L’IDEA DI NOI

Non so come siamo arrivati a questo punto.
Abbiamo preso in considerazione
di cambiare città, 
di cambiare casa,
cambiare amici
e cambiare persino divano
quando è diventato troppo logoro.
Abbiamo preso in considerazione
l’idea di cambiare fede religiosa
o di provare la nuova dieta senza pane.
L’idea però di vivere l’uno senza l’altra
non l’abbiamo mai
presa in considerazione.
Mai. Neanche per un secondo.

Miriam Messina21768199_1202283006538131_3585776648598842831_n

Annunci

COL TEMPO

Col tempo
ci renderemo conto
di chi ci ha amato davvero. 
Basterà guardare ognuno
cosa avrà messo sul piatto della bilancia.
Chi ci avrà cercato per noia,
chi per solitudine,
chi per capriccio,
senza rinunciare a nulla,
e chi, pur di starci accanto,
avrà rinunciato a tante ma tante cose.

Miriam Messina21751873_1199831970116568_8595364245689666663_n

A DISMISURA

Si innamorarono a dismisura.
Inizialmente fu uno squarcio
che si aprì nel ventre
della più banale quotidianità.
Successivamente fu un
andirivieni di palpiti
ordinatamente sparsi
sul tappeto dei più imi desideri.

Le bocche chiedevano.
Le mani comandavano.
I corpi obbedivano.
Le vite asservivano.
La gente loscamente tramava.

Si innamorarono a dismisura.
A capofitto.
A squarciagola.
A dirotto.

Si innamorarono.
Senza vie di fuga.

  • Miriam Messina21317914_1189961251103640_1367812770962437502_n

AMORE E DESIDERIO

C’è differenza tra amare qualcuno e desiderare qualcuno.
Chi desidera brama,vuole, pretende, restando fermo.16711690_666458690181458_6953710238298413289_n.jpgChi ama , spiana il terreno, costruisce ponti, inventa occasioni, regala concretezza, fabbrica la felicità e trasforma il futuro.

I NOSTRI DISCORSI

I nostri discorsi più importanti
cominciarono nelle nostre teste
prima ancora di aprir bocca.
Non furono gli occhi a cercarsi
e neanche le mani.
Non fu come nelle poesie.
Fu qualcosa di più crudo e forte.
Fu come un terremoto
che squarcia la quiete del sonno.
Fu la tua persona che incontrò la mia
si presentarono a nostra insaputa

Miriam Messina

 

13600348_10209018263727833_7898137883711056264_na.

GLI ANNI INSIEME

Non valgono gli anni insieme, i viaggi organizzati mesi prima,
le cene nei migliori ristoranti.
Non valgono i regali scambiati mettendosi d’accordo,
né le innumerevoli serie tv seguite insieme, sul divano, semi addormentati.
Quelle catene sembrano d’acciaio, ma vengono distrutte al primo strattone.
Vale quel mazzo di fiori che ti arriva al lavoro per festeggiare i primi 1234 giorni insieme…(e perché 1234? ah…sono i primi 4 numeri consecutivi)
Vale quella volta che non hai superato quell’esame e per tirarti sù ti porto a mangiare la pizza sulla Costiera Amalfitana, e non importa se domani devi alzarti alle 7 e avrai dormito soltanto 3 ore.
Vale quella volta che sei partito per lavoro e alla stazione, mentre piangevo, ti sei tolto il tuo braccialetto e me lo hai regalato, anche se era troppo grande per il mio polso. E’ il mio gioiello più prezioso…
Vale quella sera che anche se era il primo appuntamento e dovevamo soltanto guardare le stelle e passeggiare mano nella mano, alla fine è successo di tutto e di più, perché a che serve conoscersi a fondo, se non sei la persona giusta?
Valgono tutte le volte che ti sei fermato per strada, mi hai preso il viso tra le mani e coi tuoi occhi minacciosi mi hai acchiappato lo sguardo e mi hai detto: “guarda che io ti amo, e ricordati che vale soltanto se te lo dico così, occhi contro occhi. Non mi credere quando te lo dirò tramite whatsApp o quando te lo dirò con lo sguardo fisso sulla partita.
E promettimi che semmai dovrò farlo, spegnerai la tv, e mi ricorderai questo giorno insieme, perché la lotta sarà dura, per restare uniti, avremo tutti contro, soprattutto noi stessi”.

TALMENTE TANTO

TALMENTE TANTO

Ti ho cercato talmente tanto
che i piedi mi fanno male
Ti ho aspettato talmente tanto
che conto i secondi coi battiti del cuore.
Ti ho promesso talmente tanto
che ho dimenticato ciò che è mio
Ti ho sognato talmente tanto
che non riesco più a restare sveglia.
Ti ho dato talmente tanto di me
che mi restano soltanto le mie mani
da tenere in grembo e
i capelli a coprire
la nudità
dell’anima mia.
17425024_1033641623402271_674488843412258127_n

LA NOSTALGIA DOLCE

16298816_982309635202137_7159553860625146300_nC’è una nostalgia dolce che ci assale in alcuni momenti di felicità. È un piccolo senso di colpa per coloro che amiamo e che in quel momento non sono con noi a condividere quell’attimo. È un dolore sottile per il ricordo di altre felicità passate e ormai lontane. È una catena leggera attaccata alla gamba, mentre camminiamo sul sentiero del sole. È dolce ma con un pizzico di amaro sulla lingua.

EMMA BOVARY TRA LE PAGINE DI TECNICA BANCARIA

Chissà perché stasera mi è tornato in mente il libro di tecnica bancaria che avevo negli anni della ragioneria. Era un libro giallo, spesso e voluminoso. Diciamo pure che era il mio tormento, perché non riuscivo a memorizzare neanche un paragrafo di quell’odiosa materia. Un giorno ci obbligarono a scegliere un libro dalla biblioteca della scuola, un libro di cui dovevamo scrivere la tesina per l’esame di maturità.  Scelsi “La città di Miriam” di Fulvio Tomizza, semplicemente perché la protagonista si chiamava come me.  Tra i polverosi e bui scaffali scovai anche un altro libro, allora non sapevo che fosse un grande classico, e decisi di leggerlo. Il titolo era “Madame Bovary”. Lo lessi a scuola, durante le noiose ore di tecnica bancaria, sentendomi molto in colpa, anche se adesso gli adolescenti, di nascosto, smanettano sul cellulare durante le lezioni. Io invece leggevo la storia di Emma e la capivo, anche se era difficile per la mia età.  Ricordo l’enorme libro giallo, e, in mezzo, nascosto, il romanzo di Flaubert.  Avevo 17 anni e quando finii il libro ebbi chiara soltanto una cosa: nella mia vita non sarei finita come lei. Quel romanzo mi aveva fatto comprendere che la donna è un essere pieno di sogni , di aspettative, ma la realtà è diversa. Non mi tolse la capacità di sognare, ma impresse nella mia testa che nessun dolore deve farci perdere il controllo di noi stessi, del nostro io, che è il faro della nostra esistenza. Emma amava i suoi sogni più di sé stessa, e invece non va bene12063861_10153761503377922_4747645931828081222_n.jpg. Bisogna amare il nostro corpo, la nostra faccia, le nostre ginocchia, le nostre mani, i capelli, le caviglie, le braccia, le ossa e la pelle che ci portiamo nel cammino. Che significa avere fede in sé stessi? Sono parole che galleggiano nel vuoto, non danno conforto. Se invece ti dici: ama il tuo naso, la curva del collo, i piedi e anche la spina dorsale, che non vedi, ma che ti tiene in piedi, allora sì che non prenderai mai una boccetta di veleno per dissolverti nel buio della morte.

LA VITA PRIMA DEGLI SMARTPHONE

Sembra assurdo eppure è così: fino a pochi anni fa non passavamo le giornate con un cellulare tra le mani.  Cosa facevamo prima? Anche se in Italia si legge poco, credo che qualche libro in più lo leggessimo tutti, e chi non leggeva libri, acquistava più riviste e fumetti. Guardavamo di più la tv, magari anche programmi che ci interessavano poco, ma stavamo più tempo davanti al televisore. Facevamo anche più telefonate, mentre adesso la chat viene preferita alla conversazione telefonica. Passeggiavamo di più a  piedi e chiacchieravamo di più con le persone nelle sale d’aspetto. Non dimentichiamoci però che prima degli smartphones c’erano i pc, quindi chi parla poco in famiglia, lo faceva anche prima, chiudendosi in uno studio o in una camera davanti a uno schermo, mentre adesso magari si sta insieme nella stessa stanza, ma ognuno con gli occhi fissi sul proprio cellulare. Non voglio però fare un quadro tanto tragico della situazione, perché parto dall’idea che una persona pigra, vuota o passiva, lo resti sempre, a dispetto delle tecnologie che usa. Penso che le persone apatiche, prima passassero la giornata su un divano a guardare programmi tv e adesso trascorrano il tempo libero a leggere i link che pubblicano gli altri. Le persone geniali e creative restano tali, anche se hanno in mano uno smartphone: utilizzano il mezzo per sviluppare le potenzialità e le passioni che li animano e i più bravi lo usano come ottimo mezzo per migliorare il proprio lavoro e fare pubbliche relazioni. Personalmente mi rifugio nel cellulare quando sono circondata da persone noiose di cui non posso liberarmi, ma nel momento in cui ho davanti a me un bel panorama o una persona interessante, che è capace di fare dei bei discorsi o di farmi divertire con risate e aneddoti divertenti, lo smartphone resta chiuso in borsetta. 752521393-piumino-camera-d'albergo-frustration-smsE voi? Cosa facevate prima degli smartphone?