LA DOCCIA

LA DOCCIA

Finalmente il bambino si era addormentato e senza perdere un attimo entrò in bagno, aprì l’acqua della doccia e cominciò a spogliarsi.
Si mise di spalle allo specchio per non guardare la sua immagine, non c’era tempo, neanche per restarci male a trovarsi brutta.
Erano ore che desiderava fare una doccia, ma non poteva lasciare il bambino solo. Aveva la febbre, piangeva continuamente ed era preoccupata. Adesso invece dormiva e il respiro era regolare. Entrò sotto al getto bollente, il profumo di llillà del sapone, invase la stanza da bagno. Per un momento pensò di lavare anche i capelli, ma avrebbe impiegato una vita ad asciugarli e poi il rumore del phon avrebbe svegliato il bambino.
Uscì dalla cabina doccia, le unghie dei piedi erano con lo smalto a metà, ma non c’era tempo di rimuoverlo e poi di rimetterlo di nuovo, perché doveva stendere il bucato prima che il bambino si svegliasse. Indossò l’accappatoio e si abbraccio’. Silenzio. Non piangeva. Aveva ancora qualche minuto per sé.
Avrebbe voluto ascoltare una canzone mentre si rivestiva, ma doveva tenere le orecchie verso la culla. Si sentiva più leggera dopo la doccia, più rilassata. Le era venuto sonno. Che voglia di poggiarsi sul letto e chiudere gli occhi, ma se lo avesse fatto, sarebbe stato un fallimento, perché durante il sonnellino del bambino si era ripromessa di fare mille cose arretrate. Erano un milione di cose arretrate e aumentavano ogni giorno di più. Un disastro completo. La casa disordinata e sporca, lei che non dimagriva, il bambino con la febbre, le notizie in tv del nuovo virus mondiale e suo marito che non la ascoltava, distratto dai problemi di lavoro.
Quando anche lei lavorava, non era così stanca. Dopo l’ufficio andava anche in palestra e la sera uscivano con gli amici.
Sembrava tutto facile allora, decideva una cosa e la faceva, libera e svelta.
La notte dormiva 8 ore filate, senza svegliarsi mai.
La mattina era fresca ed energica.
Adesso si sentiva come se camminasse nelle sabbie mobili. Il pensiero di doversi alzare per raggiungere la lavatrice, svuotarla nella cesta e portarla fuori al balcone per stendere il bucato, era pesantissimo. Aveva posato per un minuto la testa sul cuscino e nel dormiveglia pensò di andare alla lavatrice e sognò confusamente di aver steso tutto, pezzo per pezzo. Il bambino si svegliò urlando, lei saltò sul letto. Era finito il suo tempo libero, non aveva steso neanche i panni, anche se nel breve sonno lo aveva fatto ed era più stanca di prima. Però in compenso aveva fatto la doccia e si sentiva perlomeno pulita.
Guardò il bambino, piangeva forte, lo prese in braccio, lo strinse al petto per farlo calmare. Doveva mangiare, doveva cambiarlo. Era responsabilità sua. Lei era la madre. Lei, lei, sempre lei. Non sapeva più chi fosse lei stessa.
Era una persona diversa da quella di un anno prima. Ora era madre.
La stanchezza offuscava la felicità e il bambino non smetteva di piangere.

  • Miriam Messina

I VINCENTI

Ci sono persone che hanno avuto la vita comoda grazie ai genitori che hanno sempre lavorato anche al posto dei figli.Ci sono persone che hanno avuto vita difficile e si sono dovuti rimboccare le maniche da piccoli.Tra queste due categorie non c’è il buono o il cattivo.Tra queste due categorie c’è:

1) chi ha saputo comprendere di avere avuto fortuna e quindi ha saputo sfruttare bene ciò che ha avuto dai genitori e normalmente si tratta di persone mature e in gamba.

2) chi non si è accorto di questa fortuna o l’ ha data per scontata e non ha mai fatto sacrifici, per cui non ha temprato il carattere ed è un adulto insoddisfatto, immaturo e incapace di badare a se stesso.

3) Chi si è dovuto rimboccare le maniche da subito, spesso non ha potuto studiare, cova rancore, è invidioso verso chi ha avuto vita facile, incattivito verso i genitori e in generale vive una vita di conflitti e di rimpianti.

4) Chi si è dovuto rimboccare le maniche da subito, ma ha sfruttato questa situazione per crescere, per temprarsi, per studiare in ogni ritaglio di tempo, per avviare sempre nuove idee e nuove iniziative. Normalmente queste persone sono quelle che riescono a realizzare le imprese più solide, che non covano rancore, ma sono concentrate su loro stesse e su come migliorare sempre, hanno una forza e una maturità tali, da essere faro per le persone intorno. Queste persone di solito sono in continua crescita, sia nel lavoro, che negli affetti, costruiscono belle famiglie, a volte anche più di una, perché sanno rimettersi in discussione, riescono a tenere le vecchie amicizie ma ne intraprendono sempre di nuove, perché sanno che nulla è statico nella vita, ma c’è sempre qualcosa di nuovo che ci aspetta.

– Miriam Messina

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LE PERSONE CAMBIANO

Le persone possono sicuramente cambiare. Se un giorno ci hanno ferito e noi abbiamo pensato che fossero meschine ed egoiste, non è detto che non possano cambiare. Se loro diverranno delle persone migliori, a noi però deve importare poco, perché io credo che quando si superano dei limiti di non-rispetto, sia difficile poi ritornare puri come prima, a meno che queste persone non vengano a parlarci sinceramente pentite, con un bel discorso e con delle azioni valide. Se ciò non accade, meglio proseguire per la propria strada, ignorandole, salutando e basta, senza dare più confidenza. Non sto parlando di rapporti tra uomo e donna, ma intendo tra amiche, colleghe, parenti, conoscenti.

– Miriam Messina