del mondo, la città degli innamorati, dei sogni, delle luci, c’era gente che stava morendo e stava vivendo l’orrore più nero. Eppure nel paesino c’era tanto silenzio, tanta pace, che sembrava davvero assurdo, irreale.  A un certo punto, una chiesetta deliziosa, purtroppo con i cancelli chiusi, ma nel cortile si scorgevano dei bellissimo alberi di ulivo, che illuminati dalla luce della luna, apparivano ancora più suggestivi. Restarono in silenzio a guardare oltre quel cancello. Che parole si potevano pronunciare in quel momento? C’era un senso di colpa a sentirsi così felici, mentre il mondo piangeva. E così cominciarono a scendere, nessun’anima lungo la strada, solo le loro ombre, un gatto, e il delizioso quadretto che li avvolgeva. A un tratto, da un balcone bianco, si affaccia come Giulietta, una vecchina, che respirava l’aria della dolce sera di mare e sobbalza al loro arrivo. Racconta ciò che stava seguendo in tv, degli spari, della paura, come se si conoscessero12247163_103575403345541_1671517810332697927_n da sempre, perché è così che succede, quando accadono queste tragedie, siamo tutti fratelli, siamo tutti parenti, che dobbiamo difenderci dal diavolo. Le pagliuzze di felicità che c’erano intorno a quei due sembravano fiocchi di neve, succedeva ogni volta che si incontravano, le pagliuzze sembravano coriandoli di carnevale. Le prime volte, appena si separavano, le pagliuzze sparivano, poi cominciò ad accadere qualcosa di strano: erano talmente potenti quelle energie ancestrali, che, anche separati, le pagliuzze restavano intorno a loro, magiche, dorate, luminescenti,  brillanti. La paura della guerra non può nulla contro la forza più potente dell’universo, che sconfigge anche la morte.