LO SPRITZ

Le piaceva pulire la cucina la sera, anche se era stanca, così la mattina dopo, quando il sole filtrava dalle tendine, invece di illuminare i piatti sporchi, irradiava la tazza del latte fumante e il caffè, con tutti i biscottini fragranti e burrosi.
Il momento della colazione era uno dei suoi preferiti della giornata, e il vero lusso era poterlo assaporare da sola e in silenzio.
Da qualche anno aveva cominciato a gustarsi la vita a modo suo, senza forzarsi a fare nulla, che non fosse proprio necessario, a parte il lavoro e la cura dei suoi familiari.
Aveva smesso di andare a fare visite di convenienza, aveva smesso di andare a fare la spesa tutti i giorni, aveva smesso persino di andare alla messa.
Quando vedeva che il frigo era quasi vuoto, e non riusciva più a ricavarne neanche un pranzo, allora preparava parecchie sportine per la spesa, e andava a fare grandi provviste.
Appena aveva venti minuti liberi, decideva di scendere a piedi a camminare, senza perdere tempo a organizzare con le amiche, che spesso avevano da fare, e rimandavano sempre, aspettando l’appuntamento perfetto, mentre lei intanto, aveva già fatto una bella passeggiata.
Si sentiva libera di organizzare ogni minuto della sua giornata, senza pressioni e senza ansia e si chiese perché mai non lo avesse deciso prima. In fondo la maggior parte delle cose che facciamo, sono dettate dalla paura del giudizio degli altri e della nostra coscienza.
Lo aveva capito in tempo, fintanto che aveva ancora parecchi anni per godersi la vita, e per festeggiare questa consapevolezza, decise di prepararsi uno spritz.

– Miriam Messina

L’ADDIO

Si voltarono verso il mare.
Le parole inutili.
A chi l’avesse visti da lontano,
guardare l’orizzonte,
sarebbero parsi una coppia
di innamorati freschi
e invece
stavano salutando l’amore,
ne stavano gettando le ceneri in mare,
senza dirselo,
ma coscienti entrambi.

Guardavano l’acqua
e gli occhi sussultavano
a ogni granello di ricordo
che scendeva in fondo,
nella cassapanca ammuffita
dove vanno a dormire
gli amori finiti.

Come erano belli:
alti, eleganti,
distinti
alteri,
ma a guardarli meglio,
attoniti,
ammutoliti dall’amarezza,
di un amore spirato di morte naturale,
di cui stavano celebrando il funerale.

Poi il saluto tra loro,
come nulla fosse accaduto.
“A presto”, dille lui
“A presto”, rispose lei.
L’ accenno di sorriso,
il bacio a stampo sulle labbra,
nessun abbraccio forte
a palesare la verità.
L’addio.

– Miriam Messina2525522

IL MIO LABORATORIO DI SCRITTURA

Nonostante la pioggia battente, che invitava a restare al calduccio a casa propria, è stata più forte la voglia di incontrarsi con persone con la stessa passione.
C’è stato feeling immediato tra tutti noi, parlando dei nostri libri preferiti e di ciò che amiamo scrivere.
Come ospite d’onore abbiamo avuto S.P. Hopeful Autrice che ci ha presentato il suo primo romanzo pubblicato: “La partita dell’amore”e ci ha raccontato come è arrivata a realizzare il suo sogno. Laura invece è laureata in lingue e anche se scrive continuamente e ovunque, non trova mai il coraggio di far leggere nulla a nessuno, ma alla fine si è sciolta, tra un caffè e una chiacchiera e ha scritto cose molto carine che pubblicherò presto, per farvela conoscere. Lucia è la nostra mascotte, giovanissima liceale, ma piena di sprint e talento, scrive già sulla piattaforma wattpad e ci ha letto un suo racconto che davvero toccava l’anima, di cui pubblicherò qualche estratto nei prossimi giorni. Anna e Francesca erano influenzate ma ci vedremo la prossima volta. Abbiamo cominciato con un primo esercizio creativo: raccontare una giornata tipo a casa nostra, vista dal nostro animale domestico. Sono usciti dei raccontini interessanti e divertenti che pubblicherò sulla mia pagina/blog. Un esercizio che ci ha divertito molto, è stato aprire un libro a testa a caso e leggere la prima parola che ci capitava sott’occhio, per 8 volte, e con quelle parole, così come erano scritte, costruire in 5 minuti di orologio, una frase di senso compiuto.
Se volete cimentarvi anche voi, le parole che sono uscite sono queste: “ricordate” “strappato” “piegato” “aperti” “strilli” “aspetto” “odiare” “glaciale”.
Ci siamo date poi un altro compito: “scrivere in 5 minuti il racconto del primo bacio con una persona che ci piace molto” e poi li abbiamo letti ad alta voce tra rossori, risate e correzioni grammaticali vicendevoli.
Il tempo è volato, al punto che abbiamo deciso di restare altri 40 minuti supplementari, perché c’era davvero tanta carne al fuoco e voglia di condivisione.
Le prime volte ci siamo viste qui, ma prossimamente ci incontreremo alla Mondadori Point di Odilia Telese che per adesso non ha ancora pronta la saletta necessaria.
Iscrivetevi in tanti, il prossimo incontro sarà ancora più interessante, ora abbiamo soltanto rotto il ghiaccio.
Vi aspettiamo.

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SMETTILA DI GIUSTIFICARTI

Ti scoprirai libero il giorno in cui parlando con qualcuno, non ti applicherai più a giustificare la tua vita.
Giustificare il tuo modo di porti, il posto in cui abiti, il lavoro che hai scelto, le tue amicizie , la tua casa, le tue abitudini, i vestiti che indossi.
Quanto tempo ed energie perdiamo nel giustificare noi stessi agli occhi degli altri?
Una persona libera ha come punto di riferimento soltanto il proprio percorso e i propri obiettivi.
Tanto per gli altri non andrai mai bene.
Se hai un figlio, ti chiedono perché non ne hai due, se hai due femmine, ti chiedono perché non provi ad avere un maschietto, se non ne hai, ti fanno sentire mutilata, come se solo i figli ci rendessero felici e completi.
Se sei single, ti chiedono perché non ti fidanzi, se convivi, ti chiedono perché non ti sposi, se hai figli e lavori, sei una mamma degenere, se fai la casalinga, sei una fallita.
Se vesti bene, badi troppo all’apparenza, sei frivola e snob, se vesti casual, sei una pezzente.
La gente avrà sempre da giudicare, tu però smettila di dare giustificazioni.
Se sei in crisi con tuo marito e vuoi lasciarlo, non devi spiegare perché, se ti stai vedendo con qualcuno e ti piace, non devi giustificare perché, anzi non devi dirlo proprio a nessuno, se vuoi stare bene con quella persona.
Se hai rotto l’amicizia con un’amica, non devi spiegarlo agli altri Il motivo, se vuoi cambiare lavoro , a nessuno devono interessare le tue motivazioni.
Non devi niente a nessuno, tranne che a te stessa, e alle poche persone che ti sono sempre state vicine e ti hanno aiutato.

LA MANCANZA

La mancanza non la avverti mai subito, arriva come un ospite inaspettato in una mattina di primavera, in quelle giornate in cui sembra tutto così lineare, in cui non c’è vento, né pioggia, né troppo sole, e state portando a spasso la vostra esistenza su un passeggino economico e sicuro. Quando il ritmo del vivere vi culla e vi riscalda in un torpore di piccole cose, che sembrano tanto importanti e a cui annodate i pensieri ora dopo ora, fino al calare della sera e al dopocena, sempre uguale e rassicurante. Quando le giornate sono attaccate le une alle altre come le tessere del domino, diverse, ma sempre uguali nella forma. Basta poi uno squarcio, una parola, una fotografia, un pezzo di canzone, un nome ascoltato per strada, per riportare tutto il vortice direttamente alla punta, direttamente al punto più doloroso.
Quella è la mancanza che toglie il fiato, perché in quell’attimo le tessere del domino cadono dal tavolo e i pensieri diventano farfalle impazzite in una stanza troppo piccola. La giornata non ha più un’ora di pranzo e un’ora di cena, non ha più quelle telefonate tranquille e quei caffè sorridenti, quell’ordine e quella pace che ci congelano la mente.
La giornata diventa soltanto mancanza, asfissia, ricerca, vuoto, rimpianto. La mancanza che diventa la protagonista senza averla invitata, perché ci sono persone che vogliamo vicine, senza le quali non ha senso, perché sono la nostra luce, la nostra forza e il nostro destino, disperatamente ci restano attaccate all’anima e ci chiamano da lontano, attraverso segni che possiamo percepire soltanto noi e che gli altri non possono comprendere.

– Miriam Messina11015208_10153396687227922_4582715173232680104_n.jpg

GLI ANNI PERSI

La conoscete tutta questa malinconia?
La conoscete, la sentite ogni volta?
Perché ci ostiniamo a darle da mangiare?
Perché la accogliamo così a braccia aperte?
Malinconia, nostalgia, mancanza…
Sbagliamo, maledizione…
Sbagliamo!

Non serve a nulla crogiolarci
in questo stupido carosello
in questo inutile girotondo.
Dovremmo produrre azioni concrete
rimboccarci le maniche.
Nessuno ci osserva dall’alto
o dal più nero degli abissi
per premiarci per
questo sentire senza scopo.
Quanto tempo perduto,
canzoni su canzoni
giorni che non torneranno.
Non c’è alcuna medaglia
per il dolore.
C’è un prezzo invece:
gli anni persi che non
verranno restituiti mai.
Mai.

– Miriam Messina26731707_1301365689963195_7659152536608045014_n