DENTRO A UN AMORE

Quando sei dentro a un amore,
ti senti sempre protetto.
Hai una lampada accesa sul comodino
del tuo cuore
e anche in quelle notti
in cui i vecchi fantasmi e le paure
bussano nei tuoi sogni,
riapri gli occhi e il dolce pensiero
ti riporta a casa.
Quando sei dentro a un amore
non t’incupisce il grigio inverno perché
cammini sottobraccio alla primavera,
nel tepore del suo petto palpitante.
Quando sei dentro a un amore
non percepisci l’aggressività della gente,
perché sei all’interno di un cerchio rotondo .
Quando sei dentro a un amore,
la malattia, la guerra, la morte,
spaventano di meno,
perché sei al sicuro,
perché sei,
profondamente,

VIVO

Miriam Messina

 


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VOLEVO DIRTI

Volevo dirti che le giornate si sono allungate
e che è arrivato ancora febbraio
che anche quest’anno non ho preso
nessun regalo per San Valentino.
Volevo dirti che ho fatto molti viaggi da allora
e che per le strade di ogni nuova città
mi sembrava sempre di scorgere il tuo sorriso.
Volevo dirti che le persone diventano sempre più cattive
e che manca la tua mano che sfiora il mio viso
e la tua voce che mi dice che andrà tutto bene.
Volevo dirti che i miei capelli sono ancora lunghi
e che quel vestito ogni tanto lo indosso ancora
e a volte mi guardo allo specchio e vorrei rivedermi
come mi vedevi tu: bella.
Volevo dirti che sei sempre dentro di me
perché tu non mi hai lasciata
non lo avresti mai fatto.
Un altro uomo sì che lo avrebbe fatto
ma tu no, tu lo sapevi che cos’era l’amore,
sapevi amare fino in fondo senza paura.
Volevo dirti che non ti odio più
per essere salito su quella moto.
Volevo dirti che ti ho perdonato
per avermi lasciata sola quaggiù
e farò del mio meglio per sorridere sempre
per fare finta che stasera alle 9 verrai a prendermi
come facevi ogni sera.

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LA NOSTALGIA DOLCE

16298816_982309635202137_7159553860625146300_nC’è una nostalgia dolce che ci assale in alcuni momenti di felicità. È un piccolo senso di colpa per coloro che amiamo e che in quel momento non sono con noi a condividere quell’attimo. È un dolore sottile per il ricordo di altre felicità passate e ormai lontane. È una catena leggera attaccata alla gamba, mentre camminiamo sul sentiero del sole. È dolce ma con un pizzico di amaro sulla lingua.

QUANDO AVRAI DIMENTICATO?

Quando potrai dire finalmente di averlo dimenticato? Quando non rischi più di pronunciare il suo nome quando chiami un’altra persona. Quando ti dimentichi di guardare il suo profilo social per un giorno intero. Quando non cerchi con lo sguardo, per strada, tutte le automobili come le sue. Quando la mattina riesci a fare colazione e vestirti, senza che il suo pensiero ti abbia ancora sfiorato; quando riuscirai finalmente a buttare via il biglietto del primo cinema che avete visto insieme. Quando la smetti di fare ragionamenti inutili su cosa sarebbe potuto stare e non è stato. Quando i lineamenti del suo viso non ti sembreranno più così perfetti e il profumo della sua pelle non sarà più l’unica droga  da cui dipendi; quando ti viene voglia di indossare un bel vestito anche se lui non potrà vederti. Quando finalmente riuscirai a sentirti felice, anche per due ore intere, con un’altra persona che non sia lui, ma soprattutto quando non lo odierai più, ma proverai un distacco quasi simile alla tenerezza, all’affetto, per ciò che era per te, e che per fortuna adesso, 12573925_520607298117519_6675267617948527942_n-1non è più.

 

I GESTI E LE PAROLE

Quando ci tieni a una persona, impari a pensare, prima di pronunciare qualsiasi parola  o di fare qualsiasi gesto, perché sai che la vostra storia, sarà la somma di tutte le parole, dette o non dette, e di tutti i gesti, che hai fatto o che non hai fatto mai.15192756_936621906437577_8590240641895807358_n .

LE SEPARAZIONI

Era necessario separarci per dei periodi, a volte brevi, a volte lunghi, qualche dolorosa volta, lunghissimi.
Era necessario per poter continuare a dare senso alla vita, per poter pensare anche alle altre persone, al lavoro, alla palestra, alla vita normale, quotidiana, insomma.
Perché l’amore ci toglieva il respiro e non ci permetteva di staccarci dal nostro cerchio incantato.
14479641_498840663729060_1099483884433471899_nMa non potevamo mica vivere incantati per sempre.

LA MANCANZA

La mancanza non la avverti mai subito, arriva come un ospite inaspettato in una mattina di primavera, in quelle giornate in cui sembra tutto così lineare, in cui non c’è vento, né pioggia, né troppo sole, e state portando a spasso la vostra esistenza su un passeggino economico e sicuro. Quando il ritmo del vivere vi culla e vi riscalda in un torpore di piccole cose che sembrano tanto importanti e a cui annodate i pensieri ora dopo ora, fino al calare della sera e al dopocena, sempre uguale e rassicurante. Quando le giornate sono attaccate le une alle altre come le tessere del domino, diverse, ma sempre uguali nella forma.  Basta poi uno squarcio, una parola, una fotografia, un pezzo di canzone, un nome ascoltato per strada, per riportare tutto il vortice direttamente alla punta, direttamente al punto più doloroso. Quella è la mancanza che toglie il fiato, perché in quell’attimo le tessere del domino cadono dal tavolo e i pensieri diventano farfalle impazzite in una stanza troppo piccola. La giornata non ha più  un’ora di pranzo e un’ora di cena, non ha più quelle telefonate tranquille e quei caffè sorridenti, quell’ordine e quella pace che ci congelano la mente. La giornata diventa soltanto mancanza, asfissia, ricerca, vuoto, rimpianto. La mancanza che diventa la protagonista senza averla invitata, perché ci sono persone che vogliamo vicine, senza le quali non ha senso, perché sono la nostra luce, la nostra forza e il nostro destino, disperatamente ci restano attaccate all’anima e ci chiamano da lontano, attraverso segni che possiamo ascoltare soltanto noi e che gli altri non possono capire.11015208_10153396687227922_4582715173232680104_n