GODERE

Fu così che a un certo punto cambiò392344_2797392588015_13491542_n tutto. Una mattina decise di fare ciò che voleva fare, e invece di andare al mercato con le altre donne, ad acquistare cose di cui non aveva bisogno, restò a casa, e cominciò a scrivere. Lo faceva sempre, ma poi si interrompeva, perché pensava ci fossero cose più urgenti. Da quel giorno però, capì che nulla era più urgente di sé stessa, e di ciò che aveva voglia di fare. Non pensò più alle persone che credeva le volessero bene e non fece più nulla per loro, perché non era vero che le volevano bene. Non si occupò più di tutte quelle incombenze che le sembravano così importanti, perché non lo erano. Passò tutto il tempo a scrivere e rispose soltanto a chi la cercava. Ne uscì fuori il primo romanzo. Lo scrissi per sé , perché godeva a scrivere. Godere è una bella parola. Chissà perché, le donne hanno sempre una punta di pudore a pronunciarla. Lei invece da quel giorno, decise che avrebbe passato il resto della sua vita, a godere.

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L’AMORE ASPETTATO

L’amore è esserci. Né troppo, né troppo poco.  Così lei, in tutti questi anni, era stata sempre presente, senza mai essere invadente.  Conosceva tutto di me, le mie ansie, le mie debolezze, ma anche le mie forze. Riusciva a comparire quando ne avevo più bisogno, sempre con quelle mani così delicate e così prepotentemente dolci. Il mio volto oggi è povero di quelle mani. Quanto vorrei prenderle quella testa piena di capelli e di sogni e stringermela sul petto, tenere tra le mie braccia, quelle esili spalle, così femminee, così elegantemente fragili.  Lei era tutte le donne che ho avuto, senza essere come nessuna di loro.  Le altre arrivavano, con la loro irruenza e la loro sfacciataggine, e ai primi litigi alzavano la voce e sbattevano la porta, senza tentare mai di capirmi, schiave del loro femminile orgoglio, che non si lascia schiacciare da uno stupido maschio. Io per lei, però, non ero un maschio, ero io, col mio nome e il mio cognome, e lei sapeva parlarmi, sapeva amarmi, sapeva ascoltarmi e sapeva aspettare.  Adesso io cosa faccio qui senza lei?   Io che non ho mai saputo comprendere. Perché ogni uomo si sente onnipotente, ma in fondo  ha paura, sì,  paura, di una donna che ama troppo, forse perché sa di non essere all’altezza.  Oggi non ho più paura, lei però non c’è più.  Non c’è più.  Quel suo sorriso non scalderà che gli angeli ormai.  Sbattete le porte, donnette, andate via, via. Voglio restare solo. 2016-07-31 23.49.58

MI TORNI IN SOGNO

Mi torni in sogno sovente
come il vento impetuoso e beffardo.
Mi torni in sogno e fai male
come lame su vene violacee
come unghie su nere lavagne.
Mi torni in sogno la notte
per ricordarmi giorni lontani
per assediarmi
per condannarmi
per uccidermi.
Mi torni in sogno
ancora
sempre
ovunque…
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DONNA VITTIMA

Non è che lei non conoscesse la verità, la conosceva benissimo, ma non aveva voglia di vivere un’esistenza lucida, lineare.

11168399_1068913613132708_5595244843733862310_nTanto alla fine sarebbe finita comunque allo stesso modo. Una volta ottemperati i doveri della giornata, le piaceva perdersi nell’errore del suo amore sbagliato, delle sue parole avvelenate di bugia e della sua spada infuocata di perversa crudeltà. Ogni vittima, se è consapevole di esserlo e sceglie il suo carnefice, non è più vittima. Ognuno si sceglie il suo veleno preferito.

L’AMORE TOSSICO

Mi dissero che per essere amata avrei dovuto essere ritrosa, e misteriosa, apparire e poi sparire, non rispondere, non dare certezze. Che strano tipo di amore ricercano tali uomini? Non mi interessa saperlo. Io quando amo corro incontro, e abbraccio, e rispondo, anzi chiamo…io amo!12715275_1120634967960572_8793081758948623990_n

IL SOGNO

Il sogno è la nostra vera vita senza i vincoli della realtà.

“Stavo correndo ma avevo l’impressione che le gambe fossero pesanti, come se vi fossero attaccati dei pesi di piombo.”  “Dei lupi mi inseguivano e io non riuscivo a correre, cercavo disperatamente di comporre un numero di telefono per chiedere aiuto, ma non riuscivo a digitare i tasti.”  “All’improvviso il vuoto sotto di me e mi sento precipitare in un burrone profondissimo, e mi risveglio in un bagno di sudore.”  “Ero nella casa della mia infanzia, c’erano i nonni, i miei cugini,  io giocavo con loro e con noi c’erano anche i miei figli, che avevano la stessa mia età.” “Sono uscita a fare la spesa con mia madre come fosse ancora viva e abbiamo parlato del pranzo da preparare domenica, poi lei si è toccata la fronte e si è ricordata che doveva andare via, perché il suo tempo era finito.” “Ho baciato la mia ragazza e le ho detto che l’amavo, lei aveva una maglietta rossa e quella collanina che portava sempre, poi mi sono svegliato e ho ricordato che ormai era sposata con un altro, perché io avevo avuto paura di legarmi troppo.” “Ho urlato al mio capo che è un incompetente e che sono stufo di essere sfruttato  per quattro soldi, ho sbattuto la porta e ho abbandonato il posto di lavoro.” “Ho accompagnato mio figlio al primo giorno di scuola, quel figlio che non ho mai fatto nascere.” “Ho detto a mio fratello che gli voglio tanto bene e che i nostri litigi non hanno mai cambiato il nostro legame, lui mi ha abbracciato ed io mi sono finalmente sentito in pace, poi è suonata la sveglia e mi sono reso conto che non potrò mai dire quelle parole a mio fratello perché ormai è morto e che non ci siamo parlati per anni a causa di un vecchio litigio e che io non ho mai trovato il coraggio di cercarlo.”

Questi sono soltanto alcuni dei sogni che ho sentito raccontare. Noi non ci rendiamo conto dell’importanza che il mondo onirico ha nella nostra esistenza. Attraverso i sogni possiamo leggere tanto di noi stessi. Il sogno è quella parte di noi più profonda e vera, da cui percepiamo i nostri sensi di colpa, i nostri desideri, e anche i malesseri nascosti, che se riuscissimo ad analizzare a fondo, smetterebbero di tormentarci. Vi capita mai di passeggiare in un posto e sentire come se non foste davvero lì, come se il corpo fisico fosse soltanto un fantoccio e percepire il vostro vero io che vive e respira altrove? Altre volte capita invece di arrivare in un posto per la prima volta e sentire che ci siete già stati, o che è il posto giusto per voi, sentirvi tanto bene, come se finalmente il vostro corpo fisico si trovasse nello stesso posto  in cui è anche la vostra anima.

Il sogno è la nostra vera vita senza i vincoli della realtà.12439191_764673210299115_3803980943699374942_n.jpg

 

SI E’ATTACCATO BENE

Quando, anni fa, andai a fare la prima ecografia, la dottoressa mi disse: “si è attaccato proprio bene, ha trovato un ottimo posto sicuro”, riferendosi al mio bimbo, che era allora solo pochi centimetri. Quando la gravidanza comincia così, è già una gran fortuna. Il bimbo resta nel grembo 9 mesi, poi inizia la sua vita e si trasferisce nel cuore della mamma. Anche nell’amore vero succede così. Un uomo o una donna “si attaccano” bene dentro, in un posto sicuro dell’anima dell’altro, da cui è difficile venir fuori, e ci restano per sempre. Protetti. Inviolabili.556211_449541581731494_1740934990_n

AMORI NON SINCRONIZZATI

Ricordo un ragazzo meraviglioso che usciva in gruppo con noi, era innamoratissimo di me. Arrivava il pomeriggio della domenica a casa mia, a sorpresa, a mangiare la torta che aveva preparato mia mamma, veniva a prendermi in macchina ovunque e faceva di tutto per starmi vicino. Una sera dovevo fare la babysitter per una famiglia e lui, pur di portarmi a una festa sulla spiaggia dei Maronti, voleva darmi lui i soldi che avrei guadagnato, per non farmi lavorare, e uscire col gruppo. Mi chiamava Luna, forse perché ero lunatica, ma io lo ignoravo, perché mi piaceva un altro. Una volta mi portò anche a casa sua con la sua famiglia a mangiare il coniglio alla cacciatora. Eppure io non lo guardavo neanche, anche se era un bellissimo ragazzo. L’anno dopo mi innamorai anche io di lui. Così finalmente uscimmo insieme, ma non ci siamo neanche mai baciati. Era freddo, non provava più nulla. Mi odiava per come avevo calpestato i suoi sentimenti. Ricordo ancora l’amarezza quando andò via e io mi resi conto di chi avevo perso…983783_703583336384774_2749016464821314362_n

LA FATA TURCHINA

La gente che passa in quella via ha l’impressione di vederli ancora abbracciati così, stretti come se il mondo dovesse finire da un momento all’altro. Chi invece non li ha mai conosciuti, sente un brivido, un solletico leggero, al solo camminare per le stesse strade dove solevano darsi i loro appuntamenti pomeridiani. Come posso raccontare questa storia, se in realtà non v’è né un inizio e né una fine? E’ solo un frammento, uno squarcio di esistenza vissuta, anzi stravissuta, come i fuochi d’artificio in una festa di paese, così spettacolari, che li senti nella pancia, e ti cadono le pagliuzze iridescenti sulla faccia e in quei momenti  ritorni bambino, con quella felicità mista di paura birichina.

Fu una storia che fece sognare tutti noi, perché dapprima li conoscemmo separatamente, ed erano dei ragazzi normali, più belli di noi e più intelligenti forse, di modi garbati e col sorriso sulle labbra. Dal momento in cui le loro vite si intrecciarono però, divennero un’entità nuova, erano qualcosa che non si può spiegare con le parole. La luce che irradiava dai loro occhi, il calore delle loro mani, se solo ti stringevano la mano per salutarti, era qualcosa che ancora adesso non riusciamo a spiegarci. Non abbiamo mai saputo di che cosa parlassero tra di loro, sapevamo soltanto che potevano restare anche un’ora abbracciati, sul fianco della vecchia automobile, attaccati come gemelli siamesi, come se scostarsi anche di un solo centimetro, provocasse loro sofferenza.  Soltanto dopo anni scoprimmo che lui soffriva di perdite di memoria improvvise, e dimenticava tutto, di sé stesso e di lei, che con pazienza e amore gli raccontava ogni giorno la sua storia, di come era da bambino, di quali fossero i suoi giochi preferiti, di come si fossero conosciuti e di quali fossero i loro sogni. Ogni volta lei doveva cominciare daccapo, e non si stancava mai, perché parlando a lui, lei era felice, gli ricuciva la sua vita parola per parola addosso, senza rammendi, come fosse sempre nuova e lui, ogni volta, si riinnamorava di lei, della sua voce, dei suoi occhi, delle sue mani bianche che gli carezzavano il viso. La meravigliosa bambina che nacque dal loro amore fu come una rosa di primavera nella loro esistenza. Dolce e bella, sorrideva sempre e anche lei, insieme alla mamma, raccontava daccapo la loro storia al suo papà ogni giorno. Eppure per quanto quei due amassero la loro bambina, per quanto la coccolassero e la adorassero, la magia che scorgevamo quando si parlavano loro due da soli, quando lei gli sfiorava la guancia e quando lui la abbracciava e le teneva la mano, noi non la scorderemo mai.12122720_801701046606635_4593142932448173688_n  Noi eravamo la gente, loro erano l’amore, la verità che non può cambiare.  Lei negli anni restò sempre uguale, mai una ruga scalfì il suo viso o un filo di grasso tolse eleganza al suo girovita. Lui divenne uomo ma aveva sempre l’aspetto di un ragazzo. Ci accorgevamo degli anni che passavano per loro, soltanto perché la bambina cresceva, altrimenti per noi loro erano sempre i ragazzi degli abbracci lunghi. Quegli abbracci lunghi e immobili. Io passo ancora adesso tutte le mattine per quella stradina e sento ancora la voce dolce di lei che gli dice: “tu sei un ragazzo fantastico, ami la natura e il pane nero con la marmellata di albicocche, ci siamo conosciuti il 10 maggio sulla collina dei ciliegi e tu mi dicesti che sembravo la fatina di Pinocchio, perché avevo un vestito azzurro e io ti ho risposto che quella si chiama “Fata Turchina”.

LA MIA MANO LUNGA E BIANCA

  • E poi la mia mano
  • lunga
  • bianca
  • senza smalti
  • pura
  • naturale come la neve
  • si poggio’
  • delicata ma ferma
  • sul suo viso morbido
  • mentre le dita si infilavano già tra i capelli.
  • Restammo così
  • immobili come statue
  • occhi contro occhi
  • passato contro futuro
  • con la mia mano sul suo viso
  • e il sangue che scorreva sempre più veloce.
  • Gli altri ci vedevano fermi
  • e bianchi.
  • Invece no.
  • Eravamo in movimento
  • e infiammati
  • Rossi
  • Vivi
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