SORRIDO DA SOLA

Ma come fate a chiedervi se siete innamorati oppure no? Sorrido, sorrido da sola nel mio silenzio stracolmo di parole. Ripenso a quando avevo l’impressione che il cuore mi dovesse scoppiare in petto e i pensieri pulsanti di felicità facessero esplodere il cervello. Ero talmente euforica, ebbra, che avevo paura veramente, di stare male, che mi trovassero priva di sensi per la troppa gioia. Sorrido. Che ne sapete voi? Recitate le frasi delle poesie a memoria, ma dentro lo sapete che siete indifferenti. L’amore vi cambia. La vita quotidiana cambia. Diventa tutto irregolare e bagnato di sole, impregnato di quel pulviscolo che entra dalle finestre col fascio di luce del primo pomeriggio. Gli oggetti e le strade e la gente, diventano iridescenti. Poi invece diventa tutto nero. Nulla resta più come era prima.
– Miriam Messina93990993_2545594028873682_6328816365729742848_n

LOREDANA E MASSIMO. Cap.3 – La motoretta

Quando vidi la ragazza sul letto, ebbi emozioni contrastanti. Da un lato me lo aspettavo, da un altro mi sembrò impossibile. Gli uomini erano tutti uguali? Perché avevo pensato che Massimo potesse essere diverso? Non mi aveva fatto alcuna promessa, né avevo avuto il tempo di metterlo alla prova o di pensare minimamente che fosse talmente preso da me, da cancellare qualsiasi altra donna dalla sua vita. Magari aveva anche una moglie a Roma e un’amante tra le commesse del negozio. Tornai in fretta nella mia camera. Nei film lui mi avrebbe rincorsa, nella realtà non lo fece. Iniziai a preparare le valigie, a dire il vero gettai tutto dentro alla rinfusa. Ero confusa, senza idee, senza desideri di nulla. Avrei preferito essere arrabbiata. Quando tutto fu pronto, mi misi a dormire e pensai a qualcosa di bello, come facevo sempre, per richiamare il sonno. Pensai a mia nonna, alle sue mani quando impastava per fare le ciambelle. Era sempre lo stesso ritmo, lei era sempre uguale, anche quando era preoccupata o nervosa, e impastava sempre, perché diceva che la rilassava. Mi ero già addormentata quando Massimo bussò alla porta. Mi alzai di scatto e gli aprii. Mi guardò e disse: “posso entrare”? Gli feci senno di ingresso con la mano. Si sedette sul letto. Io ero in piedi di fronte a lui. Mi prese le mani. Restammo così per qualche secondo, poi disse: “domani vorrei che facessimo lo stesso il viaggio insieme, anche se mi odi”. Gli chiesi se avesse fatto l’amore con lei, anche se era una domanda inutile. Infatti rispose di sì, ma che per lui era stato un addio. Mi apparve talmente patetico, perché era in effetti una risposta assurda, però avvertii che era sincero, anche se non avrebbe dovuto farlo. Poi ci riflettei. Perché non avrebbe dovuto farlo? Che legame c’era tra me e lui? Degli uomini ammiravo la capacità di prendersi il bello di ogni momento, di circuirlo, e viverlo pienamente, distaccato da tutto il resto intorno. Noi donne invece, sin da piccole, inseriamo ogni situazione nell’immenso quadro degli eventi della nostra vita. A ogni avvenimento attribuiamo significati profondi, che facciano parte di uno schema. Un momento era un momento, era un pezzo di vita che non sarebbe tornato più e che non ha necessariamente uno scopo o un senso.
Mi sedetti sulle sue gambe e lo abbracciai. Mi piaceva abbracciarlo, aveva un buon odore di doccia appena fatta. Mi baciò e cascammo sul letto. Lo so che state pensando. Era stato con lei e adesso era abbracciato con me a letto. Per tutta la vita ero stata una ragazza assennata, sempre promossa a scuola, sempre ubbidiente, sempre nelle righe del quaderno della vita, senza mai uscirne fuori. Laureata a 24 anni, fidanzata per 3 anni, poi il matrimonio, il lavoro. Adesso sarebbe stato normale programmare un figlio, dopo qualche anno il secondo, e così via. Invece quella sera uscii fuori dalle righe del mio quaderno. La penna andò per i fatti suoi e non volle ascoltare più la mia testa. Feci l’amore con Massimo con passione e intensità, senza pensare al perché e senza inserire questo avvenimento in un possibile quadro orientativo della mia vita, né in possibili scenari romantici in cui potevamo essere protagonisti. Mi sentivo felice per me stessa. Perché avevo avuto due orgasmi e forse non era mai successo. Il mattino dopo facemmo colazione insieme, andammo al porto con una di quelle motorette tipiche dell’isola, tutte colorate e traballanti, ma tanto ischitane. Non parlammo della sera precedente. Non analizzammo la situazione, ma guardavamo il panorama, splendido, azzurro, verde, che parlava al posto nostro. Dalla nave salutammo l’isola, che diventava sempre più piccola e ci sedemmo dentro, sui divanetti. C’erano molti ischitani sul traghetto. A un certo punto arrivò una signora, che si sedette di fronte a noi, vicino a una sua conoscente, e disse nel dialetto dell’isola, che non la baciava perchè alla televisione avevano detto che era meglio non darsi la mano e non abbracciarsi, in questo periodo di emergenza virus. Massimo sorrise e mi guardò. Gli chiesi se fosse preoccupato e lui rispose di no, che sarebbe certamente stata come tutte le influenze degli anni scorsi e tra un poco, nessuno ne avrebbe più parlato.
Dal porto alla stazione prendemmo un taxi normale e ci mancò la motoretta che avevamo preso a Ischia. L’isola era già un posto così lontano che provai una fitta di malinconia. Dal taxi guardai il traffico di Napoli, il Maschio Angioino, e desiderai fare una passeggiata con Massimo per Piazza Plebiscito o per Spaccanapoli. Glielo dissi. Lui rispose: “ci torneremo”. Lo guardai come una bambina guarda il suo papà quando dice che le avrebbe comperato quel giocattolo, un giorno. Sapevo che non ci saremmo tornati, ma fu bello pensarlo in quel momento. Il viaggio in treno fu come un sogno sospeso e bello. Massimo parlò tanto e non mi stancavo di ascoltarlo. Modulava le parole in modo così equilibrato, che mi carezzavano le orecchie e la testa, senza fastidio. Napoli – Roma. Durò pochissimo, poi lui scese dal treno e mi lasciò sola. Mi diede un bacio lunghissimo e non dicemmo proprio niente. Il resto del viaggio fui triste. Scrissi alle mie sorelle, scrissi a mio marito, ma ero confusa. Arrivai a Milano che era già sera e trovai mio marito che mi aspettava alla stazione.

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CI SIAMO STANCATI

Ci siamo stancati di cantare e di dirci che andrà tutto bene. Meglio una lucida consapevolezza, che ci faccia comprendere il perché sarà più difficile uscirne fuori.
Perché noi siamo saliti sul Titanic senza accorgerci che non c’erano tutte le scialuppe di salvataggio. Lo ricordate il film? Che poi è una storia vera. Non costruirono le scialuppe perché rovinavano l’effetto estetico e costavano troppo. Perché adesso l’Italia non avrà aiuti economici per il disastro economico che andremo a vivere? Perché le famiglie non avranno di diritto gli aiuti economici che serviranno per arrivare sereni a fine mese? Perché non ci sono i posti letto in ospedale ? Perché si stanno ammalando medici e infermieri più di tutti? Perché mancano mascherine, mancano protezioni per farli lavorare in sicurezza. Tagli alla sanità. I giovani più promettenti all’università invece di essere premiati con ingenti borse di studio, venivano quasi presi in giro, perché tanto in Italia non serve a niente studiare. Tagli all’istruzione. I professori trattati come bidelli, dopo anni e anni di studio, con stipendi non all’altezza del loro compito.
In tv solo cazzate: Grande Fratello, Barbara D’Urso, per tenerci con gli occhi e il cervello bendati. Adesso i politici vengono osannati come sex symbol, ma in realtà ciò che loro stanno facendo, sono manovre politiche, perché i nostri diritti di cittadini che abbiamo sempre pagato le tasse, non ci sono. Vi rendete conto in Italia chi ha la partita iva quanto paga di tasse? Adesso, in questa emergenza in cui nessuno può lavorare, quelle tasse servirebbero per far vivere le famiglie , non quelle quattro briciole che vogliono darci.
Apriamo gli occhi. Cantiamo le canzoni al balcone, conserviamo la voglia di vivere e di farcela, ma apriamo gli occhi. La consapevolezza fa paura al primo acchito, ma poi dona la libertà. Riprendiamoci in mano la nostra Italia, perché ce ne siamo sempre disinteressati della politica, la abbiamo usata per fare le barzellette , abbiamo fatto diventare i politici dei personaggi televisivi, da odiare, da sfottere, ma mentre noi ridevamo, loro complottavano. Adesso dobbiamo restare in casa e fare ciò che ci dicono, perché è la cosa giusta da fare, ma poi, quando torneremo a votare, facciamolo con coscienza. Informiamoci. Quando sentite un ragazzo di 25 anni che dice: “a me la politica non interessa”, preoccupatevi. Se un ragazzo non ha voglia di fare politica è perché è stato ipnotizzato che la felicità sta nei vestiti firmati e negli aperitivi. Sono gli stessi genitori che nei loro discorsi a casa dicono: non ho voglia di fare niente, vorrei solo andare in palestra, fare aperitivi e viaggiare. La vita non è questa. La vita è costruire qualcosa di bello: una nuova azienda, una famiglia, una città pulita e a misura d’uomo e del cittadino, dove tutti possano stare bene. La vita felice non è chiudersi in un locale a bere aperitivi per sballare il cervello. Se fate una domanda qui su fb a qualcuno: “Cosa farai quando tutto ciò sarà finito?” Rispondono che vogliono andare a bere per tutta la notte con gli amici. Invece la risposta giusta sarebbe: “voglio costruire un mondo migliore, partendo da me, dalla mia famiglia, dai miei colleghi, dalla mia azienda, dalla mia regione”.

– Miriam Messina

LOREDANA E MASSIMO capitolo 2 – Il rucolino

Massimo alla fine della cena ordinò il rucolino, un liquore tipico ischitano , preparato con la rucola e che si serve ghiacciato, in bicchiere ghiacciato. L’avevo sentito nominare ma non l’avevo mai assaggiato e mi piacque molto. Fu naturale alzarci insieme dal tavolo e dirigerci verso l’ascensore che ci avrebbe portato alle nostre camere. Eravamo sullo stesso piano. Io mi sentivo stordita per il vino e per il rucolino, ma anche perché ero stanca dopo la giornata di lavoro e dopo la passeggiata sulla spiaggia, sognavo soltanto di sdraiarmi sul letto e dormire.
Evidentemente per Massimo non era così, perché quando arrivammo davanti alla porta della mia camera, senza neanche darmi il tempo di pensare a una frase adatta per salutarlo, mi baciò appassionatamente sulla bocca, spingendomi con decisione contro la porta. Mille pensieri si affollarono nella mia testa. E se fosse stato uno stupratore? In fondo che sapevo di lui? Ero stata troppo leggera ad accettare di cenare con lui? Il bacio era profondo ma non provai nessuna eccitazione particolare, pensavo soltanto che era un perfetto estraneo e io ero una stupida che non riuscivo a gestire queste situazioni senza che mi sfuggissero di mano. Lo allontanai bruscamente ed entrai in camera senza salutarlo e senza dargli la possibilità di entrare, perché richiusi subito velocemente la porta. Mi era passata sia la stanchezza, sia l’ebbrezza per i liquori. Ero soltanto molto arrabbiata con me stessa. Sin da piccola, ogni situazione nuova che mi trovavo a vivere, la analizzavo minuziosamente per capire se mi fossi comportata nel modo giusto. Quell’isola però, con la sua aria di mare, mi stordiva, mi faceva perdere la cognizione della realtà.
Mi spogliai e mi misi a letto. Accesi la tv e ancora parlavano di quel virus cinese, e un esperto virologo spiegava che bastava poco che sarebbe arrivato anche da noi.
Mi assalì un’ondata di ansia che mi passò subito. Ero diventata così brava a dominare le mie paure che qualsiasi turbamento non mi sconvolgeva più di tanto e riuscivo sempre a ritrovare la serenità con dei pensieri che mi rassicuravano.
Dormii tutta la notte e il pensiero di Massimo non mi venne a trovare neanche una volta. Appena sveglia guardai il cellulare, mandai un messaggino a mio marito e mi infilai sotto alla doccia. Quando scesi in sala per la colazione, dai vetri lo splendore del mare mi abbagliò e mi fece sentire uno sprazzo di felicità interna.
Ordinai un cappuccino e una sfogliatella e me li gustai guardando il mare. Quando Massimo si sedette nuovamente al mio tavolo, come la sera precedente, mi ero talmente scordata di lui, che sussultai. “Loredana sei una donna particolare. Sei a Ischia da sola, hai la possibilità di passare la notte con un uomo come me, e ti chiudi in camera come se avessi paura. Non so cosa insegni ai corsi che tieni, ma di certo non sai vivere, perché occasioni come questa non capitano tutti i giorni”.
Lo guardai e sorrisi, perché non si capiva se era serio o scherzasse. In effetti era davvero molto bello. Alla luce del giorno la sua pelle era dorata e morbida, le labbra con un disegno molto particolare e lo sguardo talmente intenso che avevo l’impressione che dentro ci fossero centinaia di discorsi.
“Massimo tu sei un uomo molto affascinante, ma molto presuntuoso”. Senza dire altro mi diressi nella sala conferenze dove mi aspettava il direttore dell’hotel con il suo staff, per cominciare la nostra mattinata di lavoro.
Il pomeriggio andai in taxi a Forio a fare un po di shopping e la sera mi fermai lì in un ristorante che preparava delle pizze buonissime. Non pensai a Massimo, ma neanche a mio marito. Quella sera non mi mancava nessuno, neanche le mie amiche. Stavo bene da sola. Ero contenta che il lavoro stesse procedendo bene e che riuscivo a ottenere ottimi risultati. Non so se a voi sia mai capitato, ma questi momenti nella vita di noi donne sono rarissimi. Abbiamo sempre qualche mancanza con cui fare i conti, sempre qualche ansia che ci blocca, sempre lo stress che ci attanaglia. Invece dopo tanti anni, io finalmente mi sentivo serena con me stessa, non dovevo rincorrere nulla o nessuno, perché dipendevo totalmente da me stessa. Gustai la mia pizza margherita e bevvi una birra. Mi concessi anche una crepe alla nutella, me la meritavo. Quando tornai in hotel, decisi di fare il bagno in vasca, che mi mancava perché a casa avevo solo la doccia. Mi rilassai con gli occhi chiusi e a un certo punto ripensai al bacio con Massimo. Da quanto tempo non venivo baciata in quel modo? Con forza, con decisione, con passione. Soprattutto quando mai avevo trovato delle labbra così morbide e carnose? Gli uomini le avevano sempre sottili e secche, aride. Il bacio per me era stato quasi sempre più importante dell’amplesso. Dico quasi, perché quando poi trovi l’uomo con cui c’è sintonia, è tutto talmente collegato che non puoi distinguere i vari momenti. Massimo aveva anche un bel corpo, perlomeno vestito con gli abiti invernali appariva attraente. Senza accorgermene cominciai a chiedermi come fosse sotto ai vestiti. Per fortuna mi ripresi da quei sogni così scontati. Insomma stavo facendo la fine di quelle donnette che pare non abbiano mai visto un uomo. Mio marito era bello ed era anche una brava persona, che non meritava tali pensieri alle sue spalle. Mi addormentai delusa da me stessa. Sognai Massimo. Eravamo nudi nella vasca da bagno. Mi risvegliai nervosa e senza voglia di affrontare la giornata. Eppure non era tardi, era appena l’alba. Indossai dei jeans e un pullover, afferrai il giubbotto e scesi sulla spiaggia a guardare l’aurora. Se fosse stato un film avrei trovato anche Massimo, ma non era un film, per cui dopo un poco entrai a fare colazione e Massimo era seduto al tavolo con la ragazza bionda. Provai una fitta di fastidio. Ero convinta che dopo il litigio si fossero lasciati e invece erano ancora insieme. Feci colazione in fretta e andai in camera per indossare il tailleur da lavoro. Trascorsero altri giorni e non vidi più Massimo. Il pomeriggio prima della mia partenza ricevetti un messaggio sul cellulare da un numero sconosciuto. “Sono io, con gran fatica ho trovato il tuo numero. Ripenso sempre a quel bacio. Vorrei rivederti almeno per un saluto, domani lascio l’isola”. Gli risposi subito: ” Va bene, stasera ceniamo insieme, ti aspetto al mio tavolo”.
Trascorremmo tutto il tempo della cena a parlare e ridere. Viveva a Roma, era il titolare di un negozio di abbigliamento femminile vicino Piazza di Spagna. Io invece vivevo a Milano. Mi sembrò che la mia città fosse lontana anni luce dalla sua. Dopo cena prendemmo ancora il rucolino e decidemmo di acquistarne una bottiglia l’indomani prima di partire. Decidemmo di prendere lo stesso treno, cioè Massimo decise di acquistare un nuovo biglietto per fare il viaggio con me, perché il suo era di un’altra compagnia ferroviaria. Non gli chiesi della sua ragazza di Ischia. Non so come spiegarvi, ma eravamo talmente complici nei discorsi, che non ebbi neanche il tempo di pensare che lui potesse mai essere innamorato di lei. Salimmo in ascensore. Ci baciammo davanti alla mia porta. Un bacio lunghissimo, eccitante. Pensai a mio marito, non lo avevo mai tradito, ci tenevo al mio matrimonio. Mi allontanai e dissi sottovoce “buonanotte”. Lui non disse nulla, mi guardò e basta. Entrai in camera, mi sedetti sul letto e guardai la tv, che si era accesa in automatico inserendo la scheda elettronica. Ero immobile a ripensare a quel bacio. Ero confusa. Mi dissi che avevo fatto bene e andai in bagno a struccarmi. Dalla tv arrivò una edizione straordinaria del tg. In Italia i primi casi di coronavirus. Dal giorno dopo ci sarebbero stati nuovi provvedimenti. Presi il cellulare e trovai messaggi di mio marito, delle mie sorelle, delle mie amiche, tutti preoccupati per questa situazione. Io mi guardai allo specchio e mi chiesi se fossi preoccupata. Ebbi un brivido di presentimento di ciò che sarebbe potuto accadere. Fu un attimo. Uscii dalla camera e andai a bussare alla porta di Massimo. Quando aprì restò stupito che fossi io. Lo abbracciai di colpo, poi alzai gli occhi e vidi la ragazza bionda sdraiata sul letto.

Miriam Messinacaesar-tour-hotel-terme-cristallo-palace--casamicciola-terme-77

MARTA E CLAUDIO – ROMANZO BREVE

Marta e Claudio si amano molto.
Si amano da circa due anni di un amore vero e forte, uno di quegli amori che capitano una volta nella vita.
Marta e Claudio non possono stare insieme, perché non sono liberi e non sono quel tipo di persone che buttano tutto all’aria, facendo soffrire altre persone, per realizzare la loro felicità.
Marta, 5 anni fa, ebbe un esaurimento nervoso, a causa di un aborto, e ha trascorso circa 3 anni a letto, imbottita di farmaci che la rendevano insopportabile, ha tentato più volte il suicidio e soltanto il marito le è stato vicino, nessun altro, l’avevano abbandonata tutti.
Quando due anni fa Marta è finalmente guarita , ha promesso al marito che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice e dimenticare quei terribili anni vissuti insieme. Il marito ama molto Marta e farebbe qualsiasi cosa per lei.
La compagna di Claudio 8 anni fa è restata incinta, era grande la loro felicità, fin quando, al quinto mese, hanno scoperto che il bambino non avrebbe potuto vivere una vita normale, a causa di una malformazione che lo avrebbe reso invalido sin dalla nascita.
La compagna di Claudio ha vissuto dei momenti terribili e aveva deciso di interrompere la gravidanza, perché non se la sentiva di mettere al mondo un bimbo con così gravi problematiche. Claudio fece di tutto per convincerla a continuare la gravidanza, dicendo che non potevano uccidere il frutto del loro amore e che non l’avrebbe lasciata mai sola, nel difficile compito di tirare su’ e accudire il loro bambino, per sempre.
Marta e Claudio si sono incontrati in un giorno di febbraio, era il 17, la festa del gatto.
Si sono piaciuti subito, ma si piacevano già, perché si conoscevano di vista da sempre, anche se non si erano mai rivolti la parola.
Come descrivere il loro amore?
Nacque cosi naturalmente, così splendente, che non poteva mai essere una cosa sbagliata.
Quando due anime gemelle si incontrano, non c’è da farsi troppe domande, bisogna soltanto stare insieme e mollare tutto il resto.
Per loro non era possibile mollare tutto.
Immaginavano ogni giorno, come sarebbe stato bello, pranzare insieme, fare la spesa insieme, andare al ristorante, in viaggio, fare delle lunghe passeggiate, organizzare cene con gli amici e ridere , baciarsi, progettare il futuro, fare l’amore, litigare, fare pace e dormire insieme nella pace dell’amore vero.
La loro felicità avrebbe distrutto le persone che avevano a fianco e non si sarebbero goduti niente, niente…
Un pomeriggio, al telefono, Claudio le ricordò di quella volta in cui lui, 10 anni prima, era entrato nell’ufficio in cui lei lavorava, perché aveva un appuntamento con un suo collega.
Anche Marta ricordava perfettamente quel giorno.
Era seduta alla sua scrivania e indossava uno dei suoi completi classici, che la facevano sentire così professionale e ordinata. I lunghi capelli sciolti sulle spalle, il sorriso sempre pronto. Lo vide entrare dalla porta a vetri, che bel ragazzo che era, chissà che ci faceva li? Si avvicinò alla scrivania, e con un sorriso dolcissimo, chiese di poter parlare con quel fanatico del suo collega.
Marta guardò Claudio e per un momento non seppe cosa rispondere, dentro di lei era convinta che quel ragazzo era entrato per lei, ma non era cosi.
Lui entrò nell’ufficio del suo collega e si trattenne una ventina di minuti.
Marta pensò che quando fosse uscito, gli avrebbe chiesto di cosa avessero parlato, così lo avrebbe conosciuto meglio, le era sempre piaciuto quel ragazzo, ma non aveva mai avuto occasione di incontrarlo.
Claudio poi le confidò che anche lui aveva pensato di invitarla a prendere un caffè, quando fosse uscito dall’ufficio del collega.
Invece il destino aveva deciso diversamente.
Squillo’ il telefono di Marta, era l’agenzia di Londra, per un ordine importante, una telefonata troppo urgente, a cui dovette dedicare la massima attenzione.
Quando Claudio ripasso’ davanti alla scrivania, era distratta, lui la salutò con un bacio soffiato sulla mano, lei con un sorriso.
Poi la vita andò avanti, come sempre impietosa e veloce, e non ci pensarono più.
Che pena nel cuore a pensarci oggi.
Se non fosse squillato il telefono, adesso magari erano insieme, sposati, con i loro figli e la loro casa.
Erano sicuri che sarebbe stato un bel matrimonio, non logorato dallo scorrere del tempo, non offuscato dai piccoli o grandi problemi quotidiani.
Una sera d’inverno, si videro al posto dove si erano parlati quel giorno del primo incontro, il giorno della festa del gatto.
Mentre si baciavano, Marta avvertì un fruscio vicino alla gamba e scorse un gatto rosso che si strofinava e faceva le fusa ai loro piedi.
Lo carezzarono insieme. Aveva un collarino verde, a cui attaccato c’era una pallina di vetro, in cui si vedeva un bigliettino.
Marta aprì la pallina ed estrasse il foglio.
Lesse ciò che vi era scritto a mente e poi lo fece leggere a Claudio, che a voce alta disse: “esprimi un desiderio”.
Si guardarono. Sorrisero. Loro due si sorridevano sempre quando si guardavano, ma stavolta il sorriso era diverso, era di una complicità e di un’intensita’, che a scrivere non si può spiegare.
Marta disse con voce ferma e sicura: “vogliamo tornare a dieci anni fa”.
D’improvviso arrivò un temporale violentissimo, acqua a secchiate addosso, vento, raffiche fortissime, sembrava un uragano.
Marta e Claudio persero conoscenza, come fossero annegati o volati via nel vortice del temporale.
Quando Marta aprì gli occhi era nel suo letto, nella sua cameretta, a casa dei suoi genitori.
Sua mamma la stava chiamando dalla cucina per il caffè. Mamma era ancora viva.
Corse in cucina, era tutto come allora, la mamma era di spalle, coi suoi cari vestiti, che aveva dimenticato, ma che adesso erano così familiari. La chiamò: “mamma…”
Che cara parola, che bel suono da pronunciare ad alta voce. La abbraccio’ forte e da quel giorno la abbraccio’ spessissimo.
Era tornata a 10 anni fa, con la memoria di adesso. Sapeva cosa era accaduto e non era un sogno, perché la vita procedeva normale e ordinaria.
Sapeva che era accaduta una magia.
Non voleva fare passi falsi.
Non poteva andare a cercare Claudio dove viveva 10 anni fa, c’era il rischio che l’incantesimo si rompesse.
Doveva aspettare il giorno dell’ufficio, ma non ricordava qual era.
Finalmente una mattina lo vide apparire dalla porta a vetri.
Era tutto esattamente come 10 anni prima.
Claudio si avvicinò alla scrivania e lei si chiese se anche lui avesse la memoria di oggi.
Evidentemente no, perché lui le chiese di parlare col suo collega fanatico.
Mentre Claudio era in ufficio, Marta capì che lui non ricordava nulla di loro e doveva decidere lei da sola se cambiare il destino oppure no.
Squillo’ il telefono. Era Londra. Parlò dell’ordine. Si aprì la porta dell’ufficio del collega, da cui uscì Claudio, che la salutò con un bacio soffiato sulla mano.
Marta posò la cornetta del telefono sulla scrivania, mentre era ancora in corso la conversazione, si alzò in piedi e guardo’ Claudio. Anche lui la guardò, per un attimo che sembrava non dovesse smettere mai.
Le disse: “Quando finisce il turno le piacerebbe prendere un caffè con me?”
Fu il primo caffè della loro meravigliosa storia d’amore, da cui nacquero 2 bambini stupendi e sani, cresciuti in un clima di gioia e purezza infinite.
La vita spesso è dura con noi, ma se sapremo credere alla magia e sapremo essere onesti e attendere, senza fare del male a nessuno, arriverà un segno, un’occasione, che dovremo cogliere, per poter essere felici .

– Miriam Messina

LA POSTA DEL CUORE

Adesso vorrei pubblicare la lettera di un giovane uomo, perché non siamo solo noi donne a soffrire per amore.

“Miriam,Ti racconto la mia storia,non sono in molti a conoscerla,ma a Te la voglio raccontare perché penso che Tu sia una persona sopra la media. Ho conosciuto la mia ex nel lontano 2003. Non sarei in grado di raccontartela a parole perché mi verrebbe da piangere,posso solo scriverla. Lei Siciliana,molto bella,abbiamo iniziato con un rapporto a distanza. La cosa più bella,però, è che lei aveva una meravigliosa bambina di tre anni e questo non è stato un deterrente,anzi ,era una cosa stupenda diventare padre di un angelo. Abbiamo fatto di tutto per fare in modo di portarle a vivere qui da me,ma alla fine ci siamo riusciti. Ho cresciuto questa bambina come fosse mia,l’ho protetta e amata come si ama un figlio,se non di più! Poi tra il 2016 ed il 2017 è successo qualcosa ,che non saprei nemmeno spiegarti,comunque non sarebbe nemmeno corretto da parte mia incolpare lei,quando muore una storia non ci sono colpevoli,ma solo vittime. Però ho voluto continuare a vedere sua figlia, perché per me non era cambiato niente nei suoi confronti, lei era mia figlia . Ma piano piano si è staccata da me, è stato come una candela che si stava spegnendo! Questo perché la mamma doveva ( ed ora lo ha fatto) andare a convivere, assieme alla figlia, con un’altra persona e quindi io ero un intoppo. , questa cosa ha creato un baratro dentro di me, sono passato da essere padre ad essere niente in uno schioccare di dita. A testa bassa ho fatto un passo indietro, senza scalpore, senza “disturbare” perché qualsiasi mia azione avrebbe creato dispiaceri a tutti, specialmente alla ragazzina, vittima anche lei di questo mondo “variabile “ di sentimenti!”

LA DONNA GIUSTA

Oggi chiacchieravo con un amico,
che mi raccontava felice della sua storia. Curiosona come sempre, ho chiesto:
“Scusa ma come hai fatto a capire che era lei la donna giusta?”
“Perché dopo un po’ di giorni senza vederla,
mi mancava l’aria…”

– Miriam Messina46656737_1676995862400174_6880783370515644416_n

L’AMICA GENIALE

Il 27 novembre su raiuno andrà in onda finalmente la fiction: “L’amica geniale”, a cui ho avuto l’onore di partecipare come comparsa. Qui sono in una foto rubata dal set, a maggio, a Ischia Ponte. Per il film, il Borgo è stato trasformato e riportato agli anni 50. I truccatori, i costumisti e i parrucchieri hanno fatto un lavoro eccellente. Ogni dettaglio era studiato nei minimi particolari. Questo che indosso è un originale abito di quel tempo, persino il reggiseno che mi hanno fornito era anni 50. Ci hanno tolto tutto il trucco e messo del nero sul viso, sulle braccia e sulle unghie per farci apparire poco puliti, perché all’ epoca non tutti avevano la doccia. A molte ragazze hanno tagliato i capelli, ma siccome io li ho molto lunghi, me li hanno unti, intrecciati e raccolti. È stata una giornata meravigliosa. Io appariro’ in piazza quando arriva il traghetto e sarò poi affacciata ancora successivamente sul traghetto che riparte, mentre la protagonista corre sul molo per prenderlo, ma lo perde. Vi aspetto martedì 27 alle 21 su raiuno.46706049_1678337102266050_1006087327354716160_n

ALTERNANZA

L’amore è alternanza, solo così possiamo descriverlo…
Un giorno ci consola come un amico, come un fratello.
Un giorno ci fa soffrire come il peggior nemico, e le spire dell’ odio più potente s’ insinuano tra i nostri pensieri.
Un altro giorno ci scuote la passione più esaltante, e il giorno dopo ancora la tenerezza più dolce,
sempre verso quell’ unica persona,
con mille colori, mille emozioni, tutte in girotondo intorno, dentro e fuori, forza e debolezza, dolcezza e violenza,
ricordo e oblio,
mai più e per sempre,
addio,
no, ancora…
insieme…

– Miriam Messina 44716170_1634172850015809_5160544351654248448_n

L’AMORE PURO

Ho dovuto aspettare
davvero tanto tempo
nonna 
perché le tue parole
avessero un senso
e risuonassero cristalline
alle mie orecchie
come se le avessi pronunciate
questa mattina
e non una marea di anni fa.

“Piccola mia non piangere per
questo ragazzo
che tra un paio di mesi
avrai già dimenticato.
Riconoscerai l’amore
quando arriverà,
perché ti apparirà
come qualcosa di talmente
pulito e giusto,
talmente ovvio
nella sua naturalezza
che qualsiasi persona o cosa
al suo cospetto
sembrerà sbiadita
e sporca.
Qualsiasi situazione
potrete mai vivere
sarà limpida,
perché limpidi
saranno i vostri cuori.
Perché l’amore vero
tutto purifica
e tutto fa splendere.”

– Miriam Messina

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