PERDERE UN FIGLIO

Un genitore che ha perso un figlio,
non riesce più a essere felice
neanche un secondo della vita
che gli resta da scontare,
sì da scontare e non da vivere.
A volte riesce a ridere per qualche attimo,
come se la memoria cedesse
per qualche istante,
ma subito dopo accade peggio,
perché oltre alla coscienza della realtà,
arriva anche il senso di colpa
per aver potuto ancora gioire.
Il senso di colpa.
La rabbia.
Rendersi conto che è accaduto
proprio alla tua famiglia.
Non poter cedere.
Dover continuare a lottare per chi resta.
Desiderare di essere solo al mondo
per poter morire anche tu in pace.
Sentirsi in colpa poi
anche per questo pensiero.
Odiare chi ha i figli vivi.
Odiare chi parla per consolare.
Sentirsi uno schifo poi
per questi pensieri.
E la mancanza
sempre più forte.
Sempre.
Continua.

– Miriam Messina78185512_2278797632219991_4199308508778201088_n.jpg

LA POSTA DEL CUORE

“Salve, sono una mamma di una bimba di 5 anni, nata da un grande amore… Peccato che lui è un grande manipolatore… Che all’inizio mi ha fatto vivere una favola… Un amore travolgente e passionale… Ho perso completamente la testa e gli ho dato tutta me stessa,anche l’anima… Per poi ritrovarmi in un incubo. Ho subito violenze psicologiche di ogni tipo. Non ero mai abbastanza… Ho accettato situazioni inaccettabili, offese, insulti sia a me che alla mia famiglia, perché volevo a tutti i costi portare avanti questa relazione e far crescere mia figlia con suo padre. Ma alla fine ho dovuto prendere una decisione… Non avevo più una vita.. Vivevo in ansia e con la paura addosso giorno e notte. Adesso sto molto meglio… Anche se mi porto ancora delle ferite dentro che non so se guariranno mai.. Ora vedo mia figlia, che ovviamente lo frequenta 3 giorni a settimana, completamente manipolata da lui. E questo mi fa molto male, non so quale sia la cosa meno peggiore tra crescere senza un padre o frequentare un padre così… Grazie a chi risponderà.”

IL GENITORE CARNALE

Genitori moderni: sognano un figlio a cui dare un nome particolare, raro. È ancora in pancia, piccolo come una mela e già acquistano scarpine di marca, vestitini firmati.
Il sogno del bebe’ che si ha in testa è cosparso di immagini confezionate.
Culle piene di merletti, il passeggino firmato come l’attrice del momento, foto in abiti premaman simili a modelle.
Il bimbo viene al mondo: occorre subito programmare un viaggio perché il nuovo nato non può limitare le nostre occasioni di svago. Ci si organizza con baby sitter per poter uscire la sera e continuare la vita di sempre.
Oppure ci sono i nonni. Che dopo anni di lavoro vorrebbero finalmente godersi la pensione e invece devono fare i nonni a tempo pieno. Otto ore al giorno. Sono stanchi. Eppure i figli lo pretendono perché il genitore moderno deve andare in palestra, deve andare agli aperitivi per continuare la vita sociale e fare molti viaggi. Si smette di allattare per tornare subito in ufficio, anche se si potrebbe posticipare di 6 mesi. Eh ma le spese sono tante. Bisogna per forza organizzare un grande ricevimento per il Battesimo, mica si può fare una cerimonia intima. È il primo figlio. Bisogna spendere e spandere. Poi questo figlio diventa un’immagine che mostriamo sul cellulare in ufficio, alle cene, non abbiamo neanche il suo odore addosso.
Il genitore moderno non è carnale, non gioca col figlio, non lo bacia e morde di continuo, non gli canta la ninna nanna. Lo mette solo su un altarino, ma non lo sente carne sua. È un oggetto. Un simbolo di realizzazione. Ecco. Sono diventata mamma. Sono diventato papà. Se poi il secondo è femminuccia ho fatto la coppietta. Il genitore moderno non vuole rinunciare a nulla. Se il bimbo ha la febbre si stufa. Se piange per i dentini si sente oppresso dal pianto, non ha la pazienza di consolarlo. Al genitore moderno manca il tempo. Perché rincorre la prova costume, rincorre la libertà di poter uscire a qualsiasi ora come prima. Rincorre la carriera e la realizzazione personale.
Invece no. Se vuoi diventare genitore devi sapere che la tua vita cambierà e non sarà più come prima. Il genitore carnale però non soffre per questa nuova situazione, perché lo sente il bambino, lo sente nelle proprie viscere, sia che sia padre o che sia madre. È nata una vita da me. Tutto è cambiato. Il bambino è parte di me. Lo vivo. Lo sento. Avverto le colichette, avverto il pianto, sento le manine che stringono il mio dito. Sono un genitore carnale. Non mi importa di programmare subito un viaggio o di non tornare subito in forma. Ci andrò l’anno prossimo in palestra, dopo lo svezzamento. Sto guidando la macchina e sto cantando una canzone ad alta voce che piace al bambino, è la sua preferita, lui mi sta ascoltando. Non sto pensando alla tintoria, alle bomboniere per il battesimo, a cosa indossero’ stasera alla cena per far invidia alle mie amiche. Sto pensando che in questo periodo della mia vita voglio dedicarmi al mio bambino perché è ancora piccolo e ha bisogno di addormentarsi in braccio a me. Avrò tutta la vita per tornare ad essere la donna di affari, elegante, perfetta, precisa. Avrò tutta la vita per essere l’uomo libero e brillante che ero e tornare a giocare a calcetto due volte a settimana. Adesso la priorità è il mio essere papà. Non possiamo fare tutto, essere tutto. Altrimenti ci stancheremo e non riusciremo più ad essere lucidi, in una giornata troppo piena il nostro cervello andrà in tilt e cominceremo a dimenticare qualcosa. In macchina non canteremo più le canzoncine per il bambino, la mente sarà altrove, troppo altrove, parcheggeremo l’auto pensando che è tardi, che gli altri saranno già in ufficio, che stasera dovremo fare la spesa per acquistare cose che non ci servono. Perché tutto ciò che ci serve è guardare il sorriso del nostro bimbo, ma non ci siamo voltati a guardarlo e da domani non lo potremo vedere mai più.
Fermiamoci.
Torniamo a dare valore a ciò che conta.

– Miriam Messina