COME NASCE L’INNAMORAMENTO

Spesso ci chiediamo come sia possibile che la nostra vita per molto tempo sia proceduta su binari tranquilli, e poi di colpo sia cominciata a sbandare, e una persona sia riuscita a entrare così prepotentemente nei nostri pensieri quotidiani. Questo grande mistero ancora nessuno è riuscito a spiegarlo, ma pare che tutto cominci con un’immagine che si affaccia insistentemente alla nostra vista, e che si installa su una parete della nostra memoria visiva, e lì resta, come un quadro nel corridoio di casa, tra la cucina e il salotto. Ogni volta che ci passiamo davanti,110236860-53dcae44-4315-4864-82da-4b5fc3e29614 l’immagine cambia, può apparire più splendente o anche più banale, ma comunque resta lì e non si muove. Alcuni momenti il quadro è talmente luminoso che si vorrebbe restarlo a contemplare per ore e ore, senza provare mai noia, anzi provando un’attrazione irresistibile, come una luce abbagliante in un cunicolo buio, per cui tutto il resto intorno sbiadisce e si vorrebbe restare soltanto in contemplazione. Arriva un momento poi in cui il quadro perde importanza, si decide di toglierlo addirittura dalla parete, perché sembra inutile e senza senso, sopravvalutato. Per periodi più o meno lunghi si pensa di poterne fare a meno, ma ecco che prepotentemente l’immagine torna più attraente di prima, con tutto il carico di pietre e doni preziosi intorno , e acquisisce di colpo un valore immenso ai nostri occhi, come l’opera d’arte più preziosa del pianeta terra.  Ecco che attraverso tutti questi processi, una persona estranea, come tante, diventa “la persona” e attraverso queste altalene di negazione e di riconoscimento, di momenti in cui si è sicuri di poter vivere tranquillamente senza, seguiti da periodi di profonda mancanza, si insinua il mistico processo dell’innamoramento profondo e completo.

LA SOLITUDINE DELL’INTELLIGENZA

Non c’è niente di più raro che incontrare una persona intelligente e felice. Per questo, mentre tutti gli altri trovano gioia e appagamento in piccole cose, come il buon cibo, una semplice giornata di sole, un caffè con un amico, una canzoncina alla radio, o gioielli preziosi e ori, vestiti e scarpe firmati , ci sono persone che sono sempre in apnea, sempre in costruzione mentale, sempre affamati, come lupi in una steppa. Cosa può salvare questo tipo di anime vaganti? Cosa può appagare uno spirito affamato ed errante? Alcune pagine di buona letteratura rappresentano un ottimo balsamo per i momenti critici, ma non basta. La solitudine è una compagna fissa. Nessuna persona può colmarla. Né muscoli, né curve, né giacche e cravatta o tacchi a spillo e spacchi. La fame viene da dentro e così , tra mille persone appare qualche buon amico, che può comprendere qualcosa e illuminare le serate più fredde e lunghe. Un amico fidato che ascolta e capisce, che parla talvolta, che si tiene in mano i nostri silenzi e le nostre parole sbagliate, come fossero le sue e che non chiede niente in cambio. La solitudine però resta, ed è un problema soltanto nostro.   Poi avviene il miracolo. Finalmente a un certo punto dell’esistenza, si trova ristoro, appare l’oasi nel deserto per il viandante assetato, si ritorna a vedere il sole, dopo anni di tenebra, e si respira a pieni polmoni  l’aria pura, dopo anni e anni di soffocamento. L’incontro con una persona affine, con cui si fanno dei discorsi lunghissimi senza dire una parola, con cui c’è sazietà, verità, e trascendenza. Dicono che i gemelli se vengono separati soffrono. Si sentono sempre soli. Forse perciò questo tipo di persone, vengono comunemente chiamate, anime gemelle.,10848358_1514798575461154_259130711_n-1200x680

LA SOLITUDINE DELL’INTELLIGENZA

10848358_1514798575461154_259130711_n-1200x680Non c’è niente di più raro che incontrare una persona intelligente e felice. Per questo, mentre tutti gli altri trovano gioia e appagamento in piccole cose, come il buon cibo, una semplice giornata di sole, un caffè con un amico, una canzoncina alla radio, o gioielli preziosi e ori, vestiti e scarpe firmati , ci sono persone che sono sempre in apnea, sempre in costruzione mentale, sempre affamati, come lupi in una steppa. Cosa può salvare questo tipo di anime vaganti? Cosa può appagare uno spirito affamato ed errante? Alcune pagine di buona letteratura rappresentano un ottimo balsamo per i momenti critici, ma non basta. La solitudine è una compagna fissa. Nessuna persona può colmarla. Né muscoli, né curve, né giacche e cravatta o tacchi a spillo e spacchi. La fame viene da dentro e così tra mille persone appare qualche buon amico, che può comprendere qualcosa e illuminare le serate più fredde e lunghe. Un amico fidato che ascolta e capisce, che parla talvolta, che si tiene in mano i nostri silenzi e le nostre parole sbagliate, come fossero le sue e che non chiede niente in cambio. La solitudine però resta ed è un problema soltanto nostro.   Poi avviene il miracolo. Finalmente a un certo punto dell’esistenza si trova ristoro, appare l’oasi nel deserto per il viandante assetato, si ritorna a vedere il sole dopo anni di tenebra e si respira a pieni polmoni  l’aria pura dopo anni e anni di soffocamento. L’incontro con una persona affine, con cui si fanno dei discorsi lunghissimi senza dire una parola, con cui c’è sazietà, verità, e trascendenza. Dicono che i gemelli se vengono separati soffrono. Si sentono sempre soli. Forse per questo questo tipo di persone vengono comunemente chiamate anime gemelle.,

LA VITA PRIMA DEGLI SMARTPHONE

miriammessina

Sembra assurdo eppure è così: fino a pochi anni fa non passavamo le giornate con un cellulare tra le mani.  Cosa facevamo prima? Anche se in Italia si legge poco, credo che qualche libro in più lo leggessimo tutti, e chi non leggeva libri, acquistava più riviste e fumetti. Guardavamo di più la tv, magari anche programmi che ci interessavano poco, ma stavamo più tempo davanti al televisore. Facevamo anche più telefonate, mentre adesso la chat viene preferita alla conversazione telefonica. Passeggiavamo di più a  piedi e chiacchieravamo di più con le persone nelle sale d’aspetto. Non dimentichiamoci però che prima degli smartphones c’erano i pc, quindi chi parla poco in famiglia, lo faceva anche prima, chiudendosi in uno studio o in una camera davanti a uno schermo, mentre adesso magari si sta insieme nella stessa stanza, ma ognuno con gli occhi fissi sul proprio cellulare. Non voglio però fare…

View original post 162 altre parole

LA VITA PRIMA DEGLI SMARTPHONE

Sembra assurdo eppure è così: fino a pochi anni fa non passavamo le giornate con un cellulare tra le mani.  Cosa facevamo prima? Anche se in Italia si legge poco, credo che qualche libro in più lo leggessimo tutti, e chi non leggeva libri, acquistava più riviste e fumetti. Guardavamo di più la tv, magari anche programmi che ci interessavano poco, ma stavamo più tempo davanti al televisore. Facevamo anche più telefonate, mentre adesso la chat viene preferita alla conversazione telefonica. Passeggiavamo di più a  piedi e chiacchieravamo di più con le persone nelle sale d’aspetto. Non dimentichiamoci però che prima degli smartphones c’erano i pc, quindi chi parla poco in famiglia, lo faceva anche prima, chiudendosi in uno studio o in una camera davanti a uno schermo, mentre adesso magari si sta insieme nella stessa stanza, ma ognuno con gli occhi fissi sul proprio cellulare. Non voglio però fare un quadro tanto tragico della situazione, perché parto dall’idea che una persona pigra, vuota o passiva, lo resti sempre, a dispetto delle tecnologie che usa. Penso che le persone apatiche, prima passassero la giornata su un divano a guardare programmi tv e adesso trascorrano il tempo libero a leggere i link che pubblicano gli altri. Le persone geniali e creative restano tali, anche se hanno in mano uno smartphone: utilizzano il mezzo per sviluppare le potenzialità e le passioni che li animano e i più bravi lo usano come ottimo mezzo per migliorare il proprio lavoro e fare pubbliche relazioni. Personalmente mi rifugio nel cellulare quando sono circondata da persone noiose di cui non posso liberarmi, ma nel momento in cui ho davanti a me un bel panorama o una persona interessante, che è capace di fare dei bei discorsi o di farmi divertire con risate e aneddoti divertenti, lo smartphone resta chiuso in borsetta. 752521393-piumino-camera-d'albergo-frustration-smsE voi? Cosa facevate prima degli smartphone? 

PANE E MORTADELLA

Le nostre serate in quella casa così piccola, ma così nostra…Ce le siamo godute tutte senza chiedere niente in cambio. Io sempre a scrivere, quante palle di carta ti lanciavo e tu non ti arrabbiavi mai, anzi mi cantavi sempre le stesse canzoni, con la chitarra sempre addosso, a strimpellare, non suonare, come dicevi tu, e per abbracciarti dovevo strappartela e lanciarla sul letto. Quanto duravano poi quegli abbracci? Eravamo come pane e mortadella, da mangiare a grandi morsi affamati. Noi eravamo dentro e tutti gli altri erano fuori. Ore e ore senza mai accendere i cellulari, e parlavi sempre, e adesso potrei ripeterti a memoria tutte le chiacchiere che facevi. Era questa la differenza tra noi e gli altri, noi ci ascoltavamo, anche le pause, e i silenzi…quelli più di tutti..erano la nostra musica preferita…11130237_10205732891515581_8431432387425397392_n

DIMMELO

Continuava a ripetermi: “dimmi che vuoi fare l’amore con me”, e mi stupivo che con tutto ciò di cui avremmo dovuto parlare, lui continuasse a chiedermi soltanto quello, disperatamente, ripetutamente. Voleva che glielo dicessi, voleva sentire la mia voce che ripeteva  quanto lo desiderassi. Io avrei potuto dirgli tante altre cose, ma desideravo farlo contento, amavo osservare i suoi occhi brillare di potere, intendevo dargli ciò che voleva, e non importava, non importava quanti libri avessi letto io o quante donne avesse avuto lui, in quei momenti avevamo bisogno l’uno dell’altra, dei nostri corpi senza le marche sui vestiti e senza l’odore dei profumi confezionati. Non avevamo più i nostri anni e le nostre vite, non avevamo più un lavoro o un indirizzo, non avevamo più le tessere del supermercato o le carte di credito nel portafoglio, né i telefoni che squillavano da qualche parte. Posso dire adesso sinceramente che per quanto amassi discorrere di libri e di cinema, e per quanto lui non avesse mai visto, né i film che hanno condizionato la mia giovinezza, né tantomeno letto i libri che avevo sottolineato decine di volte, mai una volta e dico mai, ho provato noia conversando con lui, o mai ho desiderato che ci fosse un’altra persona al posto suo. Tutte le mie convinzioni sulle affinità caratteriali e culturali sono svanite e tutti i consigli elargiti alle amiche,amanti_passione su di me non ebbero alcun effetto. Fui felice, lo fu anche lui. Da allora niente fu più come prima, perché le nostre anime non si sono mai più staccate…

L’AMORE AI TEMPI DI FACEBOOK

Una volta se a un ragazzo piaceva una ragazza doveva farsi coraggio: cercare di avvicinarla, magari eludendo le barriere di sguardi e  gelosie delle amiche, oppure telefonarle a casa, col rischio che rispondesse proprio il padre.  Nel momento in cui poi lei era davanti a lui, il ragazzo avrebbe dovuto parlare e inventare delle frasi originali e divertenti, con la bocca secca dall’emozione e il cuore palpitante di ansia.   Una volta però superate queste piccole grandi prove, se nasceva una storia, aveva un valore alto, perché a quella storia era legata l’attesa, il coraggio, la forza, la paura e infine il premio della conoscenza. Se ci pensiamo bene, le cose che ci siamo guadagnati con fatica, le consideriamo preziose, e prima di trascurarle o gettarle via, ci pensiamo bene e cerchiamo di tenerle custodite e protette.coppia cellulari    Oggi i ragazzi si conoscono attraverso un click, il massimo del coraggio   è richiedere amicizia su facebook e  poi magari scrivere un messaggio. Se lei accetta, e tra giovani lo si fa facilmente, è una cosa normalissima, e se poi lei ti risponde in chat, è ancora più plausibile, che male c’è in fondo. Cosi’ ci si ritrova magari a un primo appuntamento, senza averlo davvero desiderato, senza averlo potuto programmare  e aspettare a sufficienza. Si dicono parole sbagliate, si passa il tempo col cellulare in mano e, invece di creare la magia del momento, con sguardi e frasi profonde, cercando davvero di conoscere l’altro, si pensa a dove farsi il primo selfie insieme, e come postare il link del posto in cui si sta bevendo qualcosa insieme, per mostrarlo a tutti i contatti, senza pensare che quel qualcosa che si sta creando, potrebbe essere qualcosa di speciale, di segreto anche, che deve crescere piano piano e con attenzione, senza macchiarlo coi giudizi dei finti amici e con un’esposizione prematura che mette in evidenza il look, le marche d’abbigliamento, il fisico, a cui oggi si dà davvero troppa importanza. Col rischio che se quella foto del primo appuntamento non riceve i “mi piace” sperati, si pensa di non esser fatti l’uno per l’altra, e se il migliore amico invidioso, dice che la ragazza ha le gambe storte, non la si considera più la bellissima ragazza che ha fatto girare la testa e non la si cerca più, tanto ce n’è già un’altra pronta su whats app da contattare e a cui mandare una foto a torso nudo, per mostrare i pettorali depilati e il fisico palestrato.

IL MISTERO DELLA NASCITA

Ci siamo aspettati per anni. Io ti sognavo da bambina quando giocavo a fare la mamma col mio cicciobello e tu mi guardavi dal cielo, con ali azzurre, e aspettavi che diventassi donna, per essere la tua mamma. Mi sei vissuto dentro per tanti mesi, respirando col mio respiro e mi hai fatto urlare come se fosse la mia ultima ora. Sembrava che volessi strapparmi la vita e invece la vita me l’hai ridata un’altra volta. Grazie a te, figlio mio. Vivo di nuovo daccapo. Insieme a te ❤11824961_1136683696347482_4216217957587739547_n