CI SONO GIORNI

Ci sono giorni nella vita
in cui riesci a sentirti pienamente felice.
Lontano dalla gente, dall’ipocrisia,
dal traffico, dall’ingranaggio del mondo
sempre uguale e freddo e frenetico.
Ci sono giorni in cui parlano i baci
e le mani, gli occhi e la pelle.
Il profumo è il vino che inebria,
che ubriaca i sensi tutti vivi.
Ci sono giorni in cui hai dovuto
usare tutto il tuo coraggio
per prenderti la tua fetta di luna
e trascinarla giù dal cielo e
farla diventare la tua luce
sul comodino del letto
a illuminarti l’amore
a illuminarti gli occhi
a illuminarti la stanza.
Ci sono giorni di felicità
che se li racconti si macchiano,
che devi proteggere
che devi custodire
che devi tenere
dentro di te
come tesori.
– Miriam Messina96574473_2598036270296124_3404326181300862976_n

LOREDANA E MASSIMO capitolo 2 – Il rucolino

Massimo alla fine della cena ordinò il rucolino, un liquore tipico ischitano , preparato con la rucola e che si serve ghiacciato, in bicchiere ghiacciato. L’avevo sentito nominare ma non l’avevo mai assaggiato e mi piacque molto. Fu naturale alzarci insieme dal tavolo e dirigerci verso l’ascensore che ci avrebbe portato alle nostre camere. Eravamo sullo stesso piano. Io mi sentivo stordita per il vino e per il rucolino, ma anche perché ero stanca dopo la giornata di lavoro e dopo la passeggiata sulla spiaggia, sognavo soltanto di sdraiarmi sul letto e dormire.
Evidentemente per Massimo non era così, perché quando arrivammo davanti alla porta della mia camera, senza neanche darmi il tempo di pensare a una frase adatta per salutarlo, mi baciò appassionatamente sulla bocca, spingendomi con decisione contro la porta. Mille pensieri si affollarono nella mia testa. E se fosse stato uno stupratore? In fondo che sapevo di lui? Ero stata troppo leggera ad accettare di cenare con lui? Il bacio era profondo ma non provai nessuna eccitazione particolare, pensavo soltanto che era un perfetto estraneo e io ero una stupida che non riuscivo a gestire queste situazioni senza che mi sfuggissero di mano. Lo allontanai bruscamente ed entrai in camera senza salutarlo e senza dargli la possibilità di entrare, perché richiusi subito velocemente la porta. Mi era passata sia la stanchezza, sia l’ebbrezza per i liquori. Ero soltanto molto arrabbiata con me stessa. Sin da piccola, ogni situazione nuova che mi trovavo a vivere, la analizzavo minuziosamente per capire se mi fossi comportata nel modo giusto. Quell’isola però, con la sua aria di mare, mi stordiva, mi faceva perdere la cognizione della realtà.
Mi spogliai e mi misi a letto. Accesi la tv e ancora parlavano di quel virus cinese, e un esperto virologo spiegava che bastava poco che sarebbe arrivato anche da noi.
Mi assalì un’ondata di ansia che mi passò subito. Ero diventata così brava a dominare le mie paure che qualsiasi turbamento non mi sconvolgeva più di tanto e riuscivo sempre a ritrovare la serenità con dei pensieri che mi rassicuravano.
Dormii tutta la notte e il pensiero di Massimo non mi venne a trovare neanche una volta. Appena sveglia guardai il cellulare, mandai un messaggino a mio marito e mi infilai sotto alla doccia. Quando scesi in sala per la colazione, dai vetri lo splendore del mare mi abbagliò e mi fece sentire uno sprazzo di felicità interna.
Ordinai un cappuccino e una sfogliatella e me li gustai guardando il mare. Quando Massimo si sedette nuovamente al mio tavolo, come la sera precedente, mi ero talmente scordata di lui, che sussultai. “Loredana sei una donna particolare. Sei a Ischia da sola, hai la possibilità di passare la notte con un uomo come me, e ti chiudi in camera come se avessi paura. Non so cosa insegni ai corsi che tieni, ma di certo non sai vivere, perché occasioni come questa non capitano tutti i giorni”.
Lo guardai e sorrisi, perché non si capiva se era serio o scherzasse. In effetti era davvero molto bello. Alla luce del giorno la sua pelle era dorata e morbida, le labbra con un disegno molto particolare e lo sguardo talmente intenso che avevo l’impressione che dentro ci fossero centinaia di discorsi.
“Massimo tu sei un uomo molto affascinante, ma molto presuntuoso”. Senza dire altro mi diressi nella sala conferenze dove mi aspettava il direttore dell’hotel con il suo staff, per cominciare la nostra mattinata di lavoro.
Il pomeriggio andai in taxi a Forio a fare un po di shopping e la sera mi fermai lì in un ristorante che preparava delle pizze buonissime. Non pensai a Massimo, ma neanche a mio marito. Quella sera non mi mancava nessuno, neanche le mie amiche. Stavo bene da sola. Ero contenta che il lavoro stesse procedendo bene e che riuscivo a ottenere ottimi risultati. Non so se a voi sia mai capitato, ma questi momenti nella vita di noi donne sono rarissimi. Abbiamo sempre qualche mancanza con cui fare i conti, sempre qualche ansia che ci blocca, sempre lo stress che ci attanaglia. Invece dopo tanti anni, io finalmente mi sentivo serena con me stessa, non dovevo rincorrere nulla o nessuno, perché dipendevo totalmente da me stessa. Gustai la mia pizza margherita e bevvi una birra. Mi concessi anche una crepe alla nutella, me la meritavo. Quando tornai in hotel, decisi di fare il bagno in vasca, che mi mancava perché a casa avevo solo la doccia. Mi rilassai con gli occhi chiusi e a un certo punto ripensai al bacio con Massimo. Da quanto tempo non venivo baciata in quel modo? Con forza, con decisione, con passione. Soprattutto quando mai avevo trovato delle labbra così morbide e carnose? Gli uomini le avevano sempre sottili e secche, aride. Il bacio per me era stato quasi sempre più importante dell’amplesso. Dico quasi, perché quando poi trovi l’uomo con cui c’è sintonia, è tutto talmente collegato che non puoi distinguere i vari momenti. Massimo aveva anche un bel corpo, perlomeno vestito con gli abiti invernali appariva attraente. Senza accorgermene cominciai a chiedermi come fosse sotto ai vestiti. Per fortuna mi ripresi da quei sogni così scontati. Insomma stavo facendo la fine di quelle donnette che pare non abbiano mai visto un uomo. Mio marito era bello ed era anche una brava persona, che non meritava tali pensieri alle sue spalle. Mi addormentai delusa da me stessa. Sognai Massimo. Eravamo nudi nella vasca da bagno. Mi risvegliai nervosa e senza voglia di affrontare la giornata. Eppure non era tardi, era appena l’alba. Indossai dei jeans e un pullover, afferrai il giubbotto e scesi sulla spiaggia a guardare l’aurora. Se fosse stato un film avrei trovato anche Massimo, ma non era un film, per cui dopo un poco entrai a fare colazione e Massimo era seduto al tavolo con la ragazza bionda. Provai una fitta di fastidio. Ero convinta che dopo il litigio si fossero lasciati e invece erano ancora insieme. Feci colazione in fretta e andai in camera per indossare il tailleur da lavoro. Trascorsero altri giorni e non vidi più Massimo. Il pomeriggio prima della mia partenza ricevetti un messaggio sul cellulare da un numero sconosciuto. “Sono io, con gran fatica ho trovato il tuo numero. Ripenso sempre a quel bacio. Vorrei rivederti almeno per un saluto, domani lascio l’isola”. Gli risposi subito: ” Va bene, stasera ceniamo insieme, ti aspetto al mio tavolo”.
Trascorremmo tutto il tempo della cena a parlare e ridere. Viveva a Roma, era il titolare di un negozio di abbigliamento femminile vicino Piazza di Spagna. Io invece vivevo a Milano. Mi sembrò che la mia città fosse lontana anni luce dalla sua. Dopo cena prendemmo ancora il rucolino e decidemmo di acquistarne una bottiglia l’indomani prima di partire. Decidemmo di prendere lo stesso treno, cioè Massimo decise di acquistare un nuovo biglietto per fare il viaggio con me, perché il suo era di un’altra compagnia ferroviaria. Non gli chiesi della sua ragazza di Ischia. Non so come spiegarvi, ma eravamo talmente complici nei discorsi, che non ebbi neanche il tempo di pensare che lui potesse mai essere innamorato di lei. Salimmo in ascensore. Ci baciammo davanti alla mia porta. Un bacio lunghissimo, eccitante. Pensai a mio marito, non lo avevo mai tradito, ci tenevo al mio matrimonio. Mi allontanai e dissi sottovoce “buonanotte”. Lui non disse nulla, mi guardò e basta. Entrai in camera, mi sedetti sul letto e guardai la tv, che si era accesa in automatico inserendo la scheda elettronica. Ero immobile a ripensare a quel bacio. Ero confusa. Mi dissi che avevo fatto bene e andai in bagno a struccarmi. Dalla tv arrivò una edizione straordinaria del tg. In Italia i primi casi di coronavirus. Dal giorno dopo ci sarebbero stati nuovi provvedimenti. Presi il cellulare e trovai messaggi di mio marito, delle mie sorelle, delle mie amiche, tutti preoccupati per questa situazione. Io mi guardai allo specchio e mi chiesi se fossi preoccupata. Ebbi un brivido di presentimento di ciò che sarebbe potuto accadere. Fu un attimo. Uscii dalla camera e andai a bussare alla porta di Massimo. Quando aprì restò stupito che fossi io. Lo abbracciai di colpo, poi alzai gli occhi e vidi la ragazza bionda sdraiata sul letto.

Miriam Messinacaesar-tour-hotel-terme-cristallo-palace--casamicciola-terme-77

LA SPINA

Ogni donna si porta dentro un solo uomo, conficcato nel cuore come una spina. Gli altri che arriveranno dopo, potranno aiutarla a estrarre quella spina, con delicatezza o con forza, ma il segno resterà indelebile per sempre.

~ Miriam Messina16388402_990268521072915_4259630155933569695_n

L’ADDIO

Si voltarono verso il mare.
Le parole inutili.
A chi l’avesse visti da lontano,
guardare l’orizzonte,
sarebbero parsi una coppia
di innamorati freschi
e invece
stavano salutando l’amore,
ne stavano gettando le ceneri in mare,
senza dirselo,
ma coscienti entrambi.

Guardavano l’acqua
e gli occhi sussultavano
a ogni granello di ricordo
che scendeva in fondo,
nella cassapanca ammuffita
dove vanno a dormire
gli amori finiti.

Come erano belli:
alti, eleganti,
distinti
alteri,
ma a guardarli meglio,
attoniti,
ammutoliti dall’amarezza,
di un amore spirato di morte naturale,
di cui stavano celebrando il funerale.

Poi il saluto tra loro,
come nulla fosse accaduto.
“A presto”, dille lui
“A presto”, rispose lei.
L’ accenno di sorriso,
il bacio a stampo sulle labbra,
nessun abbraccio forte
a palesare la verità.
L’addio.

– Miriam Messina2525522

TROPPO TARDI

Purtroppo alcune situazioni si comprendono soltanto quando è troppo tardi. Io però non volevo che fosse mai troppo tardi per noi, e mi sono messa a nuotare controcorrente , anche se mi dicevano che non sarei mai arrivata a riva. Preferivo annegare in mare, provandoci, che restare ferma su una barca, che sarebbe affondata comunque.

– Miriam Messina78163498_2273502386082849_1112176481309556736_n.jpg

QUELL’AMORE

Che cos’era poi in fondo quell’amore,
se non un desiderio così forte
di stare vicini,
di respirare uno il fiato dell’altra.

I giorni passavano uguali, tranquilli,
con le mille cose da fare o anche da non fare,
pareva stessero bene,
pareva che l’amore fosse solo
una fissazione della gente.
A che serviva?
Bastava avere un lavoro,
cose buone da mangiare,
compagnia per ridere,
compagnia per uscire,
un bel film da vedere,
musica sempre pronta,
triste o allegra
da ascoltare.

La vita era cosi bella,
cosi lineare, da organizzare
ogni dettaglio, per produrre
tutto il santo giorno
e sentirsi a posto.

Ecco che poi all’improvviso
bastava una musica diversa,
bastava un profumo
che quell’amore inutile e sopravvalutato
tornava a comandare su ogni cosa,
e quando erano finalmente insieme,
le scintille della felicità
cominciavano a scoppiare dappertutto
nella stanza
intorno a loro,
come pop corn
e la vita cambiava,
diventava ogni volta diversa,
e sentivano dentro
che quel modo lì di vivere
era da immortali,
come gli dei.

– Miriam Messina78908321_2276197105813377_6563943272312471552_n.jpg

CUORE LEGGERO

E’ una sensazione stupenda, pensare a qualcuno che ci ha fatto tanto soffrire e non provare più alcun dolore, vederlo e sentirlo come un qualcosa di estraneo dalla nostra vita, qualcuno di staccato da noi, finalmente lontano e finalmente reale, non più ingigantito dal riflettore del nostro folle amore, ma un uomo qualunque, pieno di difetti, distante. Un pizzico di nostalgia magari rimane, ma il cuore è leggero e libero dal peso di un sentimento sbagliato.

– Miriam Messina

74330080_2239837629449325_6987203636384235520_n (1)

L’AMORE TOSSICO

L’amore tossico è come le sigarette.
All’inizio ti manca in un modo incontenibile, ma se riesci a superare il periodo critico, ti rendi conto che è stupendo starne senza, ti senti ossigenato, purificato e alla fine, anche solo l’odore del fumo o semplicemente a pensare a quella persona, ti viene un senso di schifo.

– Miriam Messina73458836_2222394324526989_226288813075333120_n

LA PAURA DEGLI UOMINI

Smettiamola di giustificare gli uomini con la scusa che “hanno paura”.
Vi rendete conto delle imprese che sono riusciti a realizzare i grandi uomini della storia, per conquistare il cuore di una donna?
Hanno paura solo gli uomini che non ci tengono, che non amano.
Ho visto uomini prendere treni e aerei per stare un’ora con la persona amata.
Ho visto uomini rinunciare a donne piene di soldi e proprietà, pur di vivere con quella amata.
Ho visto uomini aspettare anni, prima di ricevere un sì, per un’uscita a cena, senza arrendersi mai , nonostante i rifiuti.
Ho visto uomini mettersi contro la propria famiglia, pur di difendere la donna che hanno scelto, a dispetto di tutto.
Sono questi gli uomini che vogliamo.
Se hanno paura non li vogliamo nella nostra vita.

– Miriam Messina75567310_1300831000077554_7814614878206820352_n.jpg

SE RESTIAMO AD ASPETTARE

Se restiamo ad aspettare per mesi,
a volte anche per anni,
certo è per amore,
ma non soltanto per l’amore
che proviamo per quella persona,
bensì pure per amore nostro,
in quanto ascoltiamo il nostro cuore,
e vogliamo essere sicuri
che gli abbiamo dato
tutte le possibilità,
persino quando75610794_2231928600240228_8073364538709245952_n
sembrava inutile
e folle.
Noi abbiamo aspettato,
ci siamo concessi
questo lusso,
in nome di ciò
a cui abbiamo creduto.

– Miriam Messina