GODERE

Fu così che a un certo punto cambiò392344_2797392588015_13491542_n tutto. Una mattina decise di fare ciò che voleva fare, e invece di andare al mercato con le altre donne, ad acquistare cose di cui non aveva bisogno, restò a casa, e cominciò a scrivere. Lo faceva sempre, ma poi si interrompeva, perché pensava ci fossero cose più urgenti. Da quel giorno però, capì che nulla era più urgente di sé stessa, e di ciò che aveva voglia di fare. Non pensò più alle persone che credeva le volessero bene e non fece più nulla per loro, perché non era vero che le volevano bene. Non si occupò più di tutte quelle incombenze che le sembravano così importanti, perché non lo erano. Passò tutto il tempo a scrivere e rispose soltanto a chi la cercava. Ne uscì fuori il primo romanzo. Lo scrissi per sé , perché godeva a scrivere. Godere è una bella parola. Chissà perché, le donne hanno sempre una punta di pudore a pronunciarla. Lei invece da quel giorno, decise che avrebbe passato il resto della sua vita, a godere.

ADESSO SONO UN UOMO CHE AMA

Lui le disse: “la gente non si accorge se è estate o è inverno, quando è felice…”
“È una frase famosa questa”, rispose lei. “Una volta non amavi le poesie, ora me ne citi una diversa ogni sera.”
“Una volta ero un uomo arido, vuoto, adesso sono un uomo che ama, che ama solo te”12472493_10209182864962761_4614578633530598369_n

L’AMORE E IL MARE

Segue i moti del mare, l’amore.
Così, talvolta è rabbia, talvolta è gioia che trabocca dalla spuma delle onde,
e talvolta è pace.
Segue i moti del mare l’amore,
perché se fosse sempre uguale,
sarebbe forse lago, non mare.
E non sarebbe amore, ma affetto,
ciò che è immenso, ma sempre diverso,

 

tra me e te.13900072_10209277558490040_3863661567615611995_n

L’AMORE ASPETTATO

L’amore è esserci. Né troppo, né troppo poco.  Così lei, in tutti questi anni, era stata sempre presente, senza mai essere invadente.  Conosceva tutto di me, le mie ansie, le mie debolezze, ma anche le mie forze. Riusciva a comparire quando ne avevo più bisogno, sempre con quelle mani così delicate e così prepotentemente dolci. Il mio volto oggi è povero di quelle mani. Quanto vorrei prenderle quella testa piena di capelli e di sogni e stringermela sul petto, tenere tra le mie braccia, quelle esili spalle, così femminee, così elegantemente fragili.  Lei era tutte le donne che ho avuto, senza essere come nessuna di loro.  Le altre arrivavano, con la loro irruenza e la loro sfacciataggine, e ai primi litigi alzavano la voce e sbattevano la porta, senza tentare mai di capirmi, schiave del loro femminile orgoglio, che non si lascia schiacciare da uno stupido maschio. Io per lei, però, non ero un maschio, ero io, col mio nome e il mio cognome, e lei sapeva parlarmi, sapeva amarmi, sapeva ascoltarmi e sapeva aspettare.  Adesso io cosa faccio qui senza lei?   Io che non ho mai saputo comprendere. Perché ogni uomo si sente onnipotente, ma in fondo  ha paura, sì,  paura, di una donna che ama troppo, forse perché sa di non essere all’altezza.  Oggi non ho più paura, lei però non c’è più.  Non c’è più.  Quel suo sorriso non scalderà che gli angeli ormai.  Sbattete le porte, donnette, andate via, via. Voglio restare solo. 2016-07-31 23.49.58