L’AMORE ASPETTATO

L’amore è esserci. Né troppo, né troppo poco.  Così lei, in tutti questi anni, era stata sempre presente, senza mai essere invadente.  Conosceva tutto di me, le mie ansie, le mie debolezze, ma anche le mie forze. Riusciva a comparire quando ne avevo più bisogno, sempre con quelle mani così delicate e così prepotentemente dolci. Il mio volto oggi è povero di quelle mani. Quanto vorrei prenderle quella testa piena di capelli e di sogni e stringermela sul petto, tenere tra le mie braccia, quelle esili spalle, così femminee, così elegantemente fragili.  Lei era tutte le donne che ho avuto, senza essere come nessuna di loro.  Le altre arrivavano, con la loro irruenza e la loro sfacciataggine, e ai primi litigi alzavano la voce e sbattevano la porta, senza tentare mai di capirmi, schiave del loro femminile orgoglio, che non si lascia schiacciare da uno stupido maschio. Io per lei, però, non ero un maschio, ero io, col mio nome e il mio cognome, e lei sapeva parlarmi, sapeva amarmi, sapeva ascoltarmi e sapeva aspettare.  Adesso io cosa faccio qui senza lei?   Io che non ho mai saputo comprendere. Perché ogni uomo si sente onnipotente, ma in fondo  ha paura, sì,  paura, di una donna che ama troppo, forse perché sa di non essere all’altezza.  Oggi non ho più paura, lei però non c’è più.  Non c’è più.  Quel suo sorriso non scalderà che gli angeli ormai.  Sbattete le porte, donnette, andate via, via. Voglio restare solo. 2016-07-31 23.49.58

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MI TORNI IN SOGNO

Mi torni in sogno sovente
come il vento impetuoso e beffardo.
Mi torni in sogno e fai male
come lame su vene violacee
come unghie su nere lavagne.
Mi torni in sogno la notte
per ricordarmi giorni lontani
per assediarmi
per condannarmi
per uccidermi.
Mi torni in sogno
ancora
sempre
ovunque…
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DONNA VITTIMA

Non è che lei non conoscesse la verità, la conosceva benissimo, ma non aveva voglia di vivere un’esistenza lucida, lineare.

11168399_1068913613132708_5595244843733862310_nTanto alla fine sarebbe finita comunque allo stesso modo. Una volta ottemperati i doveri della giornata, le piaceva perdersi nell’errore del suo amore sbagliato, delle sue parole avvelenate di bugia e della sua spada infuocata di perversa crudeltà. Ogni vittima, se è consapevole di esserlo e sceglie il suo carnefice, non è più vittima. Ognuno si sceglie il suo veleno preferito.

L’AMORE TOSSICO

Mi dissero che per essere amata avrei dovuto essere ritrosa, e misteriosa, apparire e poi sparire, non rispondere, non dare certezze. Che strano tipo di amore ricercano tali uomini? Non mi interessa saperlo. Io quando amo corro incontro, e abbraccio, e rispondo, anzi chiamo…io amo!12715275_1120634967960572_8793081758948623990_n

UN GRANDE AMORE NON FINISCE

Fatevi coraggio: se è un grande amore non potrà finire mai, se non lo è, finirebbe lo stesso, per cui , rilassatevi, non c’è nulla in più che potreste fare, se non continuare ad amare, senza sbattere i piedi a terra…12341278_1663267683932190_8005978073615696739_n

IL BACIO

Un bacio atteso da tanto è come un sorso d’acqua gelata in un giorno d’arsura, dopo che hai scalato una collina. E’ come infilare il cucchiaino nel barattolo della2016-03-25 13.05.21 Nutella, dopo mesi di dieta ferrea. E’ come un caminetto scoppiettante in una baia di montagna, dopo che hai attraversato la tormenta. E’ come la prima boccata d’ossigeno quando stavi affogando nell’oceano. Ed è molto, molto di più, se si tratta di noi…

NON FU VANO ASPETTARE

A volte amore significa saper aspettare. Aspettare i tempi dell’altra persona. Paradossalmente chi ha stima di sé non teme il rifiuto, non si sente defraudato nell’attesa, non basta un no per sentirsi umiliato e tagliare corto, definitivamente. Chi ha stima di sé, sa cosa desidera per sé stesso, e se quell’unica persona è capace di far cantare il cuore, vale la pena attendere, incassare, ripartire e…comprendere.  Amici miei, vi dico, se mi fossi arresa la prima volta che abbiamo litigato, adesso magari sarei più serena, camminerei mano nella mano con una brava persona, ma non so a che punto preciso della mia vita, forse da anziana, o forse anche prima, lui mi sarebbe comunque tornato in mente, e mi avrebbe fatto male, molto male, sapere che era da qualche altra parte, in un’altra casa, a organizzare un altro viaggio, a coccolare un altro bambino.   I legami vengono stabiliti dalle stelle, ma sta a noi riconoscerli e proteggerli con cura. Cosa è un poco di orgoglio ferito, rispetto al momento in cui poi finalmente ci si può riabbracciare, risentire quella forza, quell’energia, che soltanto raramente si prova in una vita intera? Fu dura affrontare quel lungo viaggio da sola, sapendo che non ci saremmo rivisti mai più, con ogni maledetta canzone alla radio che faceva male, ogni tramonto infuocato che bruciava dentro lo stomaco, ogni goccia d’acqua sul parabrezza e sulle ciglia, che calcava come un macigno. Ci si costringe poi a continuare, e non è neanche difficile, perché è vero che la vita è bella, e ci sono tanti splendidi motivi per stare bene, davvero tanti, non sono frasi fatte. A un certo punto si crede davvero di aver dimenticato.  La cosa difficile però è riaprire il cuore a una nuova persona, e chissà perché, qualsiasi cosa con un’altra persona,  non  sembra mai giusta, non sembra mai pulita, non sembra mai  infinita, ma è semplicemente una storia, in cui si pretende sempre troppo, perché la colpa del partner è di non essere l’altro, e nessun regalo è abbastanza costoso, nessun complimento abbastanza adatto, nessuna serata abbastanza perfetta. Eppure seppi aspettare. Non arrivai mai a odiarlo del tutto, non arrivai mai a macchiare la sua immagine parlandone ad altri. Lo lasciai sempre lì, dove lo avevo messo il primo giorno, nel posto più riparato del cuore. Fu così che, quando arrivò quel giorno in cui ci rivedemmo, e mi diede quel regalo che aveva conservato tutto il tempo per me, con la carta azzurra e dorata, fu la risposta a tutti i miei tormenti. Non fu vano aspettare. Non fu vano soffrire. Non fu vano dire tanti no. Non fu vano sentirsi ridicola e infantile. Non fu vano. Non lo fu mai.12508787_729431103823326_5467542638461463638_n

LE DIECI REGOLE PER CONQUISTARE UN UOMO

Ragazze, dopo un’attenta valutazione del mondo maschile, ho stilato una lista semi-seria, ma non tanto semi, che ci farà riflettere sul fantastico mondo dei maschietti.

1 – Non parlare troppo, si stancano di ascoltare.

2 – Essere sempre belle

3 – Usare frasi semplici: ho fame, ho sonno, ho voglia di fare l’amore.

4 – Imparare a cucinare i loro piatti preferiti.

5 – Non telefonarli o whatsapparli se non strettamente necessario.

6 – Imparare le tecniche segrete delle pornodive.

7 – Non lamentarci con loro se abbiamo dei problemi o delle preoccupazioni.

8 – Dare loro sempre ragione.

9 – Trovare un altro uomo che ci ami davvero, con tutti i nostri difetti.

10 –  Quando ce ne saremo andate con un altro capiranno cosa hanno perso e ci ameranno davvero.taglioAlta_001369

AMORI NON SINCRONIZZATI

Ricordo un ragazzo meraviglioso che usciva in gruppo con noi, era innamoratissimo di me. Arrivava il pomeriggio della domenica a casa mia, a sorpresa, a mangiare la torta che aveva preparato mia mamma, veniva a prendermi in macchina ovunque e faceva di tutto per starmi vicino. Una sera dovevo fare la babysitter per una famiglia e lui, pur di portarmi a una festa sulla spiaggia dei Maronti, voleva darmi lui i soldi che avrei guadagnato, per non farmi lavorare, e uscire col gruppo. Mi chiamava Luna, forse perché ero lunatica, ma io lo ignoravo, perché mi piaceva un altro. Una volta mi portò anche a casa sua con la sua famiglia a mangiare il coniglio alla cacciatora. Eppure io non lo guardavo neanche, anche se era un bellissimo ragazzo. L’anno dopo mi innamorai anche io di lui. Così finalmente uscimmo insieme, ma non ci siamo neanche mai baciati. Era freddo, non provava più nulla. Mi odiava per come avevo calpestato i suoi sentimenti. Ricordo ancora l’amarezza quando andò via e io mi resi conto di chi avevo perso…983783_703583336384774_2749016464821314362_n

LA FATA TURCHINA

La gente che passa in quella via ha l’impressione di vederli ancora abbracciati così, stretti come se il mondo dovesse finire da un momento all’altro. Chi invece non li ha mai conosciuti, sente un brivido, un solletico leggero, al solo camminare per le stesse strade dove solevano darsi i loro appuntamenti pomeridiani. Come posso raccontare questa storia, se in realtà non v’è né un inizio e né una fine? E’ solo un frammento, uno squarcio di esistenza vissuta, anzi stravissuta, come i fuochi d’artificio in una festa di paese, così spettacolari, che li senti nella pancia, e ti cadono le pagliuzze iridescenti sulla faccia e in quei momenti  ritorni bambino, con quella felicità mista di paura birichina.

Fu una storia che fece sognare tutti noi, perché dapprima li conoscemmo separatamente, ed erano dei ragazzi normali, più belli di noi e più intelligenti forse, di modi garbati e col sorriso sulle labbra. Dal momento in cui le loro vite si intrecciarono però, divennero un’entità nuova, erano qualcosa che non si può spiegare con le parole. La luce che irradiava dai loro occhi, il calore delle loro mani, se solo ti stringevano la mano per salutarti, era qualcosa che ancora adesso non riusciamo a spiegarci. Non abbiamo mai saputo di che cosa parlassero tra di loro, sapevamo soltanto che potevano restare anche un’ora abbracciati, sul fianco della vecchia automobile, attaccati come gemelli siamesi, come se scostarsi anche di un solo centimetro, provocasse loro sofferenza.  Soltanto dopo anni scoprimmo che lui soffriva di perdite di memoria improvvise, e dimenticava tutto, di sé stesso e di lei, che con pazienza e amore gli raccontava ogni giorno la sua storia, di come era da bambino, di quali fossero i suoi giochi preferiti, di come si fossero conosciuti e di quali fossero i loro sogni. Ogni volta lei doveva cominciare daccapo, e non si stancava mai, perché parlando a lui, lei era felice, gli ricuciva la sua vita parola per parola addosso, senza rammendi, come fosse sempre nuova e lui, ogni volta, si riinnamorava di lei, della sua voce, dei suoi occhi, delle sue mani bianche che gli carezzavano il viso. La meravigliosa bambina che nacque dal loro amore fu come una rosa di primavera nella loro esistenza. Dolce e bella, sorrideva sempre e anche lei, insieme alla mamma, raccontava daccapo la loro storia al suo papà ogni giorno. Eppure per quanto quei due amassero la loro bambina, per quanto la coccolassero e la adorassero, la magia che scorgevamo quando si parlavano loro due da soli, quando lei gli sfiorava la guancia e quando lui la abbracciava e le teneva la mano, noi non la scorderemo mai.12122720_801701046606635_4593142932448173688_n  Noi eravamo la gente, loro erano l’amore, la verità che non può cambiare.  Lei negli anni restò sempre uguale, mai una ruga scalfì il suo viso o un filo di grasso tolse eleganza al suo girovita. Lui divenne uomo ma aveva sempre l’aspetto di un ragazzo. Ci accorgevamo degli anni che passavano per loro, soltanto perché la bambina cresceva, altrimenti per noi loro erano sempre i ragazzi degli abbracci lunghi. Quegli abbracci lunghi e immobili. Io passo ancora adesso tutte le mattine per quella stradina e sento ancora la voce dolce di lei che gli dice: “tu sei un ragazzo fantastico, ami la natura e il pane nero con la marmellata di albicocche, ci siamo conosciuti il 10 maggio sulla collina dei ciliegi e tu mi dicesti che sembravo la fatina di Pinocchio, perché avevo un vestito azzurro e io ti ho risposto che quella si chiama “Fata Turchina”.