TI AMO COSI’

26168406_10213885195958097_2974813850683363540_nTi amo in modo semplice e chiaro

senza scossoni e senza ombre
come quei pomeriggi 
di primavera
in cui sei seduto in giardino
e il sole è tiepido
l’aria è leggera
e i fiori sono aperti
aspettando le api.
Ti amo così.

– Miriam Messina

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I PEZZENTI

Chi sono i pezzenti?
Sono coloro che per una manciata di denaro, che a volte non supera pochi euro o poche decine di euro, sono disposti a perdere la dignità. Sono disposti a sputare in faccia a un amico o a rendersi ridicoli davanti agli altri.
Chi è pezzente col denaro lo è anche nei sentimenti e nei rapporti con gli altri.
Sono coloro che rinfacciano, che umiliano, che usano mezzi sporchi per uscire puliti dalle situazioni.
I pezzetti non sono i poveri.
Assolutamente no.
I poveri spesso non li riconosci perché sono vestiti di dignità.
I pezzenti li riconosci subito.
Mio padre da piccoli ci ripeteva sempre: “ricordatevi che voi siete dei gran signori, anche se non avrete soldi, lo sarete sempre, perché il signore si riconosce dal comportamento”.

– Miriam Messina

IL GENITORE CARNALE

Genitori moderni: sognano un figlio a cui dare un nome particolare, raro. È ancora in pancia, piccolo come una mela e già acquistano scarpine di marca, vestitini firmati.
Il sogno del bebe’ che si ha in testa è cosparso di immagini confezionate.
Culle piene di merletti, il passeggino firmato come l’attrice del momento, foto in abiti premaman simili a modelle.
Il bimbo viene al mondo: occorre subito programmare un viaggio perché il nuovo nato non può limitare le nostre occasioni di svago. Ci si organizza con baby sitter per poter uscire la sera e continuare la vita di sempre.
Oppure ci sono i nonni. Che dopo anni di lavoro vorrebbero finalmente godersi la pensione e invece devono fare i nonni a tempo pieno. Otto ore al giorno. Sono stanchi. Eppure i figli lo pretendono perché il genitore moderno deve andare in palestra, deve andare agli aperitivi per continuare la vita sociale e fare molti viaggi. Si smette di allattare per tornare subito in ufficio, anche se si potrebbe posticipare di 6 mesi. Eh ma le spese sono tante. Bisogna per forza organizzare un grande ricevimento per il Battesimo, mica si può fare una cerimonia intima. È il primo figlio. Bisogna spendere e spandere. Poi questo figlio diventa un’immagine che mostriamo sul cellulare in ufficio, alle cene, non abbiamo neanche il suo odore addosso.
Il genitore moderno non è carnale, non gioca col figlio, non lo bacia e morde di continuo, non gli canta la ninna nanna. Lo mette solo su un altarino, ma non lo sente carne sua. È un oggetto. Un simbolo di realizzazione. Ecco. Sono diventata mamma. Sono diventato papà. Se poi il secondo è femminuccia ho fatto la coppietta. Il genitore moderno non vuole rinunciare a nulla. Se il bimbo ha la febbre si stufa. Se piange per i dentini si sente oppresso dal pianto, non ha la pazienza di consolarlo. Al genitore moderno manca il tempo. Perché rincorre la prova costume, rincorre la libertà di poter uscire a qualsiasi ora come prima. Rincorre la carriera e la realizzazione personale.
Invece no. Se vuoi diventare genitore devi sapere che la tua vita cambierà e non sarà più come prima. Il genitore carnale però non soffre per questa nuova situazione, perché lo sente il bambino, lo sente nelle proprie viscere, sia che sia padre o che sia madre. È nata una vita da me. Tutto è cambiato. Il bambino è parte di me. Lo vivo. Lo sento. Avverto le colichette, avverto il pianto, sento le manine che stringono il mio dito. Sono un genitore carnale. Non mi importa di programmare subito un viaggio o di non tornare subito in forma. Ci andrò l’anno prossimo in palestra, dopo lo svezzamento. Sto guidando la macchina e sto cantando una canzone ad alta voce che piace al bambino, è la sua preferita, lui mi sta ascoltando. Non sto pensando alla tintoria, alle bomboniere per il battesimo, a cosa indossero’ stasera alla cena per far invidia alle mie amiche. Sto pensando che in questo periodo della mia vita voglio dedicarmi al mio bambino perché è ancora piccolo e ha bisogno di addormentarsi in braccio a me. Avrò tutta la vita per tornare ad essere la donna di affari, elegante, perfetta, precisa. Avrò tutta la vita per essere l’uomo libero e brillante che ero e tornare a giocare a calcetto due volte a settimana. Adesso la priorità è il mio essere papà. Non possiamo fare tutto, essere tutto. Altrimenti ci stancheremo e non riusciremo più ad essere lucidi, in una giornata troppo piena il nostro cervello andrà in tilt e cominceremo a dimenticare qualcosa. In macchina non canteremo più le canzoncine per il bambino, la mente sarà altrove, troppo altrove, parcheggeremo l’auto pensando che è tardi, che gli altri saranno già in ufficio, che stasera dovremo fare la spesa per acquistare cose che non ci servono. Perché tutto ciò che ci serve è guardare il sorriso del nostro bimbo, ma non ci siamo voltati a guardarlo e da domani non lo potremo vedere mai più.
Fermiamoci.
Torniamo a dare valore a ciò che conta.

– Miriam Messina

HAI DETTO SI’

Ho capito che mi amavi
quando anche se eravamo
stati insieme due ore,
quando dovevamo salutarci
mi dicevi ogni volta:
“aspetta ancora un po’
stai ancora qui con me.”
Ho capito che mi amavi
quando ti dicevo “lasciami in pace”
se ero nervosa
e tu invece mi cercavi ancora.
Ti dicevo:
“voglio stare un po’ tranquilla stasera”
e tu mi baciavi.
Ti dicevo:
“è l’ultima volta che ci vediamo”
e mi richiamavi dopo un’ora.
Infrangevi sempre le regole, per me.
Poi quel giorno che ti dissi:
“mi sono fidanzata”
e venisti al ristorante
dove ero con lui.
Mi prendesti in braccio
e mi portasti via.
Lui non ci rincorse.
Lui non fece nulla
per fermarti.
Ho capito che mi amavi
perché se avevo la febbre
per te era come fossi in punto di morte,
la mia salute era importante per te
non mi cercavi solo
quando stavo in forma.
Ho capito che mi amavi
quando ti telefonavo
e tu rispondevi sempre,
anche se eri occupato,
erano gli altri
che dovevano aspettare
non io.
Ho capito che mi amavi quando
tra cento ragazze più belle
hai scelto me
e mi dicevi ogni giorno:
“ricordati che sei bellissima,
e lo sarai sempre,
perché sei una stella
e le stelle brillano giorno e notte
anche se di giorno
nessuno le vede”.
Ho capito di amarti
quando un giorno sei sparito
e il mondo è diventato un deserto
e nella tua assenza
ho sentito la forza del tuo amore
che mi parlava senza voce
e schiaffeggiava
la mia testardaggine
senza farmi male fisico
ma male dentro
come un pugno.
Ho capito che mi amavi
quando ti ho richiamato
e hai detto si
senza lo stupido orgoglio
delle altre persone.
Tu hai detto sì.

– Miriam Messina

IL PADRE E’ UNA PIETRA

Ognuno se lo porta dentro
il suo papà
il suo babbo
il suo papi.
Te lo porti dentro da vivo
e ancor più forte da morto.
Il padre è una pietra
nella nostra esistenza.
Pietra perché forte come
una roccia
o pietra perché resta lì
e non si toglie più
dai ricordi
belli o brutti.
Il volto di un padre
non ha lineamenti
è un volto unico
un quadro immobile.
Le parole di un padre
ci restano nelle orecchie
e ogni tanto le ripetiamo
con lo stesso suo tono.
A volte le richiamiamo noi
ma più spesso ci entrano
nella testa da sole
e non se ne vogliono andare.
Beati coloro che vedranno
il padre tornare bambino
nel tempo della vecchiaia
e avranno la possibilità
di fare da padre a un padre
per far chiudere un cerchio.
Il padre è una pietra
incastrata nel cammino
della nostra vita
per sempre.

Miriam Messina

 

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PARLATELE

Consiglio ai maschietti:
se volete conquistare una donna, parlatele.
Non importa se siete magri o robusti, se avete gli occhi marroni o azzurri, se siete biondi o pelati.
Parlatele, scegliete belle parole,
sceglietele una ad una. 
Perché i centri del piacere, nel cervello femminile, si attivano attraverso l’udito.

– Miriam Messina

LA BANALITA’ DEL DOLORE

La cultura ti salva sempre.
Non sei mai solo.
Perché in ogni dolore
la tua testa crea frasi
con parole desuete
che conoscono in pochi.
Le tue parole creano frasi
e nelle frasi ci puoi stare
come in un mucchio di cuscini comodi.
Gli ignoranti se soffrono
pensano:
“sto male”.
I colti hanno meandri di parole
aforismi
citazioni
in cui cullarsi
per farsi del bene
e guarire.
Quante scappatoie creano
le parole.
Potente balsamo di gioia
e forza.
Una frase giusta
ti salva sempre
dalla banalità
del dolore.

– Miriam Messina

SAI QUANDO?

Sai quando sarai diventato davvero adulto? Quando sarai capace di onorare i tuoi genitori e ringraziarli per averti dato la possibilità di esistere. Al di là dell’amore che avrai ricevuto. Al di là dell’infanzia che ti avranno donato e al di là di ciò che ti avranno o non ti avranno lasciato.

– Miriam Messina

LA NOSTRA STORIA

Ci conoscemmo a maggio
e ci sposammo a dicembre,
a Natale.
Non sapevamo niente
delle storie degli altri
e non le volevamo sapere.
Prendemmo una casa,
mettemmo un crocifisso
una Madonnina sul letto
e ogni settimana aggiungevamo
qualche mobile.
Fu tutto talmente naturale
senza difficoltà.
Perché volevamo stare insieme.
Era cosi bello stare abbracciati sul letto.
Lavoravamo e poi stavamo insieme
e piano piano organizzavamo
le cose intorno a noi.
Una storia semplice
forse banale
ma è la nostra storia.

– Miriam Messina

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