FELICITà

L’ammissione più difficile da fare per una persona adulta è quella di ammettere di non essere felice. La continua ricerca di alibi per giustificare questa condizione, affatica l’organismo e il cervello che prima o poi andrà in stand by.

– Miriam Messina

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SCRIVERE

Se volete scrivere, non andate a cercare le parole. Vivete intensamente, e saranno le parole a cercare voi. Arriverà un momento in cui, qualsiasi cosa starete facendo, dovrete fermarvi per forza, e scrivere. Nessuno potrà bloccarvi, neanche quella persona per cui dareste la vita. Non sentirete né i crampi della fame, né il gelo della notte…

– Miriam Messina 53918380_1828063500626742_1708661294564900864_n.jpg

MARTA E CLAUDIO – ROMANZO BREVE

Marta e Claudio si amano molto.
Si amano da circa due anni di un amore vero e forte, uno di quegli amori che capitano una volta nella vita.
Marta e Claudio non possono stare insieme, perché non sono liberi e non sono quel tipo di persone che buttano tutto all’aria, facendo soffrire altre persone, per realizzare la loro felicità.
Marta, 5 anni fa, ebbe un esaurimento nervoso, a causa di un aborto, e ha trascorso circa 3 anni a letto, imbottita di farmaci che la rendevano insopportabile, ha tentato più volte il suicidio e soltanto il marito le è stato vicino, nessun altro, l’avevano abbandonata tutti.
Quando due anni fa Marta è finalmente guarita , ha promesso al marito che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice e dimenticare quei terribili anni vissuti insieme. Il marito ama molto Marta e farebbe qualsiasi cosa per lei.
La compagna di Claudio 8 anni fa è restata incinta, era grande la loro felicità, fin quando, al quinto mese, hanno scoperto che il bambino non avrebbe potuto vivere una vita normale, a causa di una malformazione che lo avrebbe reso invalido sin dalla nascita.
La compagna di Claudio ha vissuto dei momenti terribili e aveva deciso di interrompere la gravidanza, perché non se la sentiva di mettere al mondo un bimbo con così gravi problematiche. Claudio fece di tutto per convincerla a continuare la gravidanza, dicendo che non potevano uccidere il frutto del loro amore e che non l’avrebbe lasciata mai sola, nel difficile compito di tirare su’ e accudire il loro bambino, per sempre.
Marta e Claudio si sono incontrati in un giorno di febbraio, era il 17, la festa del gatto.
Si sono piaciuti subito, ma si piacevano già, perché si conoscevano di vista da sempre, anche se non si erano mai rivolti la parola.
Come descrivere il loro amore?
Nacque cosi naturalmente, così splendente, che non poteva mai essere una cosa sbagliata.
Quando due anime gemelle si incontrano, non c’è da farsi troppe domande, bisogna soltanto stare insieme e mollare tutto il resto.
Per loro non era possibile mollare tutto.
Immaginavano ogni giorno, come sarebbe stato bello, pranzare insieme, fare la spesa insieme, andare al ristorante, in viaggio, fare delle lunghe passeggiate, organizzare cene con gli amici e ridere , baciarsi, progettare il futuro, fare l’amore, litigare, fare pace e dormire insieme nella pace dell’amore vero.
La loro felicità avrebbe distrutto le persone che avevano a fianco e non si sarebbero goduti niente, niente…
Un pomeriggio, al telefono, Claudio le ricordò di quella volta in cui lui, 10 anni prima, era entrato nell’ufficio in cui lei lavorava, perché aveva un appuntamento con un suo collega.
Anche Marta ricordava perfettamente quel giorno.
Era seduta alla sua scrivania e indossava uno dei suoi completi classici, che la facevano sentire così professionale e ordinata. I lunghi capelli sciolti sulle spalle, il sorriso sempre pronto. Lo vide entrare dalla porta a vetri, che bel ragazzo che era, chissà che ci faceva li? Si avvicinò alla scrivania, e con un sorriso dolcissimo, chiese di poter parlare con quel fanatico del suo collega.
Marta guardò Claudio e per un momento non seppe cosa rispondere, dentro di lei era convinta che quel ragazzo era entrato per lei, ma non era cosi.
Lui entrò nell’ufficio del suo collega e si trattenne una ventina di minuti.
Marta pensò che quando fosse uscito, gli avrebbe chiesto di cosa avessero parlato, così lo avrebbe conosciuto meglio, le era sempre piaciuto quel ragazzo, ma non aveva mai avuto occasione di incontrarlo.
Claudio poi le confidò che anche lui aveva pensato di invitarla a prendere un caffè, quando fosse uscito dall’ufficio del collega.
Invece il destino aveva deciso diversamente.
Squillo’ il telefono di Marta, era l’agenzia di Londra, per un ordine importante, una telefonata troppo urgente, a cui dovette dedicare la massima attenzione.
Quando Claudio ripasso’ davanti alla scrivania, era distratta, lui la salutò con un bacio soffiato sulla mano, lei con un sorriso.
Poi la vita andò avanti, come sempre impietosa e veloce, e non ci pensarono più.
Che pena nel cuore a pensarci oggi.
Se non fosse squillato il telefono, adesso magari erano insieme, sposati, con i loro figli e la loro casa.
Erano sicuri che sarebbe stato un bel matrimonio, non logorato dallo scorrere del tempo, non offuscato dai piccoli o grandi problemi quotidiani.
Una sera d’inverno, si videro al posto dove si erano parlati quel giorno del primo incontro, il giorno della festa del gatto.
Mentre si baciavano, Marta avvertì un fruscio vicino alla gamba e scorse un gatto rosso che si strofinava e faceva le fusa ai loro piedi.
Lo carezzarono insieme. Aveva un collarino verde, a cui attaccato c’era una pallina di vetro, in cui si vedeva un bigliettino.
Marta aprì la pallina ed estrasse il foglio.
Lesse ciò che vi era scritto a mente e poi lo fece leggere a Claudio, che a voce alta disse: “esprimi un desiderio”.
Si guardarono. Sorrisero. Loro due si sorridevano sempre quando si guardavano, ma stavolta il sorriso era diverso, era di una complicità e di un’intensita’, che a scrivere non si può spiegare.
Marta disse con voce ferma e sicura: “vogliamo tornare a dieci anni fa”.
D’improvviso arrivò un temporale violentissimo, acqua a secchiate addosso, vento, raffiche fortissime, sembrava un uragano.
Marta e Claudio persero conoscenza, come fossero annegati o volati via nel vortice del temporale.
Quando Marta aprì gli occhi era nel suo letto, nella sua cameretta, a casa dei suoi genitori.
Sua mamma la stava chiamando dalla cucina per il caffè. Mamma era ancora viva.
Corse in cucina, era tutto come allora, la mamma era di spalle, coi suoi cari vestiti, che aveva dimenticato, ma che adesso erano così familiari. La chiamò: “mamma…”
Che cara parola, che bel suono da pronunciare ad alta voce. La abbraccio’ forte e da quel giorno la abbraccio’ spessissimo.
Era tornata a 10 anni fa, con la memoria di adesso. Sapeva cosa era accaduto e non era un sogno, perché la vita procedeva normale e ordinaria.
Sapeva che era accaduta una magia.
Non voleva fare passi falsi.
Non poteva andare a cercare Claudio dove viveva 10 anni fa, c’era il rischio che l’incantesimo si rompesse.
Doveva aspettare il giorno dell’ufficio, ma non ricordava qual era.
Finalmente una mattina lo vide apparire dalla porta a vetri.
Era tutto esattamente come 10 anni prima.
Claudio si avvicinò alla scrivania e lei si chiese se anche lui avesse la memoria di oggi.
Evidentemente no, perché lui le chiese di parlare col suo collega fanatico.
Mentre Claudio era in ufficio, Marta capì che lui non ricordava nulla di loro e doveva decidere lei da sola se cambiare il destino oppure no.
Squillo’ il telefono. Era Londra. Parlò dell’ordine. Si aprì la porta dell’ufficio del collega, da cui uscì Claudio, che la salutò con un bacio soffiato sulla mano.
Marta posò la cornetta del telefono sulla scrivania, mentre era ancora in corso la conversazione, si alzò in piedi e guardo’ Claudio. Anche lui la guardò, per un attimo che sembrava non dovesse smettere mai.
Le disse: “Quando finisce il turno le piacerebbe prendere un caffè con me?”
Fu il primo caffè della loro meravigliosa storia d’amore, da cui nacquero 2 bambini stupendi e sani, cresciuti in un clima di gioia e purezza infinite.
La vita spesso è dura con noi, ma se sapremo credere alla magia e sapremo essere onesti e attendere, senza fare del male a nessuno, arriverà un segno, un’occasione, che dovremo cogliere, per poter essere felici .

– Miriam Messina

LA POSTA DEL CUORE

Stamattina mi ha riscritta una ragazza di cui avevo gia pubblicato la lettera. Lui la aveva lasciata senza spiegazioni dopo un intenso, anche se breve, periodo di frequentazione, e lei non capiva il perché. Ecco la spiegazione di lui. Assurdo veramente.
La ragazza si chiama Tatiana e a lei non importa dell’anonimato, infatti lei non ha nulla di cui vergognarsi. Aiutatela a uscire fuori da questo dolore, lei risponderà personalmente ai vostri commenti. Buona domenica 

“Ieri sera mi ha chiamata, ribadendo che sia finita. Ha detto che voleva farlo già da prima di capodanno però non ha avuto il coraggio e non voleva rovinare tutto. Allora penso a tutte le cose che abbiamo fatto a capodanno ma io l’ho visto come sempre. Dice che un po’ per la distanza (1 ora) e non ce la fa più, e poi perché lui non sta più bene perché io lo accontento in tutto e mi faccio in quattro per non farlo arrabbiare, quindi praticamente sono stata lasciata perché sono buona con lui. Mi ha detto mi dispiace non me la sento di andare avanti, si è scusato per come mi ha lasciata due settimane fa e mi ha salutata”

SMETTILA DI GIUSTIFICARTI

Mi sono scoperta libera il giorno in cui parlando con qualcuno, non mi sono applicata più a giustificare la mia vita.
Giustificare il mio modo di pormi,  il posto in cui abito, il lavoro che ho scelto, le mie amicizie , la mia casa, le mie abitudini, i vestiti che indosso.
Quanto tempo ed energie perdiamo nel giustificare noi stessi agli occhi degli altri?
Una persona libera ha come punto di riferimento soltanto il proprio percorso e i propri obiettivi.
Tanto per gli altri non andrai mai bene.
Se hai un figlio, ti chiedono perché non ne hai due, se hai due femmine, ti chiedono perché non provi ad avere un maschietto, se non ne hai proprio, ti fanno sentire mutilata, come se solo i figli ci rendessero felici e completi.
Se sei single, ti chiedono perché non ti fidanzi, se convivi, ti chiedono perché non ti sposi, se hai figli e lavori, sei una mamma degenere, se fai la casalinga, sei una fallita.
Se vesti bene, badi tropo all’apparenza, sei frivola e snob, se vesti sportiva, sei una pezzente.
La gente avrà sempre da giudicare, tu però smettila di dare giustificazioni.
Se sei in crisi con tuo marito e vuoi lasciarlo, non devi spiegare perché, se ti stai vedendo con qualcuno e ti piace, non devi giustificare perché, anzi non devi dirlo proprio a nessuno, se vuoi stare bene con quella persona.
Se hai rotto l’amicizia con un’amica, non devi spiegarlo agli altri Il motivo, se vuoi cambiare lavoro , a nessuno devono interessare le tue motivazioni.
Non devi niente a nessuno, tranne che a te stessa, e alle poche persone che ti sono sempre state vicine e ti hanno aiutato.

– Miriam Messina
miriammessina.wordpress.com

CI SONO PERSONE

Ci sono persone che
entrano nella tua esistenza
e senza fare nulla
la cambiano.
Ci sono persone che
sono speciali
e sono scie luminose
nella vita di chi le incontra.
Ci sono persone che
con piccole cose
ti dicono tutto
e ti danno tanto
senza neanche rendersene conto.
Ci sono persone che
sono speciali e oggi
è un giorno speciale
perché è il tuo giorno.
Buon compleanno
persona speciale
questa poesia è il
mio regalo per te.

– Miriam Messina

LE FRUSTRAZIONI

Nella nostra vita quotidiana, ognuno di noi è soggetto alle frustrazioni. Sul lavoro non siamo valorizzati come meritiamo, nel rapporto di coppia non veniamo capiti profondamente, gli amici non sono disponibili quando ne avremmo bisogno, la nostra immagine allo specchio non ci restituisce ciò che desidereremmo vedere. Anche se in termini differenti, ognuno di noi è soggetto giornalmente a piccole o grandi frustrazioni. Il modo in cui reagiamo ad esse, fa la differenza tra un individuo e un altro. Molti uomini sul lavoro hanno un atteggiamento da zerbino, non hanno il coraggio di controbattere a piccole o grandi ingiustizie, e poi tornano a casa dalla moglie e si sfogano con lei, urlando, sbraitando,  rovesciando su lei  le mancanze che sentono dentro di loro. Frasi come: “non sei capace di fare nulla, sei una persona inutile” che vorrebbero rivolgere a loro stessi, ma che urlano alla malcapitata moglie. Un altro esempio può essere un uomo che viene manipolato da una donna, che lo tratta come una nullità nella vita di coppia e lui poi sfoga in azienda sui propri dipendenti le sue incompiutezze sentimentali. Ci sono poi alcuni genitori, che non essendo soddisfatti della propria carriera, riversano sui figli le loro aspettative, facendoli diventare dei piccoli robot, costretti a ore di pianoforte o di sport per cui non sono predisposti, soltanto per soddisfare le loro aspettative deluse. Per non parlare dei genitori che sono ossessionati dai buoni voti e fanno a gara con gli altri genitori a chi ha il figlio più bravo a scuola, senza pensare che un alunno non va giudicato soltanto dai voti, ma da una serie di comportamenti e piccoli successi che fanno parte del cammino scolastico. Ci sono poi le donne deluse dall’aspettativa del principe azzurro, che devono scaricare la frustrazione del loro matrimonio fallito sul tutto il restocoppia_litigio-645x430 del genere maschile. Ecco, io credo che imparare a gestire le nostre frustrazioni e canalizzarle nel modo giusto, sia una grande prova di maturità e di consapevolezza. Capire quando non siamo contenti e nello stesso tempo riuscire a sfogare nel modo giusto il nostro malessere, senza farlo pesare sugli altri. Riuscire a perdonarci per i nostri insuccessi, volendoci bene senza essere troppo severi con noi stessi, capire come fare a stare meglio: parlare con un amico sincero, fare uno sport, camminare all’aria aperta, insomma “sfogare” nel modo giusto, senza fare del male a noi stessi e neanche alle persone che amiamo. Non c’è niente di più brutto che essere gentili e accomodanti con tutti: colleghi, superiori, conoscenti, e poi buttare tutto il nostro fango interiore sulle persone che ci vogliono sinceramente bene e che ci sono sempre state vicine. Questo è un grandissimo fallimento nella vita: non riuscire a premiare chi ci fa del bene, dando il meglio di noi stessi a chi non lo merita e scaricandoci su chi ci ama. Un grandissimo fallimento che dovremmo evitare assolutamente.

SE HAI UN SOGNO TU LO DEVI PROTEGGERE

Ho ascoltato casualmente un’intervista dell’attore Will Smith, e l’ho scritta, per dare a tutti la possibilità di leggerla e motivarsi. Spero vi darà energia, come l’ha data a me.

“Mi sto davvero divertendo con la mia vita e voglio parlarne. Amo vivere, credo sia una cosa contagiosa e che non puoi fingere. La grandezza non è questa magica, meravigliosa, inafferrabile caratteristica divina, che solo pochi prescelti raggiungeranno mai. E’ qualcosa che davvero esiste in ognuno di noi, è molto semplice. Questo è ciò in cui credo, e sono pronto a morire pur di realizzarlo. Punto. Semplicissimo. So chi sono, so  quello in cui credo, non importa nient’altro. E da lì cominci a fare ciò che devi fare. Spesso invece rendiamo la situazione più difficile di ciò che dovrebbe essere. Cerchiamo sempre la complessità.

La distinzione tra talento e capacita, è uno dei concetti più fraintesi dalle persone che stanno cercando di eccellere, che hanno dei sogni e vogliono realizzarli. Il talento è una dote naturale. Le capacità si sviluppano esclusivamente attraverso ore e ore e ore di lavoro su sé stessi. Non mi sono mai considerato particolamermente dotato. Ciò che mi contraddistingue è un’assurda, folle, etica lavorativa. Quando gli altri dormono, io lavoro. Quando gli altri mangiano, io lavoro. Non c’è via di scampo.  Indipendentemente da quanto sei dotato, il tuo talento ti lascia a piedi, se non sviluppi le tue abilità, se non studi e se non ci lavori sù, se non ti dedichi mente e corpo a migliorare ogni singolo giorno, non sarai mai capace di esprimere il tuo talento nel modo in cui vuoi. L’unica cosa che mi contraddistingue da molti altri è che non ho paura di morire su un tapis roulant. Puoi avere più talento di me, puoi essere più intelligente, ma se entrambi saliamo sul tapis roulant, è una delle due: tu molli prima o io ci lascio la pelle! E’ così che funziona!  Voglio rappresentare un ideale, voglio rappresentare possibilità. Voglio rappresentare l’idea che tu puoi davvero realizzare i tuoi desideri. Uno dei miei libri preferiti è “L’alchimista” di Paulo Coehlo . Io ci credo davvero. Credo di potere realizzare davvero qualsiasi cosa io voglia realizzare. Il primo passo, prima che qualcun altro al mondo ci creda, è che devi crederci tu. Credo che esista una componente di pazzia che ogni persona di successo deve avere. Uno deve credere che qualcosa di diverso possa succedere. Confucio ha detto: “chi crede di farcela e chi crede di non farcela, di solito finiscono per avere entrambi ragione”. Essere realistici è la strada più frequente percorsa sulla via della mediocrità. Perché essere realistici? Per quale ragione? Riuscirò a farlo, l’istante in cui decido di farlo è già realizzato, dobbiamo soltanto aspettare che tutti siano in grado di vederlo. E’ irrealistico pensare di entrare in una stanza, premere l’interruttore e avere la luce, eppure Edison non la pensava così per fortuna. E’ irrealistico pensare che le persone possano volare sull’oceano su un pezzo di metallo, eppure qualcuno non la pensava così. Mi sembra una cosa talmente ridicola quella di adottare l’idea che è impossibile, che non succederà mai, che non è fattibile. I nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre idee, i nostri sogni, si materializzano nell’universo. Se desideriamo qualcosa, se l’immaginiamo, e ci impegniamo seriamente per ottenerla, quella è una sorta di spinta che esercitiamo sull’universo per realizzare quell’idea. L’universo non ci prende in giro. Se non lasciamo che il mondo, le persone, le situazioni, ci sottomettano, allora noi riusciremo a piegare l’universo, a domandare, a comandare, che l’universo diventi quel che vogliamo che sia. Ho studiato il modo in cui l’universo agisce.  C’è una sorta di potere redentore, intrinseco, a prendere una decisione. Invece di sentirti condizionato dalle circostanze che hai intorno, prendi una decisione! Semplicemente, scegli! Quel che succederà, chi diventerai, come riuscirai a farcela. Se prendi una decisione, da quel momento, l’universo si toglierà di mezzo, è come l’acqua, vuole muoversi, raggirare gli ostacoli.   Esiste una sorte di corrente nell’universo che in qualche modo bisogna imparare a navigare. La paura mi dà motivazione. Odio essere spaventato all’idea di dover fare qualcosa, e credo che quel che si è sviluppato in me sin da quando ero piccolo, è un’attitudine ad attaccare le cose che mi fanno paura. Roosvelt disse: “l’unica cosa da temere, è la paura stessa”. Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Se hai un sogno, tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa, lo dicono a te che non sai farla. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila, punto!”sogni-realtà.jpg