LOREDANA E MASSIMO capitolo 2 – Il rucolino

Massimo alla fine della cena ordinò il rucolino, un liquore tipico ischitano , preparato con la rucola e che si serve ghiacciato, in bicchiere ghiacciato. L’avevo sentito nominare ma non l’avevo mai assaggiato e mi piacque molto. Fu naturale alzarci insieme dal tavolo e dirigerci verso l’ascensore che ci avrebbe portato alle nostre camere. Eravamo sullo stesso piano. Io mi sentivo stordita per il vino e per il rucolino, ma anche perché ero stanca dopo la giornata di lavoro e dopo la passeggiata sulla spiaggia, sognavo soltanto di sdraiarmi sul letto e dormire.
Evidentemente per Massimo non era così, perché quando arrivammo davanti alla porta della mia camera, senza neanche darmi il tempo di pensare a una frase adatta per salutarlo, mi baciò appassionatamente sulla bocca, spingendomi con decisione contro la porta. Mille pensieri si affollarono nella mia testa. E se fosse stato uno stupratore? In fondo che sapevo di lui? Ero stata troppo leggera ad accettare di cenare con lui? Il bacio era profondo ma non provai nessuna eccitazione particolare, pensavo soltanto che era un perfetto estraneo e io ero una stupida che non riuscivo a gestire queste situazioni senza che mi sfuggissero di mano. Lo allontanai bruscamente ed entrai in camera senza salutarlo e senza dargli la possibilità di entrare, perché richiusi subito velocemente la porta. Mi era passata sia la stanchezza, sia l’ebbrezza per i liquori. Ero soltanto molto arrabbiata con me stessa. Sin da piccola, ogni situazione nuova che mi trovavo a vivere, la analizzavo minuziosamente per capire se mi fossi comportata nel modo giusto. Quell’isola però, con la sua aria di mare, mi stordiva, mi faceva perdere la cognizione della realtà.
Mi spogliai e mi misi a letto. Accesi la tv e ancora parlavano di quel virus cinese, e un esperto virologo spiegava che bastava poco che sarebbe arrivato anche da noi.
Mi assalì un’ondata di ansia che mi passò subito. Ero diventata così brava a dominare le mie paure che qualsiasi turbamento non mi sconvolgeva più di tanto e riuscivo sempre a ritrovare la serenità con dei pensieri che mi rassicuravano.
Dormii tutta la notte e il pensiero di Massimo non mi venne a trovare neanche una volta. Appena sveglia guardai il cellulare, mandai un messaggino a mio marito e mi infilai sotto alla doccia. Quando scesi in sala per la colazione, dai vetri lo splendore del mare mi abbagliò e mi fece sentire uno sprazzo di felicità interna.
Ordinai un cappuccino e una sfogliatella e me li gustai guardando il mare. Quando Massimo si sedette nuovamente al mio tavolo, come la sera precedente, mi ero talmente scordata di lui, che sussultai. “Loredana sei una donna particolare. Sei a Ischia da sola, hai la possibilità di passare la notte con un uomo come me, e ti chiudi in camera come se avessi paura. Non so cosa insegni ai corsi che tieni, ma di certo non sai vivere, perché occasioni come questa non capitano tutti i giorni”.
Lo guardai e sorrisi, perché non si capiva se era serio o scherzasse. In effetti era davvero molto bello. Alla luce del giorno la sua pelle era dorata e morbida, le labbra con un disegno molto particolare e lo sguardo talmente intenso che avevo l’impressione che dentro ci fossero centinaia di discorsi.
“Massimo tu sei un uomo molto affascinante, ma molto presuntuoso”. Senza dire altro mi diressi nella sala conferenze dove mi aspettava il direttore dell’hotel con il suo staff, per cominciare la nostra mattinata di lavoro.
Il pomeriggio andai in taxi a Forio a fare un po di shopping e la sera mi fermai lì in un ristorante che preparava delle pizze buonissime. Non pensai a Massimo, ma neanche a mio marito. Quella sera non mi mancava nessuno, neanche le mie amiche. Stavo bene da sola. Ero contenta che il lavoro stesse procedendo bene e che riuscivo a ottenere ottimi risultati. Non so se a voi sia mai capitato, ma questi momenti nella vita di noi donne sono rarissimi. Abbiamo sempre qualche mancanza con cui fare i conti, sempre qualche ansia che ci blocca, sempre lo stress che ci attanaglia. Invece dopo tanti anni, io finalmente mi sentivo serena con me stessa, non dovevo rincorrere nulla o nessuno, perché dipendevo totalmente da me stessa. Gustai la mia pizza margherita e bevvi una birra. Mi concessi anche una crepe alla nutella, me la meritavo. Quando tornai in hotel, decisi di fare il bagno in vasca, che mi mancava perché a casa avevo solo la doccia. Mi rilassai con gli occhi chiusi e a un certo punto ripensai al bacio con Massimo. Da quanto tempo non venivo baciata in quel modo? Con forza, con decisione, con passione. Soprattutto quando mai avevo trovato delle labbra così morbide e carnose? Gli uomini le avevano sempre sottili e secche, aride. Il bacio per me era stato quasi sempre più importante dell’amplesso. Dico quasi, perché quando poi trovi l’uomo con cui c’è sintonia, è tutto talmente collegato che non puoi distinguere i vari momenti. Massimo aveva anche un bel corpo, perlomeno vestito con gli abiti invernali appariva attraente. Senza accorgermene cominciai a chiedermi come fosse sotto ai vestiti. Per fortuna mi ripresi da quei sogni così scontati. Insomma stavo facendo la fine di quelle donnette che pare non abbiano mai visto un uomo. Mio marito era bello ed era anche una brava persona, che non meritava tali pensieri alle sue spalle. Mi addormentai delusa da me stessa. Sognai Massimo. Eravamo nudi nella vasca da bagno. Mi risvegliai nervosa e senza voglia di affrontare la giornata. Eppure non era tardi, era appena l’alba. Indossai dei jeans e un pullover, afferrai il giubbotto e scesi sulla spiaggia a guardare l’aurora. Se fosse stato un film avrei trovato anche Massimo, ma non era un film, per cui dopo un poco entrai a fare colazione e Massimo era seduto al tavolo con la ragazza bionda. Provai una fitta di fastidio. Ero convinta che dopo il litigio si fossero lasciati e invece erano ancora insieme. Feci colazione in fretta e andai in camera per indossare il tailleur da lavoro. Trascorsero altri giorni e non vidi più Massimo. Il pomeriggio prima della mia partenza ricevetti un messaggio sul cellulare da un numero sconosciuto. “Sono io, con gran fatica ho trovato il tuo numero. Ripenso sempre a quel bacio. Vorrei rivederti almeno per un saluto, domani lascio l’isola”. Gli risposi subito: ” Va bene, stasera ceniamo insieme, ti aspetto al mio tavolo”.
Trascorremmo tutto il tempo della cena a parlare e ridere. Viveva a Roma, era il titolare di un negozio di abbigliamento femminile vicino Piazza di Spagna. Io invece vivevo a Milano. Mi sembrò che la mia città fosse lontana anni luce dalla sua. Dopo cena prendemmo ancora il rucolino e decidemmo di acquistarne una bottiglia l’indomani prima di partire. Decidemmo di prendere lo stesso treno, cioè Massimo decise di acquistare un nuovo biglietto per fare il viaggio con me, perché il suo era di un’altra compagnia ferroviaria. Non gli chiesi della sua ragazza di Ischia. Non so come spiegarvi, ma eravamo talmente complici nei discorsi, che non ebbi neanche il tempo di pensare che lui potesse mai essere innamorato di lei. Salimmo in ascensore. Ci baciammo davanti alla mia porta. Un bacio lunghissimo, eccitante. Pensai a mio marito, non lo avevo mai tradito, ci tenevo al mio matrimonio. Mi allontanai e dissi sottovoce “buonanotte”. Lui non disse nulla, mi guardò e basta. Entrai in camera, mi sedetti sul letto e guardai la tv, che si era accesa in automatico inserendo la scheda elettronica. Ero immobile a ripensare a quel bacio. Ero confusa. Mi dissi che avevo fatto bene e andai in bagno a struccarmi. Dalla tv arrivò una edizione straordinaria del tg. In Italia i primi casi di coronavirus. Dal giorno dopo ci sarebbero stati nuovi provvedimenti. Presi il cellulare e trovai messaggi di mio marito, delle mie sorelle, delle mie amiche, tutti preoccupati per questa situazione. Io mi guardai allo specchio e mi chiesi se fossi preoccupata. Ebbi un brivido di presentimento di ciò che sarebbe potuto accadere. Fu un attimo. Uscii dalla camera e andai a bussare alla porta di Massimo. Quando aprì restò stupito che fossi io. Lo abbracciai di colpo, poi alzai gli occhi e vidi la ragazza bionda sdraiata sul letto.

Miriam Messinacaesar-tour-hotel-terme-cristallo-palace--casamicciola-terme-77

LE STORIE RICUCITE

Le storie ricucite
sono null’altro che compromessi.
L’amore è composto dello stesso respiro
di cui è composta la nostra stessa esistenza.
Se un uomo muore non resuscita,
se un amore muore non resuscita.
Dalle ceneri di un amore può
rinascerne uno nuovo
ma mai con la stessa persona,
sarebbe contro natura.
L’amore per essere definito tale
deve essere vivo,
avere ancora battito.

– Miriam Messina

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MARTA E CLAUDIO – ROMANZO BREVE

Marta e Claudio si amano molto.
Si amano da circa due anni di un amore vero e forte, uno di quegli amori che capitano una volta nella vita.
Marta e Claudio non possono stare insieme, perché non sono liberi e non sono quel tipo di persone che buttano tutto all’aria, facendo soffrire altre persone, per realizzare la loro felicità.
Marta, 5 anni fa, ebbe un esaurimento nervoso, a causa di un aborto, e ha trascorso circa 3 anni a letto, imbottita di farmaci che la rendevano insopportabile, ha tentato più volte il suicidio e soltanto il marito le è stato vicino, nessun altro, l’avevano abbandonata tutti.
Quando due anni fa Marta è finalmente guarita , ha promesso al marito che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice e dimenticare quei terribili anni vissuti insieme. Il marito ama molto Marta e farebbe qualsiasi cosa per lei.
La compagna di Claudio 8 anni fa è restata incinta, era grande la loro felicità, fin quando, al quinto mese, hanno scoperto che il bambino non avrebbe potuto vivere una vita normale, a causa di una malformazione che lo avrebbe reso invalido sin dalla nascita.
La compagna di Claudio ha vissuto dei momenti terribili e aveva deciso di interrompere la gravidanza, perché non se la sentiva di mettere al mondo un bimbo con così gravi problematiche. Claudio fece di tutto per convincerla a continuare la gravidanza, dicendo che non potevano uccidere il frutto del loro amore e che non l’avrebbe lasciata mai sola, nel difficile compito di tirare su’ e accudire il loro bambino, per sempre.
Marta e Claudio si sono incontrati in un giorno di febbraio, era il 17, la festa del gatto.
Si sono piaciuti subito, ma si piacevano già, perché si conoscevano di vista da sempre, anche se non si erano mai rivolti la parola.
Come descrivere il loro amore?
Nacque cosi naturalmente, così splendente, che non poteva mai essere una cosa sbagliata.
Quando due anime gemelle si incontrano, non c’è da farsi troppe domande, bisogna soltanto stare insieme e mollare tutto il resto.
Per loro non era possibile mollare tutto.
Immaginavano ogni giorno, come sarebbe stato bello, pranzare insieme, fare la spesa insieme, andare al ristorante, in viaggio, fare delle lunghe passeggiate, organizzare cene con gli amici e ridere , baciarsi, progettare il futuro, fare l’amore, litigare, fare pace e dormire insieme nella pace dell’amore vero.
La loro felicità avrebbe distrutto le persone che avevano a fianco e non si sarebbero goduti niente, niente…
Un pomeriggio, al telefono, Claudio le ricordò di quella volta in cui lui, 10 anni prima, era entrato nell’ufficio in cui lei lavorava, perché aveva un appuntamento con un suo collega.
Anche Marta ricordava perfettamente quel giorno.
Era seduta alla sua scrivania e indossava uno dei suoi completi classici, che la facevano sentire così professionale e ordinata. I lunghi capelli sciolti sulle spalle, il sorriso sempre pronto. Lo vide entrare dalla porta a vetri, che bel ragazzo che era, chissà che ci faceva li? Si avvicinò alla scrivania, e con un sorriso dolcissimo, chiese di poter parlare con quel fanatico del suo collega.
Marta guardò Claudio e per un momento non seppe cosa rispondere, dentro di lei era convinta che quel ragazzo era entrato per lei, ma non era cosi.
Lui entrò nell’ufficio del suo collega e si trattenne una ventina di minuti.
Marta pensò che quando fosse uscito, gli avrebbe chiesto di cosa avessero parlato, così lo avrebbe conosciuto meglio, le era sempre piaciuto quel ragazzo, ma non aveva mai avuto occasione di incontrarlo.
Claudio poi le confidò che anche lui aveva pensato di invitarla a prendere un caffè, quando fosse uscito dall’ufficio del collega.
Invece il destino aveva deciso diversamente.
Squillo’ il telefono di Marta, era l’agenzia di Londra, per un ordine importante, una telefonata troppo urgente, a cui dovette dedicare la massima attenzione.
Quando Claudio ripasso’ davanti alla scrivania, era distratta, lui la salutò con un bacio soffiato sulla mano, lei con un sorriso.
Poi la vita andò avanti, come sempre impietosa e veloce, e non ci pensarono più.
Che pena nel cuore a pensarci oggi.
Se non fosse squillato il telefono, adesso magari erano insieme, sposati, con i loro figli e la loro casa.
Erano sicuri che sarebbe stato un bel matrimonio, non logorato dallo scorrere del tempo, non offuscato dai piccoli o grandi problemi quotidiani.
Una sera d’inverno, si videro al posto dove si erano parlati quel giorno del primo incontro, il giorno della festa del gatto.
Mentre si baciavano, Marta avvertì un fruscio vicino alla gamba e scorse un gatto rosso che si strofinava e faceva le fusa ai loro piedi.
Lo carezzarono insieme. Aveva un collarino verde, a cui attaccato c’era una pallina di vetro, in cui si vedeva un bigliettino.
Marta aprì la pallina ed estrasse il foglio.
Lesse ciò che vi era scritto a mente e poi lo fece leggere a Claudio, che a voce alta disse: “esprimi un desiderio”.
Si guardarono. Sorrisero. Loro due si sorridevano sempre quando si guardavano, ma stavolta il sorriso era diverso, era di una complicità e di un’intensita’, che a scrivere non si può spiegare.
Marta disse con voce ferma e sicura: “vogliamo tornare a dieci anni fa”.
D’improvviso arrivò un temporale violentissimo, acqua a secchiate addosso, vento, raffiche fortissime, sembrava un uragano.
Marta e Claudio persero conoscenza, come fossero annegati o volati via nel vortice del temporale.
Quando Marta aprì gli occhi era nel suo letto, nella sua cameretta, a casa dei suoi genitori.
Sua mamma la stava chiamando dalla cucina per il caffè. Mamma era ancora viva.
Corse in cucina, era tutto come allora, la mamma era di spalle, coi suoi cari vestiti, che aveva dimenticato, ma che adesso erano così familiari. La chiamò: “mamma…”
Che cara parola, che bel suono da pronunciare ad alta voce. La abbraccio’ forte e da quel giorno la abbraccio’ spessissimo.
Era tornata a 10 anni fa, con la memoria di adesso. Sapeva cosa era accaduto e non era un sogno, perché la vita procedeva normale e ordinaria.
Sapeva che era accaduta una magia.
Non voleva fare passi falsi.
Non poteva andare a cercare Claudio dove viveva 10 anni fa, c’era il rischio che l’incantesimo si rompesse.
Doveva aspettare il giorno dell’ufficio, ma non ricordava qual era.
Finalmente una mattina lo vide apparire dalla porta a vetri.
Era tutto esattamente come 10 anni prima.
Claudio si avvicinò alla scrivania e lei si chiese se anche lui avesse la memoria di oggi.
Evidentemente no, perché lui le chiese di parlare col suo collega fanatico.
Mentre Claudio era in ufficio, Marta capì che lui non ricordava nulla di loro e doveva decidere lei da sola se cambiare il destino oppure no.
Squillo’ il telefono. Era Londra. Parlò dell’ordine. Si aprì la porta dell’ufficio del collega, da cui uscì Claudio, che la salutò con un bacio soffiato sulla mano.
Marta posò la cornetta del telefono sulla scrivania, mentre era ancora in corso la conversazione, si alzò in piedi e guardo’ Claudio. Anche lui la guardò, per un attimo che sembrava non dovesse smettere mai.
Le disse: “Quando finisce il turno le piacerebbe prendere un caffè con me?”
Fu il primo caffè della loro meravigliosa storia d’amore, da cui nacquero 2 bambini stupendi e sani, cresciuti in un clima di gioia e purezza infinite.
La vita spesso è dura con noi, ma se sapremo credere alla magia e sapremo essere onesti e attendere, senza fare del male a nessuno, arriverà un segno, un’occasione, che dovremo cogliere, per poter essere felici .

– Miriam Messina

TI PROMETTO

22730384_1233777343388697_4945322849595022968_n (1)– Ti prometto che diventerò una donna ricca
e avremo sempre tutto ciò che desideriamo,
ti prometto che sarò sempre la più bella,
cosicché tu non possa mai guardare nessun’altra,
ti prometto che ogni giorno sarà speciale
e che inventerò per noi, giochi nuovi da sperimentare.

Ti prometto che mi vedrai ogni giorno con occhi diversi
come se avessi ogni giorno
una donna nuova tra le braccia.
Ti prometto di esserci quando avvertirai solitudine
e di ignorarti e quando avrai bisogno di crescere
e capire quali sono le cose che contano.
Io prometto e prometto ancora.
E tu ?

– Io non posso promettere nulla.
Sono un uomo e non posso sapere
cosa domani accadrà.
Vorrei starti accanto,
mi riesce tanto bene abbracciarti,
baciarti, carezzarti,
farti sorridere e brillare gli occhi.
forse è la cosa che mi riesce meglio,
amarti e farti felice…

Miriam Messina

NON ERA PIU’ NIENTE PER LEI

Inizialmente gli raccontava tutto:
i suoi progetti, i sogni,
gli parlava del quotidiano.
Aveva necessità di confidarsi con lui,
lo cercava, per condividere
i suoi pensieri.
Spesso lui non ascoltava,
non aveva mai tempo
oppure non dava importanza
alle parole di lei.
Continuò ad amarlo ma
prima di parlare imparò a
trattenersi, a dire magari
ciò che lui si aspettava
che lei dicesse
e le cose
andarono bene per un bel po’.

Ogni volta però che lei
aveva necessità di un confronto,
o di un dialogo vero,
fu costretta a cercare un’amica
o un compagno di scuola,
una collega, un’altra persona insomma,
in grado di capirla.

Fu così che quel giorno
in cui ebbe quella splendida notizia,
stava correndo da lui
per raccontargliela
e festeggiare insieme,
ma a un certo punto si fermò
e si accorse che non aveva più
voglia di condividere più nulla
con una persona
che era sempre stata indifferente
al suo mondo interiore.

Si rese conto in quel momento
che il suo grande amore
si era consumato,
avvilito in sé stesso,
senza che lei se ne fosse accorta.
Tornò indietro e pensò
che avrebbe voluto festeggiare
con le persone che l’avevano sempre
ascoltata.
Lui non le mancava più.
Non era più niente per lei.

Miriam Messina22788925_1234004060032692_7783570196024169327_n

DENTRO A UN AMORE

Quando sei dentro a un amore,
ti senti sempre protetto.
Hai una lampada accesa sul comodino
del tuo cuore
e anche in quelle notti
in cui i vecchi fantasmi e le paure
bussano nei tuoi sogni,
riapri gli occhi e il dolce pensiero
ti riporta a casa.
Quando sei dentro a un amore
non t’incupisce il grigio inverno perché
cammini sottobraccio alla primavera,
nel tepore del suo petto palpitante.
Quando sei dentro a un amore
non percepisci l’aggressività della gente,
perché sei all’interno di un cerchio rotondo .
Quando sei dentro a un amore,
la malattia, la guerra, la morte,
spaventano di meno,
perché sei al sicuro,
perché sei,
profondamente,

VIVO

Miriam Messina

 


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I GESTI E LE PAROLE

Quando ci tieni a una persona, impari a pensare, prima di pronunciare qualsiasi parola  o di fare qualsiasi gesto, perché sai che la vostra storia, sarà la somma di tutte le parole, dette o non dette, e di tutti i gesti, che hai fatto o che non hai fatto mai.15192756_936621906437577_8590240641895807358_n .

GODERE

Fu così che a un certo punto cambiò392344_2797392588015_13491542_n tutto. Una mattina decise di fare ciò che voleva fare, e invece di andare al mercato con le altre donne, ad acquistare cose di cui non aveva bisogno, restò a casa, e cominciò a scrivere. Lo faceva sempre, ma poi si interrompeva, perché pensava ci fossero cose più urgenti. Da quel giorno però, capì che nulla era più urgente di sé stessa, e di ciò che aveva voglia di fare. Non pensò più alle persone che credeva le volessero bene e non fece più nulla per loro, perché non era vero che le volevano bene. Non si occupò più di tutte quelle incombenze che le sembravano così importanti, perché non lo erano. Passò tutto il tempo a scrivere e rispose soltanto a chi la cercava. Ne uscì fuori il primo romanzo. Lo scrissi per sé , perché godeva a scrivere. Godere è una bella parola. Chissà perché, le donne hanno sempre una punta di pudore a pronunciarla. Lei invece da quel giorno, decise che avrebbe passato il resto della sua vita, a godere.

ADESSO SONO UN UOMO CHE AMA

Lui le disse: “la gente non si accorge se è estate o è inverno, quando è felice…”
“È una frase famosa questa”, rispose lei. “Una volta non amavi le poesie, ora me ne citi una diversa ogni sera.”
“Una volta ero un uomo arido, vuoto, adesso sono un uomo che ama, che ama solo te”12472493_10209182864962761_4614578633530598369_n

L’AMORE E IL MARE

Segue i moti del mare, l’amore.
Così, talvolta è rabbia, talvolta è gioia che trabocca dalla spuma delle onde,
e talvolta è pace.
Segue i moti del mare l’amore,
perché se fosse sempre uguale,
sarebbe forse lago, non mare.
E non sarebbe amore, ma affetto,
ciò che è immenso, ma sempre diverso,

 

tra me e te.13900072_10209277558490040_3863661567615611995_n