TI RICORDO

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Ti ricordo con le tue Marlboro rosse
e l’espressione che facevi quando
ti leggevo un articolo 
sui danni del fumo.
Ti ricordo nelle tue camicie di jeans
perché dicevi che era l’unica camicia
che avresti mai indossato.
Ti ricordo nelle notti in bianco
e nelle mattinate passate a dormire
mentre tutti i tuoi amici lavoravano.
Ti ricordo nella tenerezza con cui
ti fermavi in strada a raccogliere
un cucciolo ferito.
E lo curavi.
Eppure non lo dicevi a nessuno.
Te ne fregavi dei giudizi degli altri.
Non volevi essere amato
da gente di cui non ti importava nulla.
Volevi cambiare il mondo.
Volevi essere te stesso.
Per questo, quando ti ho rivisto
stamattina
al centro commerciale
con la camicia stirata,
una donna elegante sottobraccio
e lo sguardo assente
non ti ho riconosciuto subito.
Lei guardava il cellulare.
Tu guardavi avanti
ma non mi hai vista per fortuna.
Sono sicura che non ti avrebbe fatto piacere.
Perché io ti conoscevo a fondo
e quando non siamo felici,
lo sguardo di chi ci vuol bene,
ci pesa tanto addosso.

Miriam Messina

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LA VITA DI ADESSO

Siamo restati fermi per anni,
poi la vita ci è ruotata intorno
come un vortice. 
Ci ha affollato la testa e il cuore
come gli uccelli impazziti
che volano sui campanili.
Ci ha mescolato nelle sue membra
senza neanche il tempo
di risalire a galla
per respirare.

Dove sono finite
le lunghe serate a leggere,
a guardare fuori dai vetri appannati,
a camminare piano,
assorti solo nel rumore dei nostri passi,
a parlare ore con un amico qualunque
come se il tempo fosse fermo ed eterno?

Adesso è come essere in un altro film,
eppure i protagonisti siamo sempre noi
anche se siamo talmente cambiati
che siamo persone diverse.

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RESTAMI ACCANTO

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Restami accanto nei giorni bui
ma soprattutto in quelli di luce
perché sarà la felicità a
tracciare il nostro cammino.

Restami accanto quando
sarò nervosa e stanca
e il tuo abbraccio sarà
la mia unica medicina.

Restami accanto il giorno di Natale
quando le mie mancanze saranno
più dolenti e scartero’
il tuo regalo
come fosse l’ultimo.

Restami accanto nella calda
estate rovente
quando la pelle sarà salata di mare
e i piedi sporchi di sabbia.

Restami accanto quando
non avrò voglia di cucinare
e ci faremo portare una pizza.
Restami accanto quando i figli
andranno via e la casa resterà vuota.

Restami accanto quando
scoprirò i primi capelli bianchi
e quando per leggere le etichette
dovrò prendere gli occhialini
dalla borsa.

Restami accanto adesso
che sono bellissima e ti amo
e ferma il tempo con la tua forza
per restare insieme per sempre.

#miriammessina

IL DUBBIO DI ANNALISA

Annalisa è nata il 7 settembre 1929.
E’ magra e acciaccata, ma la sua mente è lucidissima.
Sa di avere quasi 90 anni, ma sembra che sia un evento che non ha niente a che fare con la sua persona, perché 90 anni sono gli anni di una vecchia e lei non si sente vecchia.
Nella sua testa di quando era ragazzina, i vecchi erano persone anziane, erano persone lontane da lei.
Invece in un lasso di tempo, che adesso sembrava brevissimo, si è ritrovata anche lei dall’altra parte della barricata.
Non si sente vecchia, neanche anziana, lei è Annalisa, e pensa allo stesso modo in cui pensava quando aveva 25 anni. Uguale.
Certo, c’era passata una vita di mezzo, c’erano stati i figli, il lavoro, le case, poi i nipoti e tutte le incombenze quotidiane che ci riempiono e ci fanno accavallare i giorni, in maniera sempre più veloce.
Annalisa nel letto, con la lucina sul comodino accesa, la camicia da notte a fiorellini e la tv accesa a farle compagnia.
Non ha voglia di dormire, forse perché sa che di qui a poco, dormirà a lungo.
Ripensa al tempo passato e si chiede come mai, nonostante con Ettore abbia trascorso moltissimi anni, e lui avesse conosciuto di lei ogni segreto, non le tornasse mai in mente, né con nostalgia, né con commozione.
Ettore era lì, esattamente dove un giorno era terminato il loro amore, e non era più ritornato nei suoi ricordi, benché avessero vissuto davvero tante esperienze.
Il nome che le risuonava sempre in mente era quello di Massimo, anche se con lui era stata davvero poco tempo rispetto a Ettore.
Quel pomeriggio la sua nipotina Aurora le aveva chiesto consiglio: “Nonna, esco con Fabio o con Alessio?”
Annalisa aveva osservato quel viso così simile al suo, quando aveva la sua età, quegli occhi così affamati e restii insieme, quella pelle ancora così incredibilmente liscia, che le sembrava ieri che fosse così anche la sua.
Non le rispose subito, le sorrise e la osservò. Le disse: “Aurora, tu già sai con chi vuoi uscire, è inutile che lo chiedi a me. Esci col ragazzo che hai nella tua bella testolina e di cui speri che io dica il nome adesso. Sai cara, nessuno ti insegna come si diventa felici in amore. Devi solo decidere se vuoi vivere davvero da protagonista o vuoi vivere affacciata a una terrazza sicura, vedendo vivere gli altri.”
Annalisa e Massimo erano stati insieme pochi anni, semplicemente perché lei aveva scelto di sposare Ettore.
Era stata serena con lui, davvero tanto serena, soltanto che la vita era passata sbiadita, e gli anni non avevano conservato alcun riflesso, dopo essere trascorsi.
Con Massimo era stata dopo la morte di Ettore, quando ormai erano già nel secondo tempo della loro vita e Massimo l’aveva sempre aspettata.
Gli anni con lui adesso rilucevano nel ricordo, e Annalisa era consapevole di essere stata perfettamente felice, per tutto il tempo trascorso con lui. Quegli anni insieme, pur con problemi e difficoltà di vario ordine e tipo, rilucevano d’immensità e di pienezza. Eppure lui non aveva conosciuto tutto di lei, non avevano parlato tantissimo, nel tempo insieme avevano ascoltato musica, avevano passeggiato, e spesso erano restati semplicemente seduti a guardare le montagne.
Poi lui la guardava, le sfiorava il viso, e lei sentiva l’intestino contorcersi, avvertiva un vuoto, un rimescolio all’addome e il sangue che scorreva velocissimo nelle vene.
Ecco qual era il dubbio di Annalisa, mentre adesso, a letto, aspettava l’ultimo rintocco. Se avesse scelto subito Massimo, avrebbe vissuto molti più anni da protagonista. Sarebbe stato più faticoso, certo, ma comunque adesso era in quel letto, gli 88 anni erano giunti ugualmente e il sipario stava per calare. A chi o cosa era servito fare la scelta sbagliata?

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SOLO CON LEI

In quel periodo avrei potuto avere
qualsiasi donna avessi desiderato.
Bionda, mora, rossa,
giovane, ingenua o esperta,
snella o formosa,
ricca o potente, da vivere da re.
Scelsi di stare solo con lei.
Fu un dono che le volli fare,
un dono che rese ricco me,
che ci rese ricchi entrambi.
Me ne resi conto in tempo,
prima di poterla perdere.
Fu la scelta migliore della mia vita.
Per una volta decisi di non pensare.
Lasciai scegliere alla pelle
e a ciò che provavo vicino a lei,
a come mi faceva sentire.
Inebriato.
Scombussolato.
Eppure completo, sazio.
Scelsi di stare solo con lei.
Tra un’infinità di donne
e un’infinità di tentazioni
tutte sbagliate.

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AMARE SENZA AFFANNO

Ad amare siamo bravi tutti,
è il modo in cui si ama
che fa la differenza.
Amare senza affanno,
senza isteria,
senza possesso,
senza pensare né al passato né al futuro,
senza pensare a ciò che fa comodo a noi,
ma soprattutto cercar di dar luce all’ altro
per farlo splendere
perché se fai luce per gli altri,
è quella stessa luce che illumina anche te.

Miriam Messina

 

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GLI ANNI INSIEME

Non valgono gli anni insieme, i viaggi organizzati mesi prima,
le cene nei migliori ristoranti.
Non valgono i regali scambiati mettendosi d’accordo,
né le innumerevoli serie tv seguite insieme, sul divano, semi addormentati.
Quelle catene sembrano d’acciaio, ma vengono distrutte al primo strattone.
Vale quel mazzo di fiori che ti arriva al lavoro per festeggiare i primi 1234 giorni insieme…(e perché 1234? ah…sono i primi 4 numeri consecutivi)
Vale quella volta che non hai superato quell’esame e per tirarti sù ti porto a mangiare la pizza sulla Costiera Amalfitana, e non importa se domani devi alzarti alle 7 e avrai dormito soltanto 3 ore.
Vale quella volta che sei partito per lavoro e alla stazione, mentre piangevo, ti sei tolto il tuo braccialetto e me lo hai regalato, anche se era troppo grande per il mio polso. E’ il mio gioiello più prezioso…
Vale quella sera che anche se era il primo appuntamento e dovevamo soltanto guardare le stelle e passeggiare mano nella mano, alla fine è successo di tutto e di più, perché a che serve conoscersi a fondo, se non sei la persona giusta?
Valgono tutte le volte che ti sei fermato per strada, mi hai preso il viso tra le mani e coi tuoi occhi minacciosi mi hai acchiappato lo sguardo e mi hai detto: “guarda che io ti amo, e ricordati che vale soltanto se te lo dico così, occhi contro occhi. Non mi credere quando te lo dirò tramite whatsApp o quando te lo dirò con lo sguardo fisso sulla partita.
E promettimi che semmai dovrò farlo, spegnerai la tv, e mi ricorderai questo giorno insieme, perché la lotta sarà dura, per restare uniti, avremo tutti contro, soprattutto noi stessi”.

ERA IL GIORNO DI SAN PIETRO

Era il giorno di San Pietro
e le campane del paese
suonavano già in festa dall’alba.
Tu camminavi fiera col tuo vestito di seta
che ondeggiava tra le lunghe gambe
come fa il mare.
L’estate era scoppiata
ma il viso tuo restava cupo,
come se intorno a te,
invece che colori, musica e campane,
ci fosse gelida neve e freddo.
Era il giorno di San Pietro
e tu camminavi fiera,
tra la gente
che ti guardava da lontano
e poi vicina,
abbassava lo sguardo.
Fu l’ultima volta
che ti vedemmo passare,
col tuo vestito a onde,
col tuo viso cupo.
Stavi già andando via,
lontano da noi,
e non lo sapevamo ancora.
Era il giorno di san Pietro
l’estate era nell’aria
ma per noi
da quel giorno
arrivò
freddo
l’autunno.

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NON SAPEVA

 

 

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Non sapeva nulla dell’amore.
Glielo spiegavano ogni volta
le sue braccia
senza vane parole.
Non sapeva nulla
delle finzioni della gente
perché viveva
in un corpo di aria e
in un mondo di luce.
Non sapeva
andare in altro posto
anche se le vie erano segnate.
Sapeva soltanto
tornare
ritornare
a casa.

Miriam Messina